martedì 16 giugno 2009

Slaughtering the Amazon

slaughtering-the-amazon-coverCari ragazzi e cari lettori, questo post  dà spazio alla denuncia di Greenpeace International  nei confronti del complesso mercato globale della carne e della pelle che sta mettendo in ginocchio la foresta amazzonica, il più grande polmone verde del pianeta.

Si è infatti conclusa l'inchiesta "Slaughtering the Amazon",  in italiano  "Amazzonia, che macello!", durata tre anni e che fa luce sulle responsabilità di diversi e noti giganti della carne e della pelle. L'indagine rivela come i giganti brasiliani del comparto zootecnico – parzialmente partecipati dallo stesso governo brasiliano – stanno distruggendo l’Amazzonia e il clima del nostro pianeta. In quest’inchiesta per la prima volta emergono i nomi dei marchi implicati, Greenpeace ricostruisce le filiere fino ai prodotti che ogni giorno tutti noi usiamo e che nascondono una storia di deforestazioni, incendi, abusi e nuove schiavitù della popolazione locale.

Riporto dal sito di Greenpeace Italia:

Un paio di scarpe Geox, Adidas, Timberland o Clarks, un divano di pelle Chateaux d’ax o Ikea, un piatto di carne Simmenthal o Montana possono avere un’impronta devastante sull’ultimo polmone del mondo. Dopo tre anni di indagine, oggi pubblichiamo l’inchiesta scandalo “Amazzonia, che macello!”.

Abbiamo scoperto che la foresta amazzonica viene distrutta per far spazio agli allevamenti illegali di bovini. E la carne e la pelle che ne derivano contaminano le filiere internazionali dell’alimentare, dell’arredamento, della moda e delle scarpe.

Le prove raccolte dimostrano, infatti, che i giganti del mercato della carne e della pelle brasiliani - Bertin, JBS, Marfrig - vengono regolarmente riforniti da allevamenti che hanno tagliato a raso la foresta ben oltre i limiti consentiti dalla legge. Le materie prime, frutto di crimini forestali, ‘sporcano’ le filiere produttive di tantissimi marchi globali e distributori. Tra questi:
Adidas, BMW, Geox, Chateau d’Ax, Carrefour, EuroStar, Ford, Honda, Gucci, Ikea, Kraft, Cremonini, Nike, Tesco, Toyota, Wal-Mart.

A livello globale la deforestazione determina il 20 per cento delle emissioni di gas serra. Il Brasile è il quarto più grande emettitore di gas serra a livello globale (dopo Usa, Cina e Indonesia). Il governo brasiliano è a tutti gli effetti un socio in affari della distruzione della foresta: per promuovere la crescita della produzione di carne e pelle sta investendo per sviluppare ogni singola parte della filiera della carne e delle pelle nel Paese.

Mentre voi leggete queste righe, gli allevamenti bovini continuano a distruggere un ettaro di Amazzonia ogni 18 secondi. Non è tutto. I dati a nostra disposizione rivelano che alcune delle fattorie che riforniscono Bertin, JBS e Marfrig utilizzano forme illegali di lavoro schiavile e occupazione di riserve indigene. In Brasile, nel 2008, ben 3005 nuovi schiavi sono stati liberati da decine di aziende zootecniche. Il 99 per cento di questi erano tenuti prigionieri in Amazzonia.

È il tempo del coraggio e della responsabilità per i governi e per le aziende che stanno dietro ai marchi globali se vogliamo vincere la sfida del cambiamento climatico. Per produrre una paio di scarpe sportive, invece, rischiamo di deforestare illegalmente, promuovere forme di nuova schiavitù e accelerare il cambiamento climatico.


Chiediamo a tutti i marchi coinvolti di interrompere immediatamente i rapporti commerciali con aziende o allevamenti che sono legati alla distruzione dell’Amazzonia.


banner-macelloAlla conferenza sul Clima di Copenhagen a dicembre 2009 un vero accordo per la salvezza del clima e del pianeta deve includere azioni concrete e fondi adeguati per fermare la deforestazione.



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Cliccando sul link sopra evidenziato, raggiungerete la pagina in cui potete firmare la petizione. Partecipate numerosi, amici!

Leggete il documento pdf dettagliato su "Amazzonia, che macello"!



Guardate il video incriminatorio.








13 commenti:

  1. Cosa non si fa per il dio denaro!

    Ebbi la fortuna di vivere qualche anno da quelle parti, fra Letizia, Puerto Rosa e Tabatinga e si notavano di già intere pianure disboscate, pronte per l'allevamento o per la coltivazione di certe specie agrarie.

    Ahimè, l'uomo non impara dagli errori... come non riconoscere che gli alberi sono la nostra fonte primaria di energia!


    Buona giornata.

    Rino, triste.

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  2. L'unica lotta possibile è il boicottaggio di queste società, perché ci sentono solo se le tocchi nel portafogli. Ciao.

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  3. E' proprio vero, per la moda e i soldi, si sta rovinando il pianeta, Gli alberi sono una risorsa di vita, e se li abbattono tutti addio. Il video è pazzesco.

    Come sempre cara cugina ti ringrazio, delle tue chiare spiegazioni. un abbraccio

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  4. Caro rino, purtroppo i colossi del mercato globale conoscono soltanto la priorità del denaro e per questo passano su tutto. E' molto triste ammetterlo, ma è così, ahimé.

    Un caro saluto.

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  5. Mia cara penny, gli alberi sono i produttori nelle catene ecologiche. Senza di essi e le piante in generale, nulla ha inizio e tutto finisce...


    Un bacione:)


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  6. utente anonimo16 giugno 2009 22:21

    Certo che m'interessa questo post, mi sono ripassata per bene il sito di greenpeace e ho letto anche cose interessanti che mi hanno aperto gli occhi su un argomento scottante e radioattivo. Ieri ho visitato il tuo book fotografico, bello. Buona vita, Viviana

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  7. mi sono dimenticata di dirti che il commento di sopra e mio.

    O forse l'ho scritto.......sto dando i numeri

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  8. Lo avevo immaginato, Viv, che fossi interessata al post.


    A quale book fotografico ti riferisci?

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  9. Grazie. Riprendo il tuo post per il mio ''...Cosi' e' se mi pare''.

    Vale

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  10. Si, come hai capito mi interesso di queste cose, e ormai da anni boicotto e cerco di far boicottare alcune industrie... specialmente quelle che sfruttano il lavoro minorile, altra tragedia immane e da combattere con tutte le nostre forze.

    Un post interessantissimo, e un blog, il tuo, davvero bello. Grazie per avermelo fatto conoscere, cercherò di diffonderlo il più possibile.

    L'ambiente mi sta a cuore, ed è per l'ambiente (oltre che per i minori) che mi batterò sempre, e cercherò di portare avanti i miei progetti.

    Anche se ci muoviamo in due settori diversi dell'educazione, le nostre finalità sono le stesse, e sarà bello confrontarsi.

    Grazie Annarita, a presto.

    Sandra - Janas

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  11. Cara Sandra, ho compreso che hai a cuore l'ambiente e altri ambiti, come la tutela dei minori. Ciò mi fa molto piacere perché non si è mai abbastanza a lottare per queste cause.


    Sono felice di averti incontrata.

    A presto.

    annarita

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