lunedì 28 luglio 2008

Lenti gravitazionali E Occhio Della Mente: Una possibile Relazione?

Cari ragazzi e cari lettori, il titolo costituisce, in definitiva, il quesito implicito nel seguente post del carissimo amico Gaetano, che prende come spunto un articolo  reperito su Ansa.it.
Vi invito a leggere il seguito con attenzione e a fornire, mediante un commento, le vostre preziose e gradite considerazioni.



Buona lettura!


***




SPAZIO TEMPORALE DELLA MENTE

Colgo su diversi giornali online la notizia che "L'OCCHIO DELLA MENTE MODIFICA LA REALTÀ" (2008-07-04 14:35).
Riporto, a caso, da  Ansa.it  (2008-07-04 14:35) l'articolo inerente.



0000006323ROMA - L'occhio della mente distorce quello che si vede. Infatti l'immaginazione è in grado di cambiare la realtà che abbiamo di fronte ai nostri occhi. È quanto dimostrato in uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology da Joel Pearson dell'Università di Vanderbilt a Nashville. Quando immaginiamo qualcosa l'effetto dell'immaginazione si ripercuote su ciò che vediamo nel mondo esterno, le nostre percezioni sono molto influenzate dall'immaginazione al punto da modificare la realtà intorno a noi. Gli esperti se ne sono accorti chiedendo a un gruppo di volontari di immaginare delle linee orizzontali e verticali. Poi gli esperti hanno mostrato loro un video delle griglie fatte di linee colorate e chiesto ai volontari di dire cosa vedevano. Con gran sorpresa l'immaginazione ha confuso gli individui che tendevano a vedere in video ciò che avevano immaginato, cioè semplici linee. L'esperimento è stato ripetuto più volte con diverse immagini e il risultato è stato sempre lo stesso: l'immaginazione influenza la percezione della realtà ed ha un effetto memoria sul cervello per cui quest'influenza perdura per un certo periodo anche dopo che abbiamo smesso di lavorare di immaginazione. "Abbiamo scoperto che l'immaginazione crea una traccia che rimane in memoria e che può influenzare percezioni future - ha detto Pearson - questo è il primo studio a dimostrare che immaginare qualcosa modifica la realtà che vediamo sia mentre siamo presi dall'immaginare sia dopo". "L'effetto dell'immaginazione sulla percezione della realtà - ha concluso Pearson - è presente in tutti gli individui ma in alcuni potrebbe essere più spiccato e da questo studio potremmo arrivare a un metodo per misurare il potere immaginativo della mente e come questo possa influenzare la realtà di ciascuno".


Qui finisce l'articolo e questa che segue è una mia idea, scaturita dal tentativo di trovare un appiglio scientifico capace di spiegare il fenomeno descritto.


Il fenomeno ottico accertato dalla scienza, in base al quale l'occhio della mente modifica la realtà, mi porta a fare un parallelo con un fenomeno astronomico di recente accertamento. Chissà che la spiegazione non provenga proprio da questo fenomeno astronomico.


Si tratta delle cosiddette lenti gravitazionali che, per effetto della teoria della incurvamento_luce_schemarelatività di Einstein, rivelano la deformazione dello spazio temporale. Questo si traduce in una deflessione della luce in prossimità di una grande massa. Ma è una cosa nota in Scientificando, poiché il post "Telescopi naturali nello spazio sidereo" è stato un argomento molto apprezzato da ragazzi e adulti, che lo hanno letto e commentato con interesse.


Rinfrescando pertanto la memoria, la teoria di Einstein afferma che una grande massa deforma lo spazio- tempo circostante incurvandolo; questo effetto produce di conseguenza una curvatura di tutte le linee di forza e di tutte le geodetiche.


Un fascio luminoso (che per definizione segue le geodetiche dello spazio- tempo), quindi, passando in prossimità di una grande massa, non procederà in linea retta, come il senso comune vuole, ma seguirà la curvatura dello spazio- tempo, esattamente come un treno segue i binari.
Tanto maggiore è la massa dell'oggetto, che deforma lo spazio-tempo, tanto maggiore risulterà la deformazione, quindi tanto maggiormente i raggi luminosi verranno incurvati.
Quando una massa è molto grande,  crea una profonda buca di potenziale nello spazio-tempo, altrimenti piatto; tale buca di potenziale, per un fascio luminoso incidente, produce un risultato analogo a quello di una lente biconcava.
In questo caso, a seconda della geometria (e della simmetria della lente), che si viene a creare tra i fasci luminosi (l'angolo di incidenza e l'angolo di convergenza della lente), si possono manifestare differenti situazioni dell'oggetto astronomico, posto dietro l'argomentata buca di potenziale e normalmente non visibile.



Concludendo brevemente, per riallacciare i due fenomeni suddetti, potrebbe essere che l'immagine mentale in alcuni soggetti si determini in modo talmente abnorme da far assumere alla visione della realtà una massa considerevole. Questa, per effetto della teoria della relatività di Einstein – supponiamo –, fungerebbe appunto da lente gravitazionale per rimarcare la precedente visione immaginativa. Insomma, sembrerebbe che la relatività di Einstein funzioni anche nel mondo delle attività mentali, come per unire il macrocosmo al microcosmo.


Naturalmente, considerate questa concezione come una divagazione mentale da fantascienza, offrendo però l'imbeccata a quegli scienziati che se ne potrebbero innamorare per poi tentare di darvi sostegno, in qualche modo. Non si può mai sapere! E’ anche vero, infatti, che la Scienza si è evoluta nel tempo, seguendo proprio questi fantastici itinerari alla Jules Verne!


***


Per i "POST CORRELATI", consulare il tag "astronomia"



12 commenti:

  1. Interssante questa tesi.


    Vorrei sapere se però detta tesi parte dal principio che solo se ti è stata "dettata" un'immagine e quindi tu credi di vedere quello che non è oppure se se invece è possibile anche che pur sapendo che stiamo vedendo righe verticali noi le vediamo orizzontali per effetto della nostra immaginazione, solo ottica però in questo caso.


    Spero di essermi spiegato lol :-)))

    Daniele il Rockpoeta

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  2. utente anonimo28 luglio 2008 11:39

    La tesi sembra interessante anche a me! Mi associo alla domanda del rockpoeta.


    A presto

    Daniela

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  3. interessante questo post!!!

    d'altronde come sempre Annarita.

    ciao!!!

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  4. Carissima e valorosissima Annarita, mi inchino alla tua energia. Trovo sorprendente la tua ipotesi, per quanto le mie conoscenze non mi permettano di andare al di là dell'intuizione. Tutta la mia ammirazione per i temi che affronti e tratti.

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  5. Mi chiedo: sarà un modo per adattare il mondo esterno al nostro essere, uno strumento per facilitare la comprensione dei fenomeni e avvicinarci maggiormente al mondo che ci circonda? Un caro saluto e, a presto, Fabio.

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  6. Fabio mi ha tolto le parole di bocca!


    Complimentissimi a Gaetano e ad Annarita:)


    Abbracci a entrambi


    S.

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  7. Rispondo a Daniele

    ma questo vale anche per tutti gli amici che hanno commentato il tema di questo post.

    Ringrazio ognuno di voi, prima di tutto, per il lusinghiero apprezzamento.

    Dunque, caro Daniele, io credo che le tue due concezioni sono entrambe attive ai fini della visione, ma anche in tutte le altre cose dei sensi. E per ognuno di noi una può prevalere sull'altra, dipendendo da come funziona la bilancia relativa in noi. Naturalmente questa mia opinione non è quella di un accademico, tanto meno di un esperto, ma di uno cui capita di fare riflessioni come questa del post, poi a chi mi legge la possibile sentenza.

    Insomma i tuoi dubbi permangono se non provi a modificare la “massa” che te li genera, in modo che si determini l'analoga condizione del fenomeno astronomico in discussione. Per esempio sono note le discipline Yoga che servono proprio a scopi del genere. Ma non ti voglio suggerire una tal cosa perché ritengo che è saggio inventarsi la disciplina conforme alla nostra natura.

    Ora rapportando la cosa alla distorsione apparente dell'immagine esposta nel post e traslandone il concetto ai fatti della vita, è normale che essa si manifesti in tal modo per quasi tutte le persone, altrimenti rischierebbe di tener conto di cose lontane dal presente, magari piacevoli, e queste non vederle affatto. Sarebbe una bella cosa non essere vittima dell'illusione provocata dall'immagine distorta ed è come poter vivere in un modo ideale dove tutti vanno d'accordo. Tuttavia è in queste visioni invece che risiedono i fattori della vita cui tener conto per la loro effettiva influenza perché prossime a noi, piaccia o no. Come alludere al nostro “prossimo”, anche quello molesto, da amare secondo il Cristianesimo, poiché amandolo amiamo Dio stesso che sta dietro di loro e noi.

    Però può accadere che sopravvenga un forte “colpo di tosse”, giusto l'imbeccata del tuo post di ieri, per causare un sussulto particolare (del tutto assimilabile alla massa stellare del fenomeno delle lenti gravitazionali che è stata capace di incurvare la traiettoria della luce), ed ecco, per dirne una, che Paolo di Tarso, accanito persecutore di Gesù, “cade da cavallo” e “vede” la luce nuova del Cristo che prima non vedeva.

    Cari saluti a tutti,

    Gaetano

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  8. @harmonia: carissima, l'ipotesi e l'articolo sono dell'amico Gaetano! Il merito va quindi a lui:).


    Ti ringrazio delle belle parole!

    Un abbraccio

    annarita

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  9. Ringrazio amici e lettori per le belle parole di apprezzamneto.



    @Gaetano: ti ringrazio del commento esplicativo, sul cui contenuto concordo.


    Un abbraccio e a presto:)

    RispondiElimina
  10. Ottimo argomento. Interessante teoria.

    Siamo a cavallo tra la logica induttiva e la logica deduttiva, come diciamo noi filosofi.

    Nella critica della logica deduttiva, stando a Karl Popper, epistemologo della scienza, perche' una teoria stia in piedi, devono esserci alcune circostanze che la possano dimostrare falsa.

    Cara Rossina, mi spiego:

    ''se fossimo insieme, a Gallipoli, a fare colazione, potrei farti questa domanda:

    ''Hai mai notato che se lasci cadere una fetta biscottata, questa finisce sempre per terra dal lato dove c' e' il burro e la marmellata?''

    Tu osserverest che ''forse sembra cosi' perche' e' una seccatura pulire per terra quando cade dalla parte del burro e della marmellata'', e saresti pronta a scomettere che le probabilita' sono le stesse.

    Allora farei cadere la fetta che ho in mano che pero' finisce sul pavimento con la parte imburrata verso l' alto.

    Potresti dire: ''Te l' avevo detto''.

    Ma la prova non sara' mai sufficiente a falsificare la mia teoria perche' immediatamente risponderei: ''So bene cosa e' successo. Ho messo il burro e la marmellata dalla parte sbagliata''.

    La logica deduttiva parte dal generale per giungere al particolare. Famoso e' il sillogismo: ''Tutti gli uomini sono mortali; Socrate e' un uomo, quindi Socrate e' mortale''. Ma non bisogna sbagliare nell' interpretazione di questo sillogismo. Non e' esatto il ragionamento ''Tutti gli uomini sono mortali; Socrate e' mortale, quindi Socrate e' un uomo''. Non c' e' conseguenza logica. Sarebbe come dire: ''Tutti gli uomini sono mortali; i miei cani sono mortali, quindi i miei cani sono uomini''. Qualche volta e' vero che considerato che i cani sono mortali, che gli uomini sono mortali, gli uomini sono cani, o almeno alcuni.

    Per tornare al nostro problema, cioe' la tua teoria: dobbiamo applicare la logica induttiva o la logica deduttiva, o, meglio ancora, dobbiamo considerare l' argomentazione deduttiva per analogia?

    ... questo argomento, forse, e' meglio affrontarlo un' altra volta ...

    Un abbraccio.

    Vale

    PL

    RispondiElimina
  11. Caro Pier Luigi, un interessantissimo e stuzzicante commento...come sempre. Hai ragione...ci sarà tempo per approfondire l'argomento sulla logica;)

    Un abbraccio:)

    annarita

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  12. utente anonimo11 maggio 2009 00:48

    rosy: tutto ciò che esiste nel macrocosmo, esiste nel microcosmo.

    Noi tutti portiamo dentro di noi tutte le leggi del macrocosmo in miniatura.

    Bellissimo argomento.

    Grazie, con affetto rosy.

    RispondiElimina

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