sabato 16 ottobre 2010

MANDELBROT


Questa mattina, circolava su Twitter  e su Facebook  la notizia della scomparsa di Benoît B. Mandelbrot, che, al momento in cui sto scrivendo, ha trovato un riscontro su Wikipedia italiana, mentre Wikipedia inglese non ne fa parola.

Gravità Zero ne ha parlato qui.

Potete leggere su wikipedia particolari sulla sua vita e sui suoi studi, se non conoscete nulla di questo grande.


Cito solo alcuni passaggi significativi:

Oltre alla riscoperta dei frattali in matematica,  [Mandelbrot] dimostrò che essi possono essere la chiave di lettura delle forme presenti in natura, dando il via ad una particolare sezione della matematica che studia la teoria del caos.

Nel 1993 gli è stato conferito il prestigioso premio Wolf per la fisica, "per aver trasformato la nostra visione della natura".

Il 19 marzo 2007 ha tenuto una "Lectio Magistralis" dal titolo "Il liscio, il ruvido e il meraviglioso" durante il Festival della Matematica a Roma.

L'Università degli studi di Bari gli ha conferito la laurea honoris causa in Medicina e Chirurgia il 13 novembre 2007 con la seguente motivazione: "La visione altamente unificante del fenomeno della vita che ci offre il professor Mandelbrot, si riflette in campo medico con un approccio unitario, prima sconosciuto, alla malattia e alla persona malata". In occasione del conferimento della laurea, il prof. Mandelbrot ha tenuto una lectio magistralis intitolata "Fractals in Anatomy and Physiology", nella quale fra l'altro affermava:

    « Il concetto di base che unisce lo studio dei frattali alle discipline come la biologia e quindi anatomia e fisiologia parte dalla convinzione di un necessario superamento della geometria euclidea nella descrizione della realtà naturale. Volendo essere molto sintetici, i frattali servono a trovare una nuova rappresentazione che parta dall'idea di base che il piccolo in natura non è nient'altro che una copia del grande. La mia convinzione è che i frattali saranno presto impiegati nella comprensione dei processi neurali, la mente umana sarà la loro nuova frontiera. »


Il febbraio scorso,  la rivista  Alice & Bob  di MATEpristem pubblicava sul n.15 un mio articolo dal titolo La geometria frattale descrive la natura.
Consideratelo come il mio modesto omaggio a questo grande studioso, che ha aperto nuove frontiere della conoscenza.

Concludo con alcune bellissime immagini di frattali.


Da Digital Art Gallery by Mimmo Nadile - Fractal Images.






Il sito ufficiale di B. Mandelbrot.


AGGIORNAMENTO: ho appena letto sul NYT  Benoit Mandelbrot, Mathematician, Dies at 85.




6 commenti:

  1. utente anonimo16 ottobre 2010 19:44

    Ci ha restituito l'ordine dal caos, "ha trasformato la nostra visione della natura", descrivendola con la sua geometria frattale, che ne esprime tutta la bellezza; ha aperto la strada a un nuovo grande progetto: la comprensione dei processi neurali della mente umana attraverso i frattali.....
    Il mondo matematico subisce una grande perdita, ma è enorme l'eredità che questo grande scienziato ci lascia.

    Grazie Annarita per il tuo bellissimo e significativo omaggio!
    Un abbraccio,
    maria I.

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  2. Tra le altre cose i blog possono svolgere un importante ruolo di divulgazione in campo scientifico. Grazie Annarita per il tuo prezioso contributo. Un abbraccio, Fabio

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  3. Il mondo molto spesso dimentica. 
    Bacione 

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  4. Grazie per questa comunicazione e per il tuo enorme contributo.
    La tua passione va oltre ed è sempre alla ricerca di notizie interessanti da divulgare, complimenti cara!

    un abbraccio domenicale
    annamaria

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  5. Cari amici, vi ringrazio cumulativamente per i vostri significativi e graditi commenti

    Un abbraccio.

    annarita

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  6. Ciao Annarita,
    anche io devo ringraziarti dell'omaggio a Benoit Mandelbrot, la cui novità assoluta di pensiero, lucidità e rigore sono state coniugate con un senso della bellezza e della libertà notevoli.
    Possiamo dire che abbia liberato la nostra descrizione della natura dalla "necessità della liscezza", che col calcolo infinitesimo classico ha sempre inchiavardato il nostro pensiero, riconoscendo come la singolarità sia un tratto essenziale della natura.

    Massimo

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