mercoledì 5 gennaio 2011

ANORESSIA...PARLIAMONE

Non ho mai toccato, sino a questo momento, la problematica dell'anoressia per il semplice motivo che  ho un gran rispetto delle tante giovani che si dibattono nel vortice di questo buco nero, e, non essendo io un'esperta dell'argomento, ho preferito non aggiungere vanamente parole a parole.

Ho, però, la fortuna di aver conosciuto in rete Veggie, una straordinaria ragazza, che, con gran coraggio ha lottato per uscirne fuori e continua a lottare. Non solo, Veggie è al quarto anno di medicina e cura il blog "Anoressia: After dark", attraverso il quale fornisce generosamente aiuto alle ragazze che soffrono di disturbi alimentari e di anoressia, in particolare. Così ho pensato che poteva parlarne lei che conosce il problema dall'interno e possiede, contemporaneamente, sufficienti competenze mediche.

Qualche giorno fa, ha pubblicato il post "Complicanze", in cui allegava  il documento "Complicanze Mediche dei DCA".

Queste le sue parole di accompagnamento al documento: "...La scelta del sintomo anoressico, la scelta della restrizione alimentare, è certamente una scelta consapevole. Quello che invece, molto spesso, non è pienamente o affatto consapevole, è tutta la pletora delle complicanze medico-fisiche cui si va necessariamente incontro con un DCA.

Perciò, in qualità di protomedico, ciò che vi propongo è proprio questo: dare un’occhiata a quelle che sono le complicanze mediche derivanti dai DCA. A tal proposito, ho redatto un file che potete scaricare...
"

Il documento è stato redatto da Veggie insieme ad Alex, uno studente che frequenta il 4° anno di medicina.

Ho chiesto a Veggie perché ha aperto il blog "Anoressia: After dark". Questa la sua risposta:

Ho aperto questo blog per aiutare le ragazze che soffrono di disturbi alimentari e di anoressia in particolare, per supportare tutte coloro che stanno percorrendo la dura strada del ricovero, ed anche per tenere me stessa nella giusta corsia dopo tanti anni passati ad andare a 200 Km/h contromano. Anch’io ho lottato e sto tuttora combattendo. Quando ho attraversato i miei momenti più bui, mi sarebbe piaciuto avere accanto o comunque poter in qualche modo comunicare con qualcuno che avesse passato quello che stavo passando io, e che quindi potesse veramente capirmi. Non semplicemente comprendermi, ma realmente capirmi. Mi sarebbe piaciuto leggere gli scritti di qualcuno che sapeva cosa volesse dire essere ricoverata causa anoressia. Perciò ho voluto provare a far questo col mio blog. È un qualcosa che riguarda la speranza. È un qualcosa che riguarda la forza. È un qualcosa che riguarda i momenti di oscurità che dobbiamo attraversare per raggiungere la strada della luce, un obiettivo veramente importante oltre il dolore e la confusione dell’anoressia”.

E poi le ho chiesto ancora di parlare, lei che l'ha conosciuta bene, della bestia nera di nome "Anoressia".

Veggie non si è tirata indietro e, da giovane donna generosa qual è, ha accettato volentieri di farlo.

Leggete le sue parole schiette e prive di retorica,...e meditate...meditiamo.

"Più sottile del mal sottile, più esotico del mal celtico, più oscuro del male oscuro.
Segna i nostri tempi androidi col rosso e blu della costanza d’errore, prende le forme tenere di adolescenti e si diverte, con passione e precisione, a cancellarle tratto a tratto, deformando e corrompendo fino a distruggere.
Anoressia è la definizione scientifica: un nome per un tempo, onomastica fuori dal tempo al male di vivere.
Un male di cui non sempre si muore, più spesso il destino individuale ce lo mette a fianco, moderno “fiore in bocca” indicandocelo nel tempo futuro come costante, fedele compagno. Già, di anoressia si vive, divorando se stessi a bocconi avidi e imparando, poi, a mantenere quel poco che serve a continuare la missione prometeica di ricostruire il corpo “infame” per poter tornare a divorarlo.

Il DSM-IV ne descrive i criteri diagnostici quali:

1) Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l'età e la statura (per esempio: perdita di peso che porta a mantenere il peso corporeo al di sotto dell'85% rispetto a quanto previsto, oppure incapacità di raggiungere il peso previsto durante il periodo della crescita in altezza, con la conseguenza che il peso rimane al di sotto dell'85% rispetto a quanto previsto).

2) Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso.

3) Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.

4) Nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi. (Una donna viene considerata amenorroica se i suoi cicli si manifestano solo a seguito di somministrazione di ormoni, per esempio estrogeni).

Ne evidenzia inoltre 2 sottotipi :

1) Con Restrizioni: nell'episodio attuale di Anoressia Nervosa il soggetto non ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).

2) Con Abbuffate/Condotte di Eliminazione: nell'episodio attuale di Anoressia Nervosa il soggetto ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).

Ma l’anoressia è molto, molto di più di quanto un manuale possa riuscire a descrivere.

È l’interiorità. La necessità di provare a tenere sotto controllo ogni ambito della propria vita. La voglia di uscire da una soffocante cortina di mediocrità per provare a sentirsi speciali. Migliori. Diverse. Uniche. Noi stesse. Controllare l’alimentazione dà un gran senso di potere. Fa sentire il controllo, la soddisfazione, la certezza che si possa portare a termine tutto quello che si desidera. Poco conta che l’esito finale sia l’autodistruzione. Il corpo è solo una mera estensione della mente. Per arrivare al controllo assoluto, al potere assoluto, alla meta assoluta, siamo disposte a sacrificarlo. Forza e controllo, l’essenza. In una parola: onnipotenza.

Cosa cela tutto questo? Io credo che in realtà sia vivere e preservarsi l’obiettivo cui tutte aneliamo. Ed è esattamente in questo modo che si percepisce inizialmente l’anoressia: come l’unico modo a disposizione per vivere e preservarci. È paradossale, ma quella forma di autolesionismo che è l’anoressia può apparire come l’unico modo per salvarsi la vita.

Certo, la società attuale che crea malattie delle quali poi la gente si ammala. Ma cosa chiede ai soggetti sani? Di correre, di sottostare al bombardamento d’informazioni costanti, di non tremare di fronte alle miriadi di notizie di abomini, morti, carneficine che si sentono da per tutto alternate alla famiglia Mulino Bianco, a bellezze costruite ed artificiose, a puttanate sparate sulla morale, su cosa è giusto e cosa è sbagliato. La società attuale chiede superficialità, ignoranza, omologazione. Chi si ferma a pensare, chi si prende un po’ di tempo, perde tempo. Da questo punto di vista, il problema sta forse nella nuova idea di “normalità” che sembra voler soffocare l’alterità, l’intimità, la differenza, la conoscenza. Trovare un proprio spazio (preservandosi) in questo calderone non credo sia facile se si vuole mantenere noi stesse. Ci vuole tempo per trovarlo. Non siamo macchine.

La scelta dell’anoressia è la scelta di morire per riuscire a vivere. Ma siamo come fenici e si risorge dalle nostre ceneri, continuamente. Si lotta e si va avanti. Una lotta che dura una vita
."

Io non ho niente da aggiungere perché non saprei cosa dire. Quanti di voi si troveranno a leggere questo post riflettano a lungo sulle parole di Veggie perché descrivono la realtà dell'anoressia per quella che realmente è! Non è un racconto indiretto, ma quello di una esperienza realmente vissuta.

Riflettiamoci su tutti, nessuno escluso, perché il problema è di tutti noi, anche di chi pensa che non sia affare suo...

Grazie, Veggie.


Scaricate il documento "Complicanze Mediche dei DCA" e diffondetelo come potete.


Riferimenti per la stesura del documento:

American Psychiatric Association (APA), “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV)”, American Psychiatric Press, 1994; trad. it. Milano, Masson, 1995.




15 commenti:

  1. Mamma mia...!!!
    In questo post hai scelto un argomento delicatissimo del quale, come dici bene tu, è meglio lasciar parlare chi ha vissuto sulla propria pelle un'esperienza così "forte".
    E Veggie lo fa in modo diretto e coraggioso.
    Ammirevole ed "eroica" la forza con cui ha strappato prima se stessa dalla "bestia nera" ed ora, con cui cerca di dare una mano a chi come lei, "sceglie di morire per riuscire a vivere".
    Chi meglio di Veggie può, prima di tutto con il suo esempio, poi con la sua competenza, essere un supporto reale fatto di esperienza diretta e di gran cuore? Non esistono "professoroni" o "manuali per l'uso" che possano essere minimamente paragonati al beneficio che le parole ed i consigli, di chi prima di te ci è passato, possono darti.
    La condivisione del problema, la sua conoscenza profonda e la disponibilità a provare a risolverlo insieme, questo è importante, questo è quello che, io credo, cerchino coloro che disperatamente chiedono aiuto. Per questo dobbiamo guardare a Veggie con profonda ammirazione, perchè apre uno spiraglio alla speranza e spero vivamente, anzi sono sicuro, che già qualcuno la sta ringraziando.

    Grazia Annarita per averci fatto conoscere questa stupenda persona.
    Un salutone
    Marco



    RispondiElimina
  2. Grazie a te, Marco, per avere apprezzato. Non è facile commentare l'articolo, ma tu, pur avendo solo 15 anni, hai saputo farlo in modo sensibile e delicato.
    Sì, le persone di fronte a questi argomenti preferiscono tacere evidentemente, però il post è tra quelli più visitati oggi. Ha già ricevuto più di 150 visite sin'ora e questo significa che ci sono molte persone cui l'argomento interessa.

    Lo scopo dell'articolo direi che è stato raggiunto.

    Un bacione.
    annarita.

    RispondiElimina
  3. utente anonimo5 gennaio 2011 18:20

    Complimenti a Veggie per il blog aperto 
    dove parlare dell'anoressia o disturbi alimentari 
    può aiutare senz'altro a chi in questo momento ne ha di bisogno
    Quale cattedra migliore di quella di Veggie?
    Questo dimostra quando siano vere le parole della sua intervista

    "Quando ho attraversato i miei momenti bui, mi sarebbe piaciuto 
    avere accanto o comunque poter comunicare con qualcuno
    che avesse passato quello che stavo passando io, e che quindi
    potesse veramente capirmi. Non semplicemente comprendermi".

    Queste parole cara Veggie danno l'idea forte
    di quando ci si può sentire soli e la comprensione
    non basta, bisogna capirle le cose e solo chi 
    le ha vissuto o le vive sulla sua pelle,
    può Capirle.Aprire un blog per Capire e parlarne 
    è necessario, più che importante.

    Verrò a visitare il tuo blog, e son sicura che ci resterò
    Ti auguro tante cose belle ma quello che più ti auguro
    che questo seme di speranza che offri al mondo
    attraverso questa rete..sia l'angolo più fiorito
    e che ogni fiore rinasca piàùbello e più forte.
    E sarà merito tuo
    Adesso hai un meraviglioso compito da portare avanti


    Grazie carissima Veggie per questa tua testimonianza 
    cosi ricca d'amore e di speranza 

    Annarita grazie anche a te 
    sempre attenta a tutto
    anche questa è scienza,
    la scienza del cuore dove
    i suoi codici  tutto sono
    tranne numeri. 
    Tra te e Veggie avete scritto una bella pagina
    d'amore  e di speranza 
    e questi sono i  soli codici che il cuore conosce.

    Un abbraccio a tutte e due.

    Rosariella



    RispondiElimina
  4. Nel numero di questo mese delle Scienze, Karl Deisseroth, psichiatra e bioingegnere,  fa queste affermazioni: "Malgrado i lodevoli sforzi di clinici e ricercatori, la nostra limitata comprensione delle radici della malattia psichiatrica ostacola la ricerca di cure, e contribuisce allo stigma che pesa su questo enorme problema, la causa principale al mondo di anni di vita perduti, per morte o per invalidità." (neretto mio)
    Un'altra cosa notevole, e che spesso sospetto essere presente in chi ha sofferenze psichiche, è quella che dice Veggie:
     "Quando ho attraversato i miei momenti più bui, mi sarebbe piaciuto avere accanto o comunque poter in qualche modo comunicare con qualcuno che avesse passato quello che stavo passando io, e che quindi potesse veramente capirmi. Non semplicemente comprendermi, ma realmente capirmi".
    La presenza di qualcuno che ti capisca, che non ti faccia sentire un "diverso" e non ti induca perciò a chiuderti a riccio.
    In questo senso, ogni conquista sul funzionamento della mente, è un mattone che contribuisce alla costruzione generale della propria salute.
    Molte brave entrambe.
    Paopasc

    RispondiElimina
  5. utente anonimo5 gennaio 2011 19:19

    “Non c’è cieco peggiore di chi non vuol vedere” – questo è.
    Entra da un orecchio ed esce dall’altro.
    Ma lo sappiamo quali danni determina l'anoressia. Noi che ci siamo dentro da anni ed anni, lo sappiamo. Magari non con la ricchezza di dettagli medici del documento redatto da Veggie ma, a livello base, lo sappiamo. Eccome se lo sappiamo. Non credo ci sia nessuna così sciocca da pensare che non si ritroverà con un fisico disastrato.
    Solo che, quando si è completamente dentro all'anoressia, non ce ne frega nulla. Perché l’esaltazione nel restringere, il senso di controllo, la soddisfazione, quell’illusoria sensazione d’onnipotenza, trascende completamente la consapevolezza delle torture cui stiamo sottoponendo il nostro corpo. Il corpo è il mezzo. L’unica cosa di cui c'importa è il fine. In mezzo - niente.
    Sì, è la distruzione fisica (agognata/temuta(?)) quello cui si arriva, niente da eccepire. Ma per arrivarci si passa in mezzo all’esaltazione. È per questo che ci freghiamo. Che ci tappiamo le orecchie di fronte a quello che dovremmo sentire, che ci tappiamo il cervello di fronte a ciò su cui dovremo ragionare.
    Perché, in fin dei conti, pensiamo che se tutte quelle beghe di conseguenze sono lo scotto da pagare per aver voluto provare l’estasi, allora il prezzo è equo.
    Ed è questo il paradosso dell'anoressia.
    Ed il suo incubo.

    Jonny

    RispondiElimina
  6. Ricambio, rosaria. Grazie del commento lasciato.

    Bacione.

    RispondiElimina
  7. Concordo, Pa. Grazie.

    Io non fo fatto nulla di particolare se non postare l'articolo.

    RispondiElimina
  8. Perché, in fin dei conti, pensiamo che se tutte quelle beghe di conseguenze sono lo scotto da pagare per aver voluto provare l’estasi, allora il prezzo è equo.
    Ed è questo il paradosso dell'anoressia.
    Ed il suo incubo.


    Jonny, benvenuta! Ho sempre letto i tuoi commenti da Veggie. Mi hai colpita per l'intelligenza e la durezza. Sì, la durezza verso te stessa.

    La chiusura del tuo commento racchiude  il nodo del problema. Non ho parole da dire, come già affermato nel post, né consigli da dare.

    Posso solo tifare per tutte voi.

    annarita

    RispondiElimina
  9. L'anoressia, la bulimia. Sono, a mio avviso, un drammatico modo di esprimersi di un male sempre più vastamente diffuso nel mondo moderna: la dissociazione tra forma e contenuto che realizziamo nella nostra vita, nel nostro modo di pensare. Ipocrisia e falsità di chi esercita il potere ci hanno portato, nei secoli, a distinguere la realtà non dalla forma con cui funzionalmente si manifesta, ma dalla forma con cui ci viene indicata, descritta, imposta. E' la nostra ultima ed inutile difesa dalla schiavitù in cui, inconsapevolmente, siamo ridotti.
    Bulimia ed anoressia oggi interessano sempre più anche i maschi e sempre più diffusamente nel mondo, anche in paesi che consideravamo del III mondo.
    In fondo sono individui che cercano di risolvere il conflitto con la realtà, piena di contraddizioni conseguenti gli inganni e gli sfruttamenti del potere, identificandosi con una forma perfetta, che pure però è stata indicata ed imposta dallo stesso potere. Non hanno possibilità di uscita, possono solo, perseguendo con ancor maggiore determinazione il loro tentativo di soluzione ( realizzare in se la forma perfetta) raggiungere la propria autoeliminazione che è la forma estrema di rifiuto della falsità che fuggono. Non a caso, nelle parole toccanti di Veggie c'è l'anelare alla vicinanza umana di un nostro simile capace di patire con noi, (quella che con termine falsamente morale definiamo compassione), capace di riconoscersi in noi e di essere vero, sincero, come vogliamo essere noi e come vorremmo essere sentiti.
    Spero che, pur nella sintesi estrema, abbia espresso in maniera intellegibile come la penso.

    RispondiElimina
  10. utente anonimo5 gennaio 2011 23:36

    Ciaooo!!!!!!
    Sono Wolfie, sto cercando di uscire dalla bulimia, e arrivo qua dal blog di Veggie, e per prima cosa ti ringrazio per aver re-bloggato il documento, perchè credo sia veramente molto importante!!!!!!!!
    Come scrivevo anche sul blog di Veggie, sebbene io non abbia competenze mediche perchè seguo tutt'altro tipo di studi universitari, ho comunque sempre saputo che, in una certa meniera, stavo “torturando” il mio corpo ogni volta che mi mettevo davanti alla tazza del water. Il problema è che in quei momenti, per quanto si possa sapere che quello che si fa è sbagliato, il farlo comunque è un qualcosa di più forte di noi! Anche se sapevo che era sbagliato, che mi faceva male, non riuscivo a non vomitare, era come una “dipendenza”! Avevo troppa paura delle ripercussioni psicologiche che il mancato vomito post-pasto avrebbe sortito per essere veramente preoccupata delle ripercussioni fisiche.
    Fortunatamente adesso ho un livello di consapevolezza maggiore, e cerco di non farmi più così male, per quanto forte in certi momenti possa essere la sensazione di ricadere in quei comportamenti sbagliati.
    In ogni caso, è vero: sapere certe cose sulle complicanze mediche dei dca di certo non impedisce che portiamo avanti certi comportamenti, però ritengo comunque sia importante sapere certe cose, perché ci può aiutare a schiarirci il pensiero su quello che stiamo facendo.
    Grazie anche per le bellissime parole d'incorabbiamento che hai scritto nei tuoi commenti, e grazie a tutti i lettori del blog per le bellissime cose che hanno scritto nei loro commenti!!!!!!!!!
    Un bacio a tuttiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    RispondiElimina
  11. Grazie a te per il bellissimo commento, cara Maria.

    Un abbraccio.

    RispondiElimina
  12. Spero che, pur nella sintesi estrema, abbia espresso in maniera intellegibile come la penso.

    Caro giuseppearmando, ti sei espresso con incisività. Le tue considerazioni sono condivisibili e toccano aspetti significativi.

    Grazie.

    Un caro saluto.

    RispondiElimina
  13. Ciao Wolfie, benvenuta anche tu. Ti ho letto sempre sul blog di Veggie come ho letto con attenzione i commenti di tutti perché mi hanno consentito di comprendere di più.

    Da madre e insegnante, il problema non può non appartenermi come non può non appartenere a chiunque si senta parte di questa nostra sofferente società

    Il tuo commento ha aggiunto un altro prezioso tassello a questo thread.

    Grazie e lotta, lottate, per riprendervi la vostra vita.

    Un abbraccio.
    annarita

    RispondiElimina
  14. Innanzitutto vorrei ringraziare tutti coloro che hanno commentato qua sopra... tutti coloro che hanno scaricato il file... e tutti coloro che contribuiranno alla sua diffusione... GRAZIE, grazie davvero a tutti, di cuore... siete meravigliosi...
    Tutto quello che, altro, da parte mia posso lasciare, consono a questo post e ai vostri commenti, è una poesia che ho scritto qualche anno fa...

    "Una bomba interiore, che lo si voglia o meno
    È chiaro che mi faccia paura e che mi allarmi
    Perché è temibile come qualsiasi altro tipo di veleno
    Perché distrugge come tutte le altre armi
    La pistola è carica, il mio petto langue
    Tra il proteggermi e il combattermi troppe energie disperdo
    Il volto, i capelli sono ricoperti di sangue
    È una guerra con me stessa per cui se vinco perdo
    La difesa ed i nemici spesso si confondono
    Negli occhi vige un fastidioso ed irritante bruciore
    Se richiamo i miei soldati, questi non rispondono
    Non ci sono alleati
    Se la battaglia è interiore
    Da una parte uso la fionda
    Dall’altra un cappio stretto
    Mentre un occhio fa la ronda
    L’altro resta a letto
    È un conflitto delirante che sa solo infondermi
    Un senso di impotenza anche dentro al carro armato
    So dove trovarmi perché so dove andrò a nascondermi
    E m’inseguo inutilmente senza fiato
    Istinto di sopravvivenza contro istinto di autodistruzione
    Generano una guerra nel suo dramma comica
    Da una parte mi difendo, dall’altra ho l’ambizione
    Di gettare dall’aereo la spaventosa Atomica
    La tenda dei compagni è mostruosamente vuota
    E squarta i tramonti come fosse un vessillo
    Sciorinato in un delirio di origine a me ignota
    Che si trasforma nella mente nel millesimo assillo
    Probabilmente l’io-comandante inseguiva un’illusione
    Probabilmente l’io-dominante non ha trovato soluzione
    O forse semplicemente un io-mostro mi ha assediata
    E nei suoi occhi - pur essendo i miei - non mi sono identificata
    In una mano tengo il cerino
    dall’altra è pronto l’estintore
    mi sento solo un moscerino
    che ronza il suo dolore
    E pur essendo la mia fatica indecifrabile e spietata
    Chi mi guarda mi vede folle, troppo fragile e bloccata
    L’io-nemico mi ferisce e mi sotterra
    L’io-altro risponde pronto e tenace
    L’io-stanco vorrebbe ribellarsi a questa guerra
    E quello che prevale alla fine è l’io-incapace
    Così che quando al crepuscolo mi piego
    Sopra le zolle, distrutta da uno sforzo ignobile
    Senza un dio e senza un uomo nonostante tutto prego
    Chiedendo a me di non rimanere così immobile
    Poi vado al fuoco a riscaldare la solitudine
    Per ogni arco preparo qualche freccia
    Mangio un po’ d’aria, come consuetudine
    Per perdere la linfa e far restare la corteccia
    E il giorno dopo, il giorno dopo l’assedio
    Ed io pronta a pararmi e poi colpirmi
    Nella ricerca di un inutile rimedio
    Per far dire a me stessa ciò che mai ho saputo dirmi
    E c’è caos tra gli orizzonti rossi delle trincee
    Dove corro per trovare riparo
    E tutto questo confonde anche le mie idee:
    se lotto contro di me
    se non a me
    a chi sparo?"

    E sono sempre qui. Ma lotta, la lotta che intendo, non è questa. La lotta che intendo è la quotidiana accettazione della bellezza disarmonica di ciascuno di noi contro mille e poi mille resistenze. È la corsa forsennata verso farfalle che non si lasciano acchiappare. Tra pietre e farfalle, pur di avere “qualcosa subito”, in questo mondo che corre troppo, si possono raccogliere pietre all’infinito, riempirsi di immobilità e di morte all’infinito, in fondo sono più accessibili, non volano via, sono molto più rassicuranti. Ma la vita è qualcosa che sguiscia, che vuole essere inseguita, è qualcosa di leggero e fragile, solo sfiorarle un’ala può comportare la fine del suo volo. Eppure la morte non riempie mai. Lascia un vuoto simile al buco allo stomaco. Credo che sia la vita ciò di cui tutti si ha fame.

    VEGGIE

    RispondiElimina
  15. Cara Veggie, ti ringrazio ancora una volta anche per questo bellissimo commento.

    In bocca al lupo per ogni cosa.

    Un abbraccio grande.

    annarita

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...