martedì 29 aprile 2008

La Vena Del Gesso Romagnola, Formazione Gessoso-Solfifera DelMessiniano (Pluri-Presentazione In PPT)

Cari ragazzi, amici e lettori,


vi presento in questo articolo un percorso di ricerca-azione svolto nel 2003/04, con le mie classi di allora, sulla Vena del Gesso Romagnola, una formazione gessoso-solfifera, risalente al Periodo Messiniano.


All'epoca, non avevo ancora aperto un blog, per cui mi sembra opportuno dare visibilità adesso al lavoro svolto con motivazione e impegno da tanti bravi ragazzi.


Ma, prima di passare alle presentazioni in PPT, fornisco alcune notizie sulla Vena del Gesso Romagnola.


Da Wikipedia, riporto:


"Fin da tempi antichi i contadini romagnoli usavano chiamare "Vena de' Zess'" quegli strani corpi rocciosi che spiccavano nel paesaggio, caratterizzati da un profilo frastagliato e da rocce più dure rispetto alle circostanti colline argillose. Nella zona collinare che va da Bologna fino a Ravenna, infatti, la formazione gessoso-solfifera è particolarmente evidente ed è stata molto importante per quanto riguarda l'economia. Le cave di gesso furono, infatti, sfruttate per molti secoli. In particolare, la selenite - una varietà di gesso a grossi cristalli - era utilizzata come materiale da costruzione o materia prima nell'industria della ceramica.


La città di Bologna, le cui colline sono ricchissime di affioramenti gessosi, è ricca di testimonianze di questo utilizzo, dalle torri (la base della Torre degli Asinelli e quella della Garisenda sono ricoperte di selenite), alla prima cerchia di mura (ora distrutta).


La peculiarità e specificità di questi affioramenti gessosi ha portato all'istituzione del Parco Regionale Vena del Gesso Romagnola su un'area di oltre 2000 ettari estesi per circa 25 Km per due terzi in provincia di Ravenna ed un terzo in provincia di Bologna, ai confini con la Riserva del Contrafforte Pliocenico e il Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa."


A questa pagina di Wikipedia, potete trovare informazioni sulla descrizione, la genesi e la stratigrafia della formazione gesso-solfifera italiana.


Quello che segue è lo slideshow relativo al percorso di studio sulla fauna di Borgo Tossignano, una stupenda località, sita sulle colline imolesi nel cuore della Vena del Gesso Romagnola.



Scaricare la presentazione in PPT del percorso faunistico>>


Secondo slideshow, relativo al percorso di studio geologico.




E per finire, uno slideshow sulla genesi del gesso.





Scaricare la presentazione in PPT sulla genesi del gesso >>


Gli slideshow possono essere fruiti online anche in modalità full screen.


GRAVITA' ZERO - Il Primo Corporate Blog Di Divulgazione Scientifica

Cari ragazzi, amici e lettori,


header-gravitazeroqualche giorno fa, navigando in Rete, mi sono imbattuta in  GRAVITA' ZERO, un blog di divulgazione scientifica molto interessante, un progetto giovane e innovativo che vuole rendere accessibile e piacevole la Scienza, divulgandola al grande pubblico in modo non distorto.


Ma leggiamone la presentazione, come la si ritrova sul blog stesso.

COS'E' GRAVITA' ZERO?


Perché la scienza risulta spesso difficile da comprendere? Si può spiegare in maniera chiara, semplice e divertente?


Gravità Zero è il primo corporate blog di divulgazione scientifica italiano: un vero e proprio kit di sopravvivenza, un valido strumento di dialogo fra chi fa scienza e il grande pubblico.


Un blog che da una parte si rivolge ai ricercatori, agli insegnanti, ai giornalisti e a coloro che svolgono la professione di divulgazione scientifica, che troveranno qui consigli e metodi per "comunicare al meglio le proprie ricerche".


Ma anche a giovani e appassionati che troveranno in queste pagine un modo particolare di approfondire la conoscenza del mondo fisico che li circonda sotto un'ottica del tutto innovativa e stimolante.


GRAVITA' ZERO, si rivolge, inoltre, sia ai ricercatori/professionisti della Scienza che ai giovani.


Uno scopo  particolarmente lodevole quest'ultimo, preso atto della sconfortante situazione in cui versa l'insegnamento/apprendimento delle Scienze nella Scuola italiana, in base alle indagini internazionali, quali OCSE-PISA, che fa precipitare agli ultimi posti in classifica il rendimento dei quindicenni italiani rispetto agli altri Paesi OCSE, in campo scientifico e non solo!


GRAVITA' ZERO si avvale di un gruppo di Redazione, formato da valenti e motivati professionisti, in ordine da sinistra a destra: Massimo Auci, Fisico;  Austinn Carrara,  Fisico; Claudio Pasqua, Econofisico, nuovi media e divulgatore scientifico; Alice Della Puppa, Biologa, divulgatrice scientifica;  Rashmi Sen, Matematico.

massimo_auci
Austinn_Carrara
          


GRAVITA' ZERO ha ricevuto alcune importanti segnalazioni; potete trovarlo anche su You Tube.
claudio_pasqua-1
alice_della_puppaInvito i lettori di Scientificando [che cominciano ad essere tantini;)] a visitare questo straordinario blog.


Da parte sua, Scienticando augura un grosso in bocca al lupo alla Redazione di GRAVITA' ZERO!



Rashmi_Sen

venerdì 25 aprile 2008

25 Aprile 2008, Per Ricordare

badge25aprileCari ragazzi, amici e lettori,


non potevo non fare riferimento sul nostro blog ad una giornata così importante per la storia italiana. Voi ragazzi avete preparato a scuola cartelloni, disegni, e scritto poesie dedicate al 25 Aprile, con i quali il Comune ha realizzato una mostra dedicata. Siamo, inoltre, andati al circolo ANSPI  ad ascoltare le memorie di uno storico della Resistenza solarolese e deposto un fiore ai piedi del Monumento dei Caduti.


Ricordiamo anche in questo spazio virtuale che il 25 Aprile 1945 ebbe termine la guerra partigiana, quando l'insurrezione armata, proclamata dal Comitato di liberazione nazionale per l'Alta Italia (CLNAI), consentì di prendere il controllo di quasi tutte le città del nord del Paese.


Ma leggete, su questa pagina di wikipedia, informazioni più dettagliate, al riguardo.


Un saluto a tutti.

giovedì 24 aprile 2008

Il Big Bang: Un Viaggio A Ritroso Nello Spazio E Nel Tempo…

Cari ragazzi e lettori, ho il piacere di pubblicare un bellissimo articolo sul Big Bang, scritto per Scientificando dal nostro amico Federico Bo, autore dell'interessante blog "Moto Browniano". 


Federico ha saputo trattare con efficacia descrittiva un argomento complesso quanto affascinante. Sono sicura che leggerete l'articolo tutto d'un fiato, come ho fatto io!


Leggete con attenzione e postate domande e riflessioni mediante i commenti al post.


Grazie Federico!



******

Il Big Bang



Facciamo un viaggio. Un viaggio a ritroso nello spazio e nel tempo, verso l’Universo bambino,  fino  a raggiungere l’istante zero, quello in cui il Tutto ha avuto inizio.


Partiamo tra  3 secondi, 2, 1…via!
                                             

introduzione
                                 
Il tempo comincia a scorrere all’indietro. Per molti milioni, anzi decine e centinaia di milioni di anni sembra non succedere nulla. Certo le stelle nascono e muoiono, le galassie ruotano maestose nell’immensità del vuoto cosmico ma la struttura dell’universo sembra non cambiare. Un osservatore attento noterebbe, però, che le galassie, tutte le galassie, stanno impercettibilmente avvicinandosi l’una all’altra. In realtà, non sono loro che si muovono ma lo stesso spazio che si rimpicciolisce.



L’immagine classica che vi consiglio di visualizzare è quella di un palloncino gonfiato, quelli che si vendono alle giostre. Se disegnate dei punti sulla superficie e lentamente fate sgonfiare il palloncino noterete che i punti si avvicinano gli uni agli altri. E’ la stessa cosa che accade all’ “universo-palloncino”.


Accade anche un’altra cosa: molto lentamente la temperatura dell’Universo, che all’inizio del nostro viaggio era di soli tre gradi sopra lo zero assoluto (- 273 gradi), comincia ad aumentare.
Ma continuiamo il nostro viaggio. Passano miliardi di anni, due, cinque, dieci, dodici. Adesso l’universo è molto più piccolo. Arriviamo a 600 milioni di anni dall’istante zero, il punto di origine. In questo periodo, vediamo la nascita delle prime stelle e delle prime galassie. L’Universo è un’enorme nube di gas, formata principalmente di idrogeno ed elio, gli elementi più semplici e più leggeri (gli altri elementi, quelli più pesanti come l’ossigeno ed il carbonio si formeranno solo in seguito, all’interno di quelle fornaci nucleari che sono i nuclei delle stelle). La nube non è proprio uniforme, ci sono zone appena più dense di altre che, per effetto della loro maggiore gravità, attrarranno altra materia: queste regioni sono i semi dai quali nasceranno le proto-stelle e le proto-galassie.



Non possiamo fermarci. Il tempo, sia pure al contrario, non aspetta. Arriviamo a soli 700.000 anni dopo il Big Bang. La temperatura dell’universo  è ora di circa tremila gradi. In questo periodo, succede un’altra cosa straordinaria: l’Universo diventa trasparente. Prima il cosmo era opaco, i fotoni – le particelle che compongono la luce – erano circondati da una folla di particelle (nuclei di idrogeno ed elio) che impediva loro di muoversi e di disperdersi nello spazio. Un po’ come quando ci troviamo in un bus affollato e non riusciamo a raggiungere l’uscita!


Tuffiamoci ancora più indietro nel tempo, diecimila anni, cento anni, un anno, un giorno dall’inizio. Ma non basta. Precipitiamo verso le ore: a tre ore dall’inizio la temperatura è di 100 milioni di gradi. Ancora giù, verso i minuti, verso i secondi: a 10 secondi la temperatura è di 1 miliardo di gradi e si cominciano a formare i nuclei  -- composti di protoni e neutroni --di idrogeno ed elio. Prima l’Universo era un magma incandescente di protoni, elettroni e neutroni che non potevano unirsi a formare gli atomi a causa dell’altissima temperatura e del conseguente loro frenetico movimento.
Ancora più giù, nell’abisso del tempo. Ad un milionesimo di secondo (ci vogliono 100.000 di questi attimi per fare un battito di ciglia, che dura circa un decimo di secondo) dal punto zero e ad una temperatura di 10.000 miliardi di gradi siamo in piena era adronica” nella quale si formano, a partire dall’unione dei quark (i costituenti fondamentali della materia),  gli adroni, che sono particelle come i protoni ed i neutroni. Ma non solo: vengono creati anche le copie speculari di queste particelle, gli antiprotoni e gli antineutroni.



L’Universo a questo punto è teatro di un’epica lotta: quella tra materia ed anti-materia. Protoni ed antiprotoni, elettroni e positroni, neutroni ed antineutroni si contendono il diritto di esistere e di essere la materia dominante del nascente universo. Quando una particella e la sua antiparticella si scontrano, entrambe si autodistruggono in un lampo di energia. Quindi, se ci fosse stata un’eguale quantità di materia ed antimateria l’universo sarebbe stato composto solo da energia. Ma così non è stato. Vi era una piccolissima eccedenza di materia, che sopravvivendo alla distruzione reciproca è diventata tutto quello che vediamo adesso: stelle, pianeti, alberi, gatti, matite, io, voi…


Adesso siamo ad un solo yoctosecondo dal Big Bang. Quant’è uno yoctosecondo? Prendete un secondo, dividetelo per un miliardo di volte, poi ancora per un miliardo di volte, poi ancora per un miliardo di volte e poi ancora per 100.000 volte. Sì, un intervallo di tempo piuttosto breve… E non si può dire che faccia fresco: un miliardo di miliardi di miliardi di gradi! Due delle quattro forze fondamentali della natura, la forza nucleare forte e la forza nucleare debole si fondono, diventando un’unica forza.
Ora l’universo ha un diametro di 10 metri. Pochi? Non sapete quello che sta per succedere…



In un istante, l’Universo diventa piccolissimo, più piccolo, ma MOLTO più piccolo di un atomo, di un elettrone, di un quark: il suo diametro è di 0,00000000000000000000000001 metri.


Se, per un attimo, guardiamo la scena con il tempo che scorre nella direzione giusta, verso il futuro, vediamo in un istante l’Universo espandersi violentemente passando dal regno microscopico a quello delle dimensioni a noi famigliari dei metri e dei chilometri: si dice che l’Universo ha subito un’inflazione.




bigbang
                
Ma noi siamo ormai in rotta di collisione con il punto zero. L’universo microscopico pre- inflazionario è composto di sola energiaLa forza elettromagnetica si fonde con la forza nucleare (quella derivante dalla precedente fusione di forza nucleare forte e debole) quindi anche la forza di gravità si fonde con le altre: non esistono più quattro forze, ma una sola superforza. Non è più possibile applicare la teoria della relatività di Einstein, che governa l’Universo, cioè l’infinitamente grande e la meccanica quantistica, che governa l’infinitamente piccolo: questo è il regno della gravità quantistica, una teoria che, sfortunatamente, non è ancora stata scoperta (ci sono solo delle ipotesi di teorie, come la teoria delle stringhe).



Ci siamo! La temperatura è ora infinita, così come la densità. Siamo nella singolarità iniziale, un punto immerso nel nulla. Il tempo ha cessato di esistere, lo spazio anche. Oltre non possiamo andare. Gli scienziati sono riluttanti a fare anche solo ipotesi su quello che ci fosse “prima. Forse un altro universo è collassato in un grande Big Crunch, ed il “rimbalzo” è stato il nostro Big Bang. Forse in un multiverso esotico con molte più dimensioni delle nostre tre, due grandi membrane si sono scontrate, e nel punto di contatto è nato il nostro universo. Chissà.


Ma ora è tempo di tornare al futuro, nel nostro presente.


Il Big Bang, l’inflazione, le prime particelle, la luce liberata, le prime stelle, le galassie, un stella qualsiasi in una galassia qualsiasi, un pianeta azzurro con un grande satellite bianco. Siamo a casa, nel nostro spaziotempo.
                             



terra


_______________________________


POST CORRELATI









 

martedì 22 aprile 2008

Earth Day 2008: Il 38° "Giorno Della Terra"

Cari ragazzi, in questi due giorni siamo stati fuori con le seconde, in visita alla interessante "Palestra della Scienza" di Faenza, e non c'è stato il tempo materiale per parlare di questo giorno importantissimo per la Terra e le problematiche ambientali.


A dire il vero, parliamo spesso di problemi ambientali durante le ore di Scienze, ma questo è un giorno speciale, specificamente dedicato. Per tale ragione, ho realizzato in fretta e furia un breve post, stimolata anche dalla nostra cara amica Animans, sempre attenta alle problematiche di ampio respiro.


Riporto di seguito, pari pari le informazioni dedicate da Wikipedia in merito alla Giornata Mondiale della Terra.


*****


IL GIORNO DELLA TERRA




300px-Earth_flag_PD




Il Giorno della Terra, in inglese Earth Day è il nome usato per indicare due diverse festività, una che si tiene annualmente ogni primavera nell'emisfero Nord del pianeta, ed un'altra in autunno dedicate all'ambiente ed alla salvaguardia del pianeta Terra. Le Nazioni Unite celebrano questa festa ogni anno nell'equinozio di Marzo ma è un'osservanza per la maggior parte dichiararla il 22 aprile di ciascun anno.


Questo secondo Earth Day fu celebrato a livello internazionale per la prima volta il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Nato come movimento universitario, nel tempo l'Earth Day è divenuto un avvenimento educativo ed informativo. I gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta: l'inquinamento dell'aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l'esaurimento delle risorse non rinnovabili.


Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività dell'uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e l'energia, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate.


Questo è il link a "NASA's HD Earth Day celebration>>

___________________

POST CORRELATI








Insegnare Le Scienze Per Formare I Futuri Cittadini

Cari ragazzi, amici e lettori,


ho letto sul blog "Oggi che si fa, prof?" (che vi invito a visitare) un saggio di André Giordan, tratto dal sito dell'ADI, in cui l'autore analizza realisticamente lo stato relativo all'insegnamento delle Scienze nelle scuole europee (Italia inclusa!).


Il quadro emergente non è dei più confortanti, ma, insieme alla denuncia impietosa, sono riportate possibili soluzioni da adottare al fine di arginare il declino attuale.


Condivido sia l'analisi svolta che le proposte di soluzione.


Mi piacerebbe conoscere il vostro punto di vista al riguardo.


*****


LE SCIENZE A SCUOLA

Un saggio di André Giordan a margine di PISA 2006

a cura di Silvia Faggioli



aG7_cover


Thomas Wijck (1616-1677)


L'ALLARMANTE LIVELLO DELLE CONOSCENZE SCIENTIFICHE DEI GIOVANI a due anni dalla conclusione degli studi secondari superiori...


Ogni anno organizziamo dei tests riguardanti i livelli delle conoscenze scientifiche dei ragazzi che hanno terminato da due anni il ciclo di studi secondari. I risultati non lasciano alcun dubbio. Prendiamo ad esempio la struttura del DNA in biologia, si tratta di un argomento molto insegnato e mediatizzato. Ebbene due o tre anni dopo la fine degli studi secondari constatiamo che ciò che gli studenti ricordano è solo una vaga immagine della doppia elica: un sapere inutile o ad ogni modo "non utilizzabile". Rileviamo un'incredibile confusione tra i concetti di "gene", "cromosoma", e "DNA"; in più il collegamento esistente tra DNA e costruzione delle proteine non è per niente chiaro. In fisica i ragazzi ricordano le formule, come in chimica, tuttavia il significato di tali formule, cosi come il loro campo d'applicazione restano totalmente sconosciuti. E' difficile per loro distinguere tra i concetti di "forza", "energia", "lavoro", "potenza". Gli ostacoli sono ovunque, a cominciare dal modo in cui sono organizzate e suddivise le materie di studio: avviene persino che gli studenti pensino che le cellule si trovano nei cromosomi o negli atomi o che le stesse cellule si trovino al'interno delle particelle elementari !!!


A scuola le scienze annoiano
Paradossalmente queste confusioni riguardanti le conoscenze non sono il dato più grave. Ciò che più deve preoccupare è qualcosa che non viene misurato in PISA: il sentimento di noia e disinteresse per le scienze che viene rilevato tramite i colloqui coi ragazzi. Questo insegnamento, cosi come viene affrontato oggi, scoraggia, a volte persino disgusta, la maggior parte dei giovani. Tali insegnamenti vengono giudicati ributtanti, difficili e noiosi, insopportabili. L'acquisizione del metodo scientifico viene messo in secondo piano rispetto all'apprendimento di definizioni e procedure standardizzate. Gli studenti hanno l'impressione che l'insegnamento sottostimi il campo sperimentale e le loro capacità, proponendo la spiegazione di fenomeni che sembrano avulsi dalla realtà e dalle condizioni fisiche reali nelle quali si manifestano. Per gli studenti gli insegnanti sono più interessati alla nozione che non al sapere. I giovani apprendono "formule fatte" a scapito delle riflessioni personali; accumulano nozioni, dettagli, ma non comprendono nulla. Pensano che gli si faccia imparare le scienze per se stesse. Un tale insegnamento risponde a domande che non sono le loro domande, ma soprattutto propone dei saperi che sono in realtà risposte a domande che in classe non vengono neppure formulate. In breve l'insegnamento scientifico viene giudicato "troppo oscuro", è una scienza avulsa dal contesto reale che non sviluppa un modo di pensare che possa essere utile ad affrontare il mondo di domani. Non si apprendono i fondamenti necessari ad affrontare la nostra epoca. Ecco perché esiste la demotivazione nei confronti delle scienze... e gli stessi errori si perpetuano dalla materna all'università.


L'educazione scientifica è uno strumento di selezione?
Ancora più grave è la convinzione che l'educazione scientifica sia un mezzo di selezione. Molti adolescenti e giovani adulti vedono l'insegnamento scientifico solo come un fattore che serve a selezionare, attraverso l'insuccesso, gli studenti più bravi, cosi come fa la matematica. Non ci dobbiamo quindi stupire se il numero di studenti nelle materie scientifiche è ovunque in diminuzione.
La fisica è la branca più disastrata: in Germania, in dieci anni, si è constatato che gli studenti sono diminuiti della metà, in Francia diminuiscono del 12% ogni anno. In Gran Bretagna la situazione è divenuta allarmante e il ricambio dei ricercatori non è più assicurato.
Eppure i bambini amano le scienze
Nonostante tutto questo, bisogna considerare che i bambini amano le scienze e ne sono entusiasti! Osserviamo come attività di scoperta svolte all'interno della scuola quali "La main à la pâte" o altre abbiano notevole successo. Anche le proposte extra scolastiche quali "Petits d'èbrouillards", "Planèt science", "Objectif Science" o altre come i "Mini U" e i "Minilabs" riscontrano i favori dei più piccoli ...


... e allora che succede in seguito?
Le inchieste effettuate in Francia e in tutta Europa (Eurobarometer 2005) mostrano chiaramente come le scienze oggi siano le materie scolastiche meno amate. La scuola, tuttavia, non è la sola responsabile, essa vive le conseguenze di un movimento più generale. La scienza non fa più sognare, le icone popolari non sono più Einstein o Pasteur. Non c'è più la convinzione che esista un legame tra progresso scientifico e progresso umano.


DELLE SOLUZIONI SONO POSSIBILI: Nulla è perduto
A partire da queste constatazioni, forse troppo severe, ma sicuramente realistiche, che cosa si può fare affinché l'insegnamento scientifico risponda meglio ai suoi obiettivi, che devono essere la trasmissione di un sapere e di una cultura che permettano di formare dei cittadini consapevoli ? Non esistono, purtroppo, metodi miracolosi, ma nulla è perduto se si lavora in maniera concertata e seguendo più direzioni.


I METODI
Innanzitutto bisogna cercare di modificare il metodo tramite il quale si trasmette il sapere. Alcuni insegnanti sottolineano l'importanza della sperimentazione, altri l'importanza della progettazione, alcuni prediligono un'impostazione giocosa o il profilo storico delle scienze o ancora i legami esistenti tra scienze e società, altri ancora attribuiscono molta importanza all'utilizzo delle famose TIC o all'intervento diretto dei ricercatori in aula ... Praticamente tutti concordano sull'importanza delle attività di laboratorio; l'importanza di tale approccio e' stata dimostrata attraverso esperienze quali "La main à la pâte" ( "Le mani in pasta") e gli americani e gli inglesi prediligono questo metodo da un trentina di anni tramite l'approccio pedagogico che hanno chiamato "Hands on".


... ma vi sono dei limiti
Non voglio frenare gli entusiasmi a questo riguardo! Il ricorso all'esperienza è sicuramente indispensabile, soprattutto coi più giovani, ma le nostre ricerche mostrano i limiti di una didattica scientifica che sia limitata alla sola sperimentazione. Tali limiti sono evidenti anche quando si tratta di sviluppare l'entusiasmo per le scienze e la curiosità. Inoltre esiste un pericolo: che si confonda l'attività con l'apprendimento. Apprendere una scienza implica che lo studente sia attivo non solo con le mani, ma anche con la testa, divenendo l'autore dello sviluppo dell'esperienza scientifica.


Tenere presenti più parametri
E' sicuramente importante ricominciare a mettere "al centro" lo studente: chi è, cosa conosce, cosa crede di sapere, cosa ignora, tuttavia non ci si può fermare li. Il problema non si risolve aggiungendo qualche esperienza di laboratorio alla normale didattica. Per poter elaborare un nuovo sapere sono molti i parametri che si devono avere presenti. L'ambiente in cui si svolgono le attività didattiche, ad esempio, è fondamentale. Un ambiente stimolante messo a disposizione dagli insegnanti o da un gruppo di insegnanti è di cruciale importanza in quanto incita i ragazzi a distruggere idee e comportamenti preconcetti.


Parametro indispensabile all'apprendimento: l'ambiente didattico
Sono indispensabili percorsi investigativi variegati e multipli per poter affermare o contraddire le proprie concezioni, cosi come sono indispensabili i lavori di gruppo e le presentazioni degli argomenti da parte dell'insegnante. Gli allievi non possono costruire o distruggere tutto da soli, operare secondo un metodo di "scoperta continua" sarebbe ugualmente un "non senso" a causa della perdita di tempo che ciò comporta e della distanza esistente tra un tale approccio e il metodo scientifico vero e proprio. Molto resta da fare su questo piano. L'apprendimento delle scienze è un processo complesso e paradossale, utilizzare un solo metodo è troppo riduttivo, l'insegnante deve poter utilizzare molti metodi diversi, per questo la formazione dell'insegnante va rivista.


I CONTENUTI
Quali saperi servono ai giovani? E' prioritario arrivare in tempi brevi a riflettere sui contenuti e i programmi dell'insegnamento. Oggigiorno i programmi della scuola primaria e secondaria restano "autocentrati", sono stati definiti in maniera corporativa all'interno del piccolo mondo scientifico. Si dividono in chimica, biologia, fisica. La fisica a sua volta si scompone in ottica, termodinamica, meccanica... Il mondo dei giovani è totalmente diverso, è fatto di: ecologia, inquinamento, nuove tecnologie, clonazione, manipolazione genetica, salute, storia dell'universo, sviluppo sostenibile, etica ... Bisognerebbe porsi seriamente la seguente domanda: Di quali saperi il giovane deve poter disporre per affrontare un mondo complesso, aleatorio, incerto? Come possono contribuire le scienze? Se ci si pone questa domanda intere branche di sapere oggi assenti dalle scuole andrebbero introdotte, ad esempio l'analisi sistemica, la pragmatica, i concetti di regolazione e organizzazione.


Il programma come struttura organizzata
Inoltre bisognerebbe riconsiderare il concetto di programma scolastico, esso andrebbe rielaborato non più come una somma di leggi o dettagli da memorizzare ma come uno strumento che permetta l'investigazione e la comprensione della realtà. Il contenuto dei programmi dovrebbe essere rivisto privilegiando una concezione del sapere come struttura organizzata e non come una somma di saperi discreti, andrebbe inoltre privilegiato un approccio problematico al posto di un approccio che presenta le scienze come una collezione di dettagli trattati superficialmente. Si potrebbero sviluppare pochi importanti concetti che potrebbero essere utilizzati come "organizzatori" del pensiero, questi concetti base (energia, materia, tempo, spazio, organizzazione, memoria, identità.. ) permetterebbero l'aggancio di ulteriori informazioni. Alla fine la priorità non dovrebbe più essere insegnare le scienze per le scienze, ma utilizzare le scienze e la tecnologia per sviluppare e stimolare la curiosità e l'investigazione di ciò che non è familiare e scontato. Diventa quindi indispensabile e preponderante sviluppare una metodologia del pensiero. L'individuo deve poter utilizzare oltre ai percorsi sperimentali (compresa l'osservazione e la sperimentazione) dei percorsi di sistematizzazione dei dati, oppure deve essere in grado di creare dei modelli opportuni, deve poter argomentare le osservazioni e deve essere in grado di effettuare simulazioni.


Introdurre la dimensione sociale delle scienze e delle tecnologie
Infine è importante introdurre le scienze e le tecnologie nella loro dimensione sociale. Si tratta di fare accettare l'idea che le scienze e le tecnologie rappresentano una meravigliosa avventura dell'uomo, con tutti i rischi che questa avventura comporta: gli insuccessi cosi come i successi e la loro prospettiva. Questo messaggio può essere veicolato tramite lo studio della storia delle scienze, lo studio delle grandi rivoluzioni scientifiche, dell'evoluzione, e delle mutazioni genetiche, della teoria della tettonica a placche e degli uomini che ne sono stati gli autori: Copernico, Newton, Lavoisier, Mendel. Allo stesso tempo è indispensabile sviluppare nei giovani la riflessione, il pensiero critico, i collegamenti tra sapere scientifico, cultura e società, o anche tra sapere scientifico e valori morali. Ci si potrebbe, ad esempio, interrogare sui benefici sostanziali, sulle risposte o sui limiti apportate da diverse scoperte scientifiche e tecnologiche quali i cellulari, gli OGM, le terapie genetiche. Su questi temi si può ancora cercare di incuriosire, intrigare e condurre al dibattito i giovani. E' comunque fondamentale fare comprendere ai giovani che , sebbene il progresso scientifico sia ineluttabile, esso può essere lungo, doloroso, sempre conflittuale... è fondamentale che i giovani capiscano che lo sviluppo scientifico non è indipendente dall'ideologia del momento o dai valori dominanti del momento, tali ideologie e valori vanno quindi spiegati in maniera parallela.


_________________________


Chi è André Giordan - E' nato a Nizza nel 1946. Ha iniziato la sua carriera come docente di liceo. Attualmente è professore all'università di Ginevra dove ricopre il ruolo di direttore del Laboratorio di Didattica ed Epistemologia delle Scienze. E' presidente della Commissione Internazionale “Biologia ed educazione”. Partecipa, come esperto in “Scienze e società”, al 7° Programma quadro della Commissione Europea.


sabato 19 aprile 2008

L'Universo E La Sua Nascita [Learning Object]

Cari ragazzi di prima e  seconda, metto a disposizione un accattivante Learning Object sull'Universo. Anche se tratteremo l'argomento in terza, la sua fruizione e comprensione sono semplici e intuitive, per cui ho pensato che potesse interessarvi.

Ovviamente possono usufruirne anche gli adulti, lettori e amici.

Il LO contiene una interessante simulazione sulla nascita dell'Universo e l'espansione delle Galassie, che può essere rivista qante volte si vuole. Ci sono pagine tutoriali, di approfondimento e glossario dei termini scientifici, di verifiche interattive per testare l'apprendimento dei concetti. Insomma, si apprende divertendosi! 


Seguono alcune schermate relative alla simulazione, giusto per solleticare l'appetito!


Il Big Bang, 15 miliardi di anni fa.


universo_1


Dopo un secondo, miliardi di °C: si formano le particelle atomiche.


universo_2


Dopo un milione di anni, la temperatura è diminuita a migliaia di °C. L'Universo è composto di gas.


universo_3


Spero che le immagini abbiano stuzzicato la vostra curiosità!


Il Learning Object, come gli altri presentati su questo blog, è stato prodotto da Garamond (che ringrazio per la concessione) nell'ambito del progetto ministeriale "Apprendere Digitale".


Grandi e piccini, se volete saperne di più sui Learning Object e sul Progetto apprendere digitale, vi rimando a questi due articoli da me pubblicati sulla rivista Scuola e Didattica, Editrice La Scuola.


Il file zippato che scaricherete, deve essere decompresso. Successivamente, lanciate il file html "start". Non c'è bisogno di installare niente perchè il LO è autoconsistente.






_______________________________

POST CORRELATI


- L'Universo Visto Da Un'Astronave

- Conspiracy Of Science - Earth Is In Fact Growing

- Telescopi naturali nello spazio sidereo

- Observatory: Risolvi Il Puzzle Astronomico

- Observatory: La Soluzione

- La Teoria Delle Stringhe

Il Sistema Nervoso Umano [Una Presentazione In Power Point]

Cari colleghi, metto a vostra disposizione una corposa presentazione in Power Point sul sistema nervoso umano, da me realizzata l'anno scorso per una mia classe terza.


La presentazione consta di una cinquantina di slide, che trattano, in una visione globale, il sistema nervoso umano. A me è risultata molto utile per catturare l'attenzione dei ragazzi, considerato che l'argomento è abbastanza ostico.


Segue uno slideshow, realizzato con slideshare, che può essere fruito online in modalità full screen.




La presentazione può essere scaricata qui >>

_______________________________

POST CORRELATI




martedì 15 aprile 2008

Geni Vegetali Benefici [2° Parte: Le Radici]

Cari ragazzi, amici e lettori,


in questo post, pubblico la continuazione dell'articolo "Geni Vegetali Benefici" del nostro amico Gaetano.


Gustatelo e non fate mancare i vostri commenti!


******


LE RADICI?
UNA CENTRALE DI CONTROLLO




radici_aRadice – 1. R. di pianta Dicotile; 2. r. acquatica di una Azolla; 3. piantina di carpine con la r. a fittone; 4. r. fascicolata di una Monocotile; 5. r. fascicolata di una Dicotile – c, cuffia; i, ipocotile; p, peli radicali; r, primaria; r', secondaria.




Un gene «legge» l'ambiente e suggerisce agli alberi come e quando crescere. Si chiama «Bpsl1» ed è stato scoperto negli Stati Uniti: regola lo sviluppo fogliare in base allo stato del clima e all'apporto idrico. ScienzeDaily (Oct. 5, 2004)


Articolo di Massimo Spampani
tratto dal Corriere della Sera del 5 dicembre 2004


gene bpsl1Una nuova, importante scoperta è stata fatta nel mondo vegetale. Le radici sono in grado di controllare lo sviluppo fogliare delle piante e di adattarlo alle condizioni ambientali in cui una pianta si viene a trovare. Se, per esempio, scarseggia l'apporto idrico, oppure il suolo diventa troppo compatto, oppure si instaurano altre situazioni sfavorevoli a una pianta, le radici “dicono” alle foglie di fermare la loro crescita.


SOSTANZA - Il gene che induce questo risultato è stato identificato dai biologi dell'Università dello Utah, negli Stati Uniti, e regola la produzione di una sostanza che trasmette le informazioni dalle radici ai germogli. Come le piante coordinino lo sviluppo delle loro strutture in relazione ai segnali ricevuti dall'ambiente, è uno dei principali problemi su cui indaga la biologia vegetale. Ma la scoperta potrebbe avere anche importanti conseguenze sul piano pratico: «Quando osserviamo una pianta - spiega Leslie Sieburth, a capo del gruppo di ricercatori che hanno condotto lo studio pubblicato su Current Biology - quella che ci colpisce è la sua parte emergente dal terreno, e trascuriamo la parte sotterranea, ma noi abbiamo dimostrato che le radici possono giocare un ruolo di enorme importanza oltre a quello noto di rifornire la pianta di acqua e nutrienti: sono in grado cioè di controllarne anche lo sviluppo».


TECNICHE - «In futuro - continua la ricercatrice - la manipolazione di questo processo attraverso le tecniche dell'ingegneria genetica potrebbe condurre alla produzione di specie di interesse agricolo o di altre piante che diverrebbero più produttive anche in condizioni di siccità».


Gli scienziati si sono concentrati su una domanda apparentemente semplice: «Come fanno le foglie a crescere?». E hanno fatto una considerazione. Le piante hanno aspetti differenti in funzione del luogo in cui crescono. Una specie comune, come ad esempio il dente di leone, può avere un esteso apparato fogliare nel clima umido della Florida, ma avere solo piccole foglie quando cresce nello Utah durante un periodo di siccità. Il gene, che i ricercatori hanno scoperto, è chiamato Bypassl o Bpsl1 può essere la chiave per capire tutto ciò. Normalmente, questo gene permette lo sviluppo delle foglie, ma lo blocca se necessario. Per esempio, un apparato fogliare esteso, in condizioni di siccità, non è vantaggioso perché, incrementando la superficie di traspirazione, incrementa anche la perdita d'acqua. Ma non solo.


arabideI ricercatori hanno dimostrato che, Bpsl1 può venir manipolato per cambiare lo sviluppo delle foglie anche se la pianta dispone di sufficiente acqua e nutrienti. Lo studio, come molti di quelli in atto sulla genetica nei vegetali, è stato condotto sull'Arabidopsis Thaliana, cioè l'arabetta comune [1], specie cosmopolita, piccola, facile da maneggiare, che compie il suo ciclo in sole sette settimane, di cui si conosce per intero la sequenza genetica. L'Arabidopsis appartiene alla stessa famiglia delle Crocifere, che annovera tra l'altro il cavolo, il cavolfiore, la rapa, la colza. Ma si ritiene che la maggior parte delle piante possa avere un gene simile. Era già noto che una serie di ormoni, citochinine, acido abscissico e derivati dei carotenoidi hanno un ruolo nell'inviare messaggi ai germogli e a tutto quanto emerge dal terreno, fusto, foglie, fiori frutti. Ma poco si sapeva su come i geni nelle radici controllassero questi segnali chimici.


PROCESSO - Gli studi hanno rivelato che nel processo è coinvolta una sostanza, per il momento ancora sconosciuta, ma che sembra appartenere ai carotenoidi. Gli esperimenti hanno evidenziato che il Bpsl1 è un «regolatore negativo». Impedisce cioè che venga prodottA costantemente questa sostanza, che blocca la crescita delle foglie. In una pianta, in stato normale è come se il gene tenesse i «rubinetti» chiusi. Se però si instaurano condizioni sfavorevoli alla pianta i «rubinetti» vengono aperti e la sostanza fluisce liberamente dalle radici alle foglie «dicendo» di bloccare il loro sviluppo.


ORGANISMI - I ricercatori hanno la convinzione che il gene Bpsl1 esista perché le piante con radici sono organismi fissi nel terreno e quindi devono essere in grado di percepire l'ambiente in cui vivono, sia sopra che sottoterra, per rispondere ai cambiamenti intervenuti. Se manca l'acqua, non possono andare a prendersela da qualche altra parte, possono solo cercare di risparmiarla, per esempio riducendo la superficie fogliare.


Si può scaricare, al link seguente, il documento PDF, che contiene l'articolo completo (1° e 2° parte).


Scarica qui il documento PDF>>



[1] L'arabide (Arabidopsis Thaliana) è una comune pianta di insalata, non particolarmente apprezzata sulle tavole di tutto il mondo.


______________________________


POST CORRELATI


- I Geni Architetti Del Cervello: Una Interessante Ricerca

giovedì 10 aprile 2008

Antonio Meucci: 13 Aprile, Il Bicentenario

Circa un mesetto fa, l'amico Alberto Cane lanciò, sul suo blog, l'invito a commemorare con un post il Bicentenario del grande scienziato fiorentino. Scientificando ha aderito di buon grado all'iniziativa.


Pertanto, in vista dell'evento, i miei alunni di 1°A e 2°A hanno svolto una ricerca individuale, in merito. Dalla comparazione dei lavori svolti, è stato scelto il contributo di Miriam A. di 1°A per il seguente articolo.


*****


ANTONIO MEUCCI


Uomo e scienziato


meuccifotoIl grande scienziato italiano, Antonio Meucci, nasce a San Frediano, il quartiere popolare della città di Firenze, il 13 aprile 1808. La sua è una famiglia povera: non può completare gli studi presso l'Accademia di Belle Arti e inizia a lavorare molto giovane; svolge varie professioni, da quella di impiegato doganiere a quella di meccanico di teatro. Nell'ambiente teatrale, incontra Ester Mochi*, sarta, che diventerà sua moglie.


Antonio Meucci si appassiona fin da giovane all'elettricità fisiologica e animale. Segue anche la politica: è coinvolto nei moti rivoluzionari del 1831 e, a causa delle sue convinzioni politiche nei riguardi degli ideali liberali e repubblicani, è costretto a lasciare il granducato di Toscana. Dopo lunghe peregrinazioni nello Stato Pontificio e nel Regno delle Due Sicilie, Meucci emigra a Cuba, dove continua a lavorare come meccanico teatrale. Nel 1850 si trasferisce negli Stati Uniti, stabilendosi nella città di New York.


A New York, Meucci apre una fabbrica di candele. Qui incontra Giuseppe Garibaldi*, il quale lavorerà per lui: tra i due nasce un'importante amicizia. La collaborazione dei due illustri italiani è testimoniata ancora oggi dal Museo newyorcheese "Garibaldi - Meucci".


Meucci porta avanti i suoi studi sull'apparecchio telefonico già da tempo, ma è nel 1856 che l'invenzione viene completata con la realizzazione di un primo modello: l'esigenza è quella di mettere in comunicazione il suo ufficio con la camera da letto della moglie, costretta nella stanza da una grave malattia. Un appunto del 1857 di Meucci descrive così il telefono:


«consiste in un diaframma vibrante e in un magnete elettrizzato da un filo a spirale che lo avvolge. Vibrando, il diaframma altera la corrente del magnete. Queste alterazioni di corrente, trasmesse all'altro capo del filo, imprimono analoghe vibrazioni al diaframma ricevente e riproducono la parola».


Lo scienziato Meucci ha le idee chiare, tuttavia gli mancano i mezzi economici per sostenere la propria attività. La fabbrica di candele fallisce e Meucci cerca finanziamenti presso facoltose famiglie in Italia, ma non ottiene i risultati auspicati.


Ben presto arrivano a mancare i soldi anche per la propria sussistenza: Meucci può contare solo sull'aiuto e la solidarietà di altri emigrati italiani.


Gli accade inoltre di rimanere vittima di un incidente su una nave: Meucci è costretto a letto per mesi. La moglie Ester sarà costretta a vendere tutte le attrezzature telefoniche a un rigattiere per soli 6 dollari.


Meucci non demorde e nel 1871 decide di richiedere il brevetto per la propria invenzione, che chiama "teletrofono". Il problema economico si ripresenta: con i 20 dollari, di cui dispone, non può nemmeno permettersi di pagare l'assistenza dell'avvocato, che ne esige 250. La strada alternativa è quella di ottenere una sorta di brevetto provvisorio, il cosiddetto caveat, che va rinnovato ogni anno al prezzo di 10 dollari. Meucci riuscirà a pagare la somma solo fino al 1873.


Nello stesso periodo, con un'ampia documentazione sulle sue ricerche, Meucci si rivolge alla potente American District Telegraph Company di New York, richiedendo la possibilità di utilizzare le linee per i propri esperimenti. La compagnia non coglie le potenzialità economiche dello strumento, procurando allo scienziato italiano una nuova delusione.


Nel 1876 Alexander Graham Bell* presenta domanda di brevetto per il suo apparecchio telefonico. Gli anni successivi della vita di Meucci saranno spesi in una lunga vertenza per rivendicare la paternità dell'invenzione.
Meucci trova una sponsorizzazione da parte della Globe Company, che intraprende una causa con la Bell Company per infrazione del brevetto.



La causa termina il 19 luglio 1887 con una sentenza che, pur riconoscendo alcuni meriti ad Antonio Meucci, dà ragione a Bell.


"Nulla dimostra - recitava la sentenza - che Meucci abbia ottenuto qualche risultato pratico a parte quello di convogliare la parola meccanicamente mediante cavo. Impiegò senza dubbio un conduttore meccanico e suppose che elettrificando l'apparecchio avrebbe ottenuto risultati migliori".


In sintesi, la sentenza affermerebbe che Meucci avrebbe inventato il telefono, ma non quello elettrico.


Antonio Meucci muore all'età di 81 anni, il 18 ottobre 1889, poco prima che la società Globe presenti ricorso contro la sentenza. La Corte Suprema statunitense deciderà per l'archiviazione del caso.


Per oltre un secolo, ad eccezione dell'Italia, Bell è stato considerato ovunque l'inventore del telefono. Il giorno 11 giugno 2002, il Congresso degli Stati Uniti  riconosce ufficialmente  Antonio Meucci come primo inventore del telefono.


Forse non tutti sanno che il telefono è soltanto una delle invenzioni cui Meucci si dedicò. Un documento, venuto alla luce in anni recenti, prova che Meucci scoprì il carico induttivo delle linee telefoniche trent'anni prima che esso fosse brevettato e adottato nelle reti Bell. Altre prove che dimostrano la condizione di precursore sono contenute nelle anticipazioni di Meucci in merito al dispositivo antilocale, alla segnalazione di chiamata, alla riduzione dell'effetto pellicolare nei conduttori di linea e alla silenziosità dell'ambiente e riservatezza.


*Ester Mochi


ester mochi
*Giuseppe Garibaldi



garibaldifoto

















garibaldi

*Graham Bell


bellfoto


















bell



____________________________________

POST CORRELATI



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
Template e Layout by Adelebox