sabato 19 giugno 2010

INFORMAZIONI E COSCIENZA

L'ottimo nonché carissimo amico Paolo Pascucci di "Questione della decisione" ha elaborato, in risposta ad alcune mie domande relative ad un suo articolo, un'ipotesi  interessante sulle possibili relazioni tra informazioni e coscienza, riferite all'individuo.

In questa sua elaborazione, è andato a scomodare concetti quali entropia e negentropia, l'equazione di Boltzmann e quella di Shannon, la Teoria dell'Informazione!

A questo punto, non potevo non segnalare l'articolo su Scientificando. Grazie, Paolo!

Potete scaricare il pdf  da questo link  e leggerlo dal widget di Issuu in modalità full screen ("clic" al centro del widget).



14 commenti:


  1. Una cosa tostta questo articolo di Paolo! Ho letto anche l'articolo precedente sul suo blog e, in relazione a questo, vorrei chiedere a Paolo di darmi una delucidazione su come si distribuirebbe la coscienza che definisce organica sulle due coscienze classiche, la primaria e la secondaria.

    Grazie e complimenti!

    Ruben

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  2. Argomento a me incomprensibile, mi limito a lasciarti un saluto per una buona domenica. Bacione, Viviana

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  3. utente anonimo19 giugno 2010 22:03

    Cara Annarita, ho letto l'articolo di Paolo 
    e lascio qui un mio pensiero 


    Ho letto attentamente .

    Le coscienze secondo me ne sono molto di più

    Poi 'c'è quella superiore a tutte e  la più importante che  si tiene da parte e le dirige tutte a nostra insaputa

    Le emozioni non sono tutte uguali, come non sono uguali i rapporti umani che stabiliamo con il nostro prossimo e  si finisce  per trovarsi in sintonia con altri modi di vedere e di sentire e  si mette in moto dentro di noi quella che noi definiamo empatia.  Ma l'empatia è una cosa che si crea a soggetto a soggetto, nel senso che, posso trovarmi in sintonia con tante persone, ma in tanti modi diversi, e in questa diversità che  si mettono in moto le varie coscienze L'empatia è l'espressione del sentirsi in sintonia con altri  e per me tutto questo vuol dire solo una cosa, diventare coscienti anche  della coscienza di un'altro Solo attraverso la coscienza e il suo linguaggio che  mettiamo in moto le parti più intime di noi.

    Dunque,noi sentiamo e percepiamo attraverso le varie  coscienze, le quali, ci trasmettono diverse  emozioni, 
    Un po come i sensi che poi non sono sei, ma ne sono tanti di più 
     per questo  motivo che molte volte non ci capiamo neanche noi.
     

    Non so se mi sono spiegata, comunque le nostre mille sfaccettature forse non sono altro che  le nostre mille  coscienze che fanno di noi la varietà più bella di tutto il creato.

    Complimenti a Paolo 
    Grazie a te 
    bacio.

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  4. utente anonimo19 giugno 2010 22:06

    Rosaria il 3 commento è mio
    ciao 

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  5. Caro Ruben, per cercare di rispondere alla tua domanda scopro un po' le carte. Questa coscienza organica è qualcosa di molto simile all'inconscio.
    Il suo aspetto fondamentale, a mio dire, è che conosce più dei suoi equivalenti collassati nel mondo reale, sia come atto motorio che come parola che descrive quel mondo. Però, a suo vantaggio, c'è da dire che questo collasso nel mondo FA la coscienza, o meglio, le coscienze, quella del corpo motorio e quella del corpo simbolico/verbale.
    Noi conosciamo di più finchè questa conoscenza rimane per così dire inconscia ma la cosa brutta è che l'organismo non può decidere molto con questa sola conoscenza e in più non è capace di immettere quella quantità che è l'emozione e che è maggiore quando è coinvolto in prima persona rispetto a quando osserva altri.
    E' grazie al collasso nel mondo fisico che noi sperimentiamo o meglio siamo la coscienza, perchè l'insieme degli atti o parole (con annessa perdita di informazioni) sono il soggetto che li agisce e egli può agire nel mondo come un soggetto dotato di volontà.
    Un'altra ipotesi che faccio è quella della sostanziale uguaglianza delle emozioni, di tutte le emozioni, pure se mediate da differenti aree cerebrali. L'emozione senza un correlato nello spazio (cioè senza un oggetto su cui riversarsi) è solo un campanello di attenzione di un sistema elementare di gestione delle informazioni: si lascia l'onere della formazione del sistema qualitativo all'ambiente, che ci presenta di volta in volta tutte le diverse situazioni da affrontare (cibo, lotta, sesso...) e a noi chiede solo di immettervi una più o meno grande quantità di atti da compiere.

    Ehhhh Anna, finirai con il viziarmi mia cara. Grazie assai.
    Un grande bacione a te.
    Paopasc

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  6. Viv, la domenica è quasi trascorsa. Ti auguro quindi un buon inizio di settimana.

    Un bacione e a presto.
    annarita

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  7. Rosaria, ti sei spiegata benissimo...se devo essere sincera a me una coscienza basterebbe e avanzerebbe. Mille sono decisamente troppe per le mie forze!

    Ma Paolo, da studioso della mente, ipotizza che ce ne siano tre. La sua teoria è affascinante. Aspettiamone gli sviluppi.

    Bacioni, Rosaria.

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  8. Non ti vizio no, Pa! I tuoi lavori meritano e of course...

    Ricambio il gran bacione.

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  9. Pa, sintetizzando avremmo tre coscienze: motoria connessa agli atti, verbale o simbolica, e una terza coscienza che tu chiami organica. Questa terza coscienza potrebbe essere equiparata ad una specie di supercoscienza, inconscia ma che vigila sulle altre due in un certo senso?

    Non è una teoria semplice, sai?

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  10. Mmmm, no forse è troppo arzigogolata...vediamo.
    Uno i linguaggi: un grado di libertà, quello motorio, che agisce sulle superfici, topologia bidimensionale;
    due gradi di libertà, il linguaggio simbolico, sulla superficie e sotto la superficie.
    Poi c'è lei, la conoscenza estesa, di tutto il sistema nervoso: solo che ha bisogno di essere trasferita nel mondo. Quando lo fa collassa, e in ciò perde qualcosa. L'ho chiamata in maniera inesatta coscienza, perchè non è coscienza come la intendiamo. Due autori parlano della conoscenza come della partecipazione all'evento. Il sistema nervoso entra in risonanza con il fenomeno. ma questo non serve all'organismo: la conoscenza che acquista deve servirgli a qualcosa, le coscienze primaria e secondaria (quest'ultima solo per noi) sono la scelta, la rinuncia all'assoluto per il relativo.
    Forse un po' troppo melodrammatica, la cosa.
    Comunque questa dovrebbe essere la direzione, per me.
    Sappiamo più di quel che diciamo e facciamo, le due coscienze non esauriscono tutto, anzi, sono una limitazione.
    Ma bisogna trovare i correlati, un modello matematico, magari geometrico, spiegare com'è che la rete sa cos'è il sè, com'è che può avere un'autocoscienza e, in definitiva, spiegare l'intelligenza con un algoritmo. Questo vorrei fare. Ma attenzione, non è detto che la logica che sostiene questa teoria sia quella classica.
    Il sistema nervoso è un metodo potente, per fare cosa? Le piante non ne sono dotate, e stanno ferme, gli animali si, e si muovono.
    Buona notte.
    paopasc

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  11. Penso di avere afferrato con questa ultima delucidazione...però arrivare a  spiegare l'intelligenza con un algoritmo non è un'impresa facile.

    Beh, io ti seguo. Vediamo dove mi porti...

    Notte, Pa!

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  12. utente anonimo22 giugno 2010 20:59

    Complimenti  Paolo, per i bellissimi articoli e per il vivace "carteggio virtuale" con Annarita. Dalla  lettura , non facile, devo dire, per la complessità e la delicatezza dell'argomento sono stata indotta alla riflessione, da cui ho tratto delle conclusioni che così sintetizzo:
    ogni essere vivente , in quanto tale, ha bisogno di uno scambio continuo di informazioni con l'esterno. Ma chi gestisce la comunicazione e la gestione di queste informazioni? Chi è il "sistema operativo" responsabile di ciò? Deve esserci in ogni essere un qualcosa( coscienza organica?..), che lo rende cosciente della sua globalità, una sorta di coscienza unitaria delle informazioni insita nella struttura stessa naturale di ogni individuo e perciò organica. Essa deve essere capace di comprendere e gestire il caos delle informazioni esterne, seguendo dei criteri di priorità di scelta e, come tu scrivi, "sacrificando un surplus di conoscenze sull'altare della decidibilità".(Come fa a fare ciò? Perché è così intelligente? E' quest ' intelligenza che vorresti spiegare con un algoritmo? E secondo quale logica, se non è quella classica?....Con la fuzzy logic, per caso? Molto interessante questa cosa!). Tale coscienza si manifesta nei due livelli: coscienza primaria e coscienza secondaria. Queste hanno in comune la caratteristica che per ambedue agisce il linguaggio. Per la prima questo lo fa a livello corporeo, fisiologico, una specie di processo selettivo e di codifica di stimoli(tu hai parlato di emozioni), per permetterne la comunicazione. Per la coscienza secondaria ,invece, il linguaggio agisce in forma verbale e a livello mentale. Tale coscienza(un po' "antipatica", direi), convinta della propria superiorità a livello conoscitivo, mostra la tendenza a disconoscere l' "umile" primaria, senza rendersi conto che è proprio l'esistenza di quest' ultima la condicio sine qua non perché essa si possa  manifestare e rendere l'individuo autocosciente...
    E io, di certo, non ho capito...niente! Ma non fa nulla ! L'argomento è interessante ed affascinante comunque!
    Grazie per le belle cose che scrivi. Un caro saluto a te e ad Annarita
    M.I

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  13. Maria carissima, ricambio il saluto. Giornata impossibile, oggi!

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  14. utente anonimo24 giugno 2010 01:16

    Grazie, Paolo! Assolutamente affascinante! E chi ti molla più!. Laddove ci sono..."neuroni" in gioco, per me è un invito a nozze". Grazie per il "minicorso accelerato on line e soprattutto per la ...pazienza!".
    Un caro saluto a te e alla nostra carissima Annarita.
    M.I

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