sabato 13 agosto 2011

Come La Capacita' Di Parlare Ha Trasformato L'umanita'

Mark PagelCome la capacità di parlare ha trasformato l'umanità” si riferisce al contenuto dell’intervento effettuato al TEDGlobal 2011 dal biologo Mark Pagel.

Egli descrive una teoria intrigante sul motivo per cui gli esseri umani hanno sviluppato un sistema complesso come il linguaggio.

Nella sua ipotesi, la capacità di parlare è una componente di una "tecnologia sociale" che ha consentito alle prime tribù umane di sfruttare un nuovo potente strumento: la cooperazione.



Nel video, potete seguire il suo discorso con i sottotitoli in Italiano





Di seguito, la traduzione a cura del Ted translator Gianluca Finocchiaro, sulla quale sono intervenuta diffusamente per sistemare la punteggiatura, spesso la costruzione del periodo (consecutio temporum inclusa) e, non di rado, per sostituire termini più appropriati che rendessero comprensibile il significato originale. Di tale operazione, che ha richiesto non poco tempo, me ne assumo  la responsabilità.


*****



Ognuno di voi è dotato del tratto più potente, pericoloso e sovversivo mai generato dalla selezione naturale. E' una tecnologia neurale uditiva che serve a cambiare la mente delle persone. Ovviamente parlo della vostra capacità di parlare perché vi consente di trasferire un pensiero dalla vostra mente direttamente alla mente di un'altra persona e gli altri possono fare lo stesso con voi, senza effettuare alcuna operazione chirurgica. Invece, quando parlate, in realtà state utilizzando una forma di telemetria che non è così diversa dal telecomando che usate per la televisione. La differenza è questa: il telecomando utilizza pulsazioni di luce infrarossa, mentre il linguaggio utilizza pulsazioni discrete di suono.

E come utilizzate il telecomando per cambiare le impostazioni della televisione nel modo che preferite, così utilizzate il linguaggio per alterare le impostazioni del cervello di qualcun altro per perseguire i vostri interessi. I geni parlano attraverso i linguaggi per ottenere ciò che vogliono. Immaginate il senso di meraviglia di un bambino che scopre per la prima volta di poter ottenere che gli oggetti si spostino nella stanza come per magia (e forse anche verso la sua bocca), semplicemente emettendo un suono.

Il potere sovversivo del linguaggio è stato riconosciuto storicamente dalla censura, con il divieto di leggere certi libri, di usare certe frasi e di dire certe parole. In realtà, la storia della Torre di Babele nella Bibbia è una favola ed un avvertimento sul potere del linguaggio. Secondo quella storia, i primi uomini hanno immaginato di poter costruire una torre che li avrebbe portati direttamente in paradiso, utilizzando il loro linguaggio per lavorare insieme. Dio, adirato da questo tentativo di usurpare il suo potere, distrusse la torre, e, per assicurarsi che non sarebbe mai stata ricostruita, divise le genti dando loro lingue differenti -- li confuse dando loro diverse lingue. Questo conduce alla meravigliosa ironia che le lingue esistono per impedirci di comunicare.

Anche oggi, sappiamo che ci sono parole che non possiamo usare, frasi da non pronunciare perché, se lo facessimo, potremmo essere assaliti, imprigionati, o addirittura uccisi. E tutto questo per uno sbuffo d'aria emesso dalle nostre bocche.
Tutto questo trambusto perché uno solo dei nostri caratteri distintivi suggerisce che c'è qualcosa che vale la pena di essere spiegata: come e perché questo tratto notevole si è sviluppato e perché solo nella nostra specie? E' piuttosto sorprendente che, per ottenere una risposta alla domanda, si debba considerare come gli scimpanzé utilizzino gli strumenti. Il fatto che gli scimpanzé usino degli strumenti è da noi considerato come un segno della loro intelligenza. Ma, se sono davvero così intelligenti, perché utilizzano un bastoncino per estrarre le termiti dal terreno invece di una pala? E, se sono così intelligenti, perché rompono le noci con un sasso? Perché non vanno semplicemente a comprare, in negozio, noci sgusciate che qualcuno ha già aperto per loro? Perché no? Del resto noi lo facciamo.

Il motivo per cui gli scimpanzé non lo fanno è che non hanno una capacità definita, da psicologi e antropologi, come apprendimento sociale. Sembra mancare loro l'abilità di apprendere dagli altri, copiando ed imitando o semplicemente guardando. Di conseguenza, non posso migliorare le idee altrui o imparare dai propri errori -- o trarre beneficio dalla saggezza altrui. Quindi, non fanno altro che ripetere sempre la stessa cosa. In realtà, potremmo tornare dopo essere stati lontani un milione di anni e troveremmo gli scimpanzé intenti a fare sempre la stessa cosa con gli stessi bastoncini per le termiti e ad usare gli stessi sassi per aprire le noci.

Potrebbe sembrarvi arrogante o tracotante. Come facciamo a saperlo? Perché è esattamente ciò che faceva  il nostro antenato, l'Homo Erectus. Queste scimmie bipedi si sono evolute nella savana africana circa due milioni di anni fa ed hanno costruito delle splendide asce che si impugnano meravigliosamente. Ma, se osservassimo i resti fossili, constateremmo che hanno sempre realizzato la stessa ascia più e più volte per un milione di anni. Potete osservalo dai resti fossili. Se provassimo ad immaginare quanto può aver vissuto l'Homo Erectus, e quanto durava una loro generazione, avremmo circa 40 000 generazioni di genitori e figli, ed altri individui osservatori, durante le quali quell'ascia non è cambiata. Non è nemmeno chiaro se i Neanderthal, parenti a noi geneticamente molto prossimi, fossero capaci di apprendimento sociale. Certamente i loro strumenti erano più complessi degli strumenti dell'Homo Erectus, ma anch'essi hanno mostrato un cambiamento irrilevante durante gli oltre 300.000 anni in cui hanno popolato l'Eurasia.

Ok, questo ci suggerisce che, contrariamente al vecchio adagio  "Scimma vede, scimmia fa", la vera sorpresa  sta nel fatto che tutti gli altri animali non possono farlo -- quantomeno non in modo rilevante. Ed ho il sospetto che anche questa immagine sia stata manipolata -- ha qualcosa del circo Barnum & Bailey.

Ma, tramite il confronto, possiamo imparare. Possiamo imparare guardando le altre persone e copiare e imitare ciò che sanno fare. Successivamente possiamo scegliere la migliore, da un insieme di opzioni. Possiamo trarre beneficio dalle idee altrui. Possiamo basarci sulla saggezza degli altri. E, di conseguenza, le nostre idee si accumulano e la nostra tecnologia progredisce. E questo adattamento culturale cumulativo, che è la definizione data dagli antropologi a questo accumularsi di idee, è responsabile di tutto ciò che vi circonda nelle vostre vite quotidiane attive e collaborative. Il mondo si è trasformato oltre ogni misura rispetto a quello che potevamo vedere appena 1000 o 2000 anni fa. E tutto ciò grazie all'adattamento culturale cumulativo. Le sedie su cui sedete, le luci di questo auditorium, il microfono, gli iPad e gli iPod che vi portate appresso, sono tutti il risultato dell'adattamento culturale cumulativo.

Ora, per molti commentatori, l'adattamento culturale cumulativo, o apprendimento sociale, è un processo concluso, fine della storia. La nostra specie può realizzare oggetti, la qual cosa ci ha consentito di prosperare più di tutte le altre specie. In realtà, possiamo anche migliorare la "qualità della vita" -- come ho appena detto, realizzando tutto ciò che è intorno a voi. Ma in realtà, si scopre che circa 200 000 anni fa, quando la nostra specie ha iniziato a progredire e ad acquisire la capacità di apprendimento sociale, è stato l'inizio della nostra storia e non la sua fine: l'aver acquisito la capacità di apprendimento sociale avrebbe creato, infatti, un dilemma sociale ed evolutivo, la cui soluzione, sembra potersi dire, avrebbe determinato non solo il futuro della nostra psicologia, ma anche il futuro di tutto il mondo. E come aspetto rilevante di ciò, vi dirò perché siamo dotati di un linguaggio.

E il motivo per cui è emerso il dilemma è che l'apprendimento sociale si esercita carpendo con gli occhi. Se posso imparare guardandovi, posso carpire le vostre idee migliori, e posso sfruttare i vostri sforzi, senza dover spendere il tempo e le energie che ci avete messo per svilupparle. Se posso vedere quale esca usate per prendere il pesce, o se posso vedere come date forma alla vostra ascia per migliorarla, o se vi seguo segretamente fino al miglior posto per trovare i funghi, posso trarre beneficio dalla vostra conoscenza, saggezza e capacità, e forse anche catturare quel pesce prima di voi. L'apprendimento sociale in realtà è un furto visivo e ciò vale per ogni specie che ha acquisto questa capacità. E’ pertanto vostro interesse nascondere le vostre migliori idee, per impedire di farvele rubare.

E quindi circa 200 000 anni fa la nostra specie ha affrontato questa crisi. Ed in realtà avevamo solo due opzioni per far fronte ai conflitti che quel furto visivo creava. Una delle opzioni era quella di confinarci entro piccoli gruppi familiari perché il frutto delle nostre idee e della nostra conoscenza sarebbe passato solo ai nostri parenti. Se avessimo scelto questa opzione, circa 200 000 anni fa, probabilmente staremmo ancora vivendo come gli uomini di Neanderthal quando entrarono per la prima volta in Europa 40 000 anni fa. E questo perché nei gruppi piccoli ci sono meno idee, meno innovazioni. E i piccoli gruppi sono più soggetti ad incidenti e sfortuna. Così, se avessimo fatto questa scelta, il nostro percorso evolutivo ci avrebbe portato nella foresta -- e sarebbe stato breve.

L'altra opzione, che potevamo scegliere, era di sviluppare dei sistemi di comunicazione che ci permettessero di condividere le idee e di cooperare. Scegliere questa opzione implicava che un fondo assai più ampio di conoscenza e saggezza si rendeva disponibile ad ogni individuo, che emergeva in una singola famiglia, o ad una singola persona. Bene, abbiamo scelto la seconda opzione, ed il risultato è il linguaggio.
Il linguaggio si è evoluto per risolvere la crisi generata dal furto visivo. Il linguaggio è una componente di una tecnologia sociale rivolta ad amplificare i benefici della cooperazione -- a raggiungere accordi, a concludere affari e a coordinare le nostre attività. E potete osservare come, in una società in via di sviluppo che stava cominciando ad acquisire un linguaggio, non averne uno equivaleva ad essere un uccello senza ali. Esattamente come le ali consentono agli uccelli di sfruttare l'aria, così il linguaggio ha consentito agli esseri umani di sfruttare la cooperazione. E lo diamo assolutamente per scontato, perché la nostra specie ha molta familiarità con il linguaggio.

Ma dovete capire che, anche i più semplici tra gli atti di scambio che compiamo, sono totalmente dipendenti dal linguaggio. Per comprenderne il motivo, considerate due scenari risalenti ai primi stadi della nostra evoluzione. Immaginate di essere veramente bravi a realizzare punte di freccia, ma di essere incapaci di realizzare il corpo della freccia con tutte le piume attaccate. Due altre persone che conoscete sono molto brave a fare corpi di freccia, ma sono incapaci di realizzare punte di freccia. Inoltre ipotizzate che una di queste persone non abbia ancora acquisito il linguaggio. E ipotizzate che l'altro lo abbia acquisito.

Quel che fate un giorno è prendere una pila di punte di freccia, andare dalla persona che non parla molto bene, gli mettete di fronte le punte di freccia, sperando che comprenda che volete scambiare le vostre punte per fare delle frecce complete. Ma lui guarda la pila di punte, pensa che siano un dono, le prende, sorride e se ne va. Lo inseguite gesticolando. Scoppia una lite e vi pugnalano con una delle vostre punte di freccia. Ora, immaginiamo di nuovo la stessa scena, avvicinando invece la persona dotata di linguaggio. Deponete le punte e dite, "Mi piacerebbe scambiare le punte per delle frecce finite. Facciamo metà e metà". L'altro dice "Bene, mi sembra un buon affare.  Accetto." Il lavoro è terminato.

Quando si è dotati di linguaggio si possono condividere le idee e cooperare per ottenere una prosperità che non avremmo potuto ottenere senza averlo acquisito. Ecco i motivi per cui la nostra specie è prosperata in tutto il mondo mentre tutti gli altri animali siedono dietro le sbarre in un zoo, languendo. Ecco perché abbiamo costruito navi spaziali e cattedrali mentre il resto del mondo infila bastoncini nel terreno per estrarre termiti. Dunque, se questa teoria sul linguaggio e sulla sua utilità nel risolvere la crisi del furto visivo è vera, allora ogni specie che acquisisce un linguaggio dovrebbe mostrare un'esplosione di prosperità e creatività. E questo è esattamente quanto mostrano i tracciati archeologici.

Se osservate i nostri antenati, i Neanderthal e l'Homo Erectus, i nostri antenati più prossimi, erano confinati entro piccole regioni del mondo. Ma quando la nostra specie è emersa circa 200 000 anni fa, qualche tempo dopo abbiamo lasciato l'Africa e ci siamo diffusi in tutto il mondo, occupando quasi tutti gli habitat della Terra. Ora, mentre le altre specie sono confinate ai luoghi a cui i loro geni si sono adattati, grazie all'apprendimento sociale ed al linguaggio, abbiamo potuto trasformare l'ambiente per renderlo adatto ai nostri bisogni. E quindi abbiamo prosperato in un modo completamente diverso dagli altri animali. Il linguaggio è veramente il tratto più potente che sia mai evoluto. E' il tratto di maggior valore che possediamo  per convertire nuovi terreni e risorse in più persone e nei loro geni ben oltre le aspettative della selezione naturale.

Il linguaggio è veramente la voce dei nostri geni. Tuttavia, essendosi evoluta la capacità di usare il linguaggio, abbiamo anche fatto qualcosa di particolare, o addirittura bizzarro. Mentre ci diffondevamo nel mondo, abbiamo sviluppato migliaia di lingue differenti. Attualmente si contano 7-8000 lingue diverse parlate sulla Terra. Ora, potreste dire che è naturale che sia così. Mentre divergevamo, anche le nostre lingue naturalmente divergevano. Ma il mistero più strano ed ironico è che la maggiore densità di lingue diverse sulla Terra si trova nelle zone ad elevata densità di popolazione.
Visitando l'isola di Papua in Nuova Guinea, possiamo trovare da 800 a 1000 lingue diverse, linguaggi umani diversi, parlati esclusivamente su quell'isola. Vi sono luoghi nell'isola in cui potete imbattervi in una nuova lingua ogni 4 o 5 chilometri. Per quanto suoni incredibile, una volta ho incontrato un uomo di Papua e gli ho chiesto se fosse vero. E lui mi ha detto, "Oh no! Se ne trovano a distanze ben minori." Ed è vero: vi sono luoghi in quell'isola in cui si possono incontrare nuove lingue in meno di 2 chilometri. E ciò vale anche per alcune remote isole oceaniche.

Dunque sembra che noi utilizziamo la lingua, non solo per cooperare ma anche per tracciare solchi intorno ai nostri gruppi di cooperazione e per stabilire delle identità e forse per proteggere la nostra conoscenza, saggezza e capacità dallo spionaggio esterno. E sappiamo che è così perché, studiando differenti gruppi di linguaggio e associandoli con le loro culture, emerge che l'uso di linguaggi diversi rallenta il flusso di idee tra gruppi. Rallenta il flusso di tecnologie. E rallenta persino il flusso dei geni. Non posso parlare per voi, ma sembra proprio che non si faccia sesso con persone con cui non possiamo parlare. (Risate) Dobbiamo però osservare che, nonostante le prove in nostro possesso, potremmo aver fatto delle disgustose scappatelle genetiche con i Neanderthal ed i Denisovan.
(Risate)

Bene, questa nostra tendenza che sembra essere una nostra naturale tendenza all'isolamento, alla riservatezza, si scontra direttamente col nostro mondo moderno. Questa immagine singolare non è una mappa del mondo. In realtà, è una mappa delle amicizie su Facebook. E facendo il grafico delle connessioni di amicizia per latitudine e longitudine, letteralmente compare la mappa del mondo. Il nostro mondo moderno comunica con se stesso e con gli altri più di quanto abbia mai fatto in qualsiasi periodo del passato. E quel comunicare, le connessioni nel mondo, quella globalizzazione ora generano un problema. Perché le diverse lingue impongono una barriera, come abbiamo visto, al trasferimento di beni ed idee e di tecnologie e saggezza. E impongono barriere alla cooperazione.

E in nessun altro luogo questo fenomeno è più evidente che nell'Unione Europea, in cui nei 27 paesi membri si parlano 23 lingue ufficiali. L'Unione Europea spendo oltre un miliardo di euro all'anno per tradurre nelle 23 lingue ufficiali. E' l'equivalente di quasi 1,45 miliardi di dollari statunitensi solo di costi di traduzione. Pensate all'assurdità di questa situazione. Se 27 persone provenienti dai 27 paesi membri si sedessero attorno ad un tavolo, parlando 23 lingue, qualche semplice calcolo vi svelerebbe che avreste bisogno di un'armata di 253 traduttori per far fronte a tutte le combinazioni possibili. L'Unione Europea occupa uno staff permanente composto da circa 2500 traduttori. E nel solo 2007 -- e sono certo che esistono stime più recenti -- qualcosa come 1,3 milioni di pagine sono state tradotte solo verso l'Inglese.

E dunque se il linguaggio è realmente la soluzione alla crisi del furto visivo, se il linguaggio è realmente il tramite per la nostra cooperazione, la tecnologia che la nostra specie ha usato per promuovere il libero flusso e scambio di idee, nel nostro mondo moderno, dobbiamo porci una domanda. E la domanda è la seguente:  “In questo mondo moderno e globalizzato, possiamo permetterci di avere tutte queste lingue diverse? “

La natura non conosce alcuna altra circostanza in cui coesistano tratti funzionalmente equivalenti. Un tratto conduce sempre all'estinzione di un altro. E ciò diventa visibile nell'inesorabile marcia verso la standardizzazione. Esistono molteplici metodi per misurare le cose -- pesarle o misurare le loro dimensioni -- ma il sistema metrico sta vincendo. Esistono diversi modi per misurare il tempo, ma uno strano sistema a base 60 noto come ore, minuti e secondi è pressoché universale nel mondo. Esistono diversi metodi per registrare sui CD o i DVD, ma anche questi sono in corso di standardizzazione. E probabilmente potrete immaginarne molti altri nelle vostre vite quotidiane.

Dunque il nostro mondo moderno ora ci sfida con un dilemma. E’ il dilemma che questo Cinese deve affrontare:  la sua lingua è la più parlata al mondo di qualsiasi altra lingua e, nonostante ciò, è seduto alla sua lavagna a convertire le frasi in lingua Cinese in frasi in lingua Inglese. E questo rende evidente la possibilità che, in un mondo in cui vogliamo promuovere la cooperazione e lo scambio, in un mondo che potrebbe diventare sempre più dipendente dalla cooperazione per mantenere e migliorare la nostra prosperità, potrebbe rendersi inevitabile dover affrontare l'idea che il nostro destino è quello di diventare un mondo con una lingua unica.
Grazie.
(Applausi)

Matt Ridley: Mark, una domanda. Svante ha scoperto che il gene FOXP2, che sembra essere associato al linguaggio, era condiviso tra noi e i Neanderthal nella stessa forma. Hai qualche idea su come avremmo potuto sconfiggere i Neanderthal se anche loro avessero avuto un linguaggio?

Mark Pagel: è un'ottima domanda. Dunque molti di voi sanno che esiste questo gene chiamato FOXP2 che sembra essere in qualche modo implicato nel controllo motorio di precisione associato al linguaggio. La ragione per cui non credo che ci sveli che i Neanderthal avevano un linguaggio è -- per usare un semplice analogia: le Ferrari sono macchine con dei motori. La mia macchina ha un motore, ma non è una Ferrari. La risposta semplice alla domanda è che i geni, da soli, non determinano gli esiti di cose complicate quanto un linguaggio. Ciò che sappiamo del FOXP2 e dei Neanderthal è che potrebbero aver avuto un sofisticato controllo motorio della bocca -- chi lo sa. Ma non ci svela che dovevano necessariamente avere un linguaggio.

MR: Molte grazie.
(Applausi)

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AGGIORNAMENTO

Aggiorno il post con il commento di Paolo Pascucci, notoriamente esperto di meandri neurali, il cui contenuto condivido e che ritengo particolarmente significativo.

Scrive Paolo:

"Che il linguaggio sia responsabile delle nostre capacità cognitive è una cosa nota. Che abbia un legame diretto con le capacità motorie, come io e altri in maniera più autorevole ipotizziamo, è una cosa altrettanto evidente. Il segreto, per me, sta in questo: il linguaggio permette di raggiungere luoghi fuori portata. Che vi sia questa continuità tra movimento e linguaggio lo si nota anche dal fatto che condividono il medesimo percorso di apprendimento, e che è difficile imparare a camminare o a parlare in età adulta, se non lo si è fatto prima e che qualsiasi bambino, se gli viene insegnato, è in grado di apprendere un nuovo linguaggio, magari quello universale verso il quale convergere. Anche Robin Dunbar ipotizza che i diversi linguaggi e addirittura i diversi dialetti siano un modo di cementare il gruppo, ovviamente in opposizione ad altri gruppi. Siamo portati alla cooperazione, è vero, ma fino a un certo tratto. E che ci siano barriere a ulteriori cooperazioni lo si vede anche dal prepotente ritornare di atteggiamenti razzistici e xenofobi che credevamo di aver superato nell'ultima guerra.

In definitiva, penso che l'acquisizione del linguaggio, dopo averci spinti a una maggiore collaborazione, ci abbia fatto guadagnare punti nella competizione, favorendo l'espansione della corteccia associativa, vero tratto che ci separa dai nostri cugini scimpanzè. Questa corteccia è la vera responsabile di quel movimento impossibile che affligge tutti quegli animali non dotati del linguaggio. Essere riusciti a camminare anche in luoghi fuori della nostra portata è stato il momento fondamentale per la vera rivoluzione cognitiva. Sai che ho fatto un'ipotesi, che riguarda il momento di passaggio dal quadrumanismo al bipedismo, nel quale, secondo me, si libera spazio motorio per compiere azioni non eseguite fisicamente. 


Paopasc"


6 commenti:

  1. Che il linguaggio sia responsabile delle nostre capacità cognitive è una cosa nota. Che abbia un legame diretto con le capacità motorie, come io e altri in maniera più autorevole ipotizziamo, è una cosa altrettanto evidente. Il segreto, per me, sta in questo: il linguaggio permette di raggiungere luoghi fuori portata. Che vi sia questa continuità tra movimento e linguaggio lo si nota anche dal fatto che condividono il medesimo percorso di apprendimento, e che è difficile imparare a camminare o a parlare in età adulta, se non lo si è fatto prima e che qualsiasi bambino, se gli viene insegnato, è in grado di apprendere un nuovo linguaggio, magari quello universale verso il quale convergere. Anche Robin Dunbar ipotizza che i diversi linguaggi e addirittura i diversi dialetti siano un modo di cementare il gruppo, ovviamente in opposizione ad altri gruppi. Siamo portati alla cooperazione, è vero, ma fino a un certo tratto. E che ci siano barriere a ulteriori cooperazioni lo si vede anche dal prepotente ritornare di atteggiamenti razzistici e xenofobi che credevamo di aver superato nell'ultima guerra.
    In definitiva, penso che l'acquisizione del linguaggio, dopo averci spinti a una maggiore collaborazione, ci abbia fatto guadagnare punti nella competizione, favorendo l'espansione della corteccia associativa, vero tratto che ci separa dai nostri cugini scimpanzè. Questa corteccia è la vera responsabile di quel movimento impossibile che affligge tutti quegli animali non dotati del linguaggio. Essere riusciti a camminare anche in luoghi fuori della nostra portata è stato il momento fondamentale per la vera rivoluzione cognitiva. Sai che ho fatto un'ipotesi, che riguarda il momento di passaggio dal quadrumanismo al bipedismo, nel quale, secondo me, si libera spazio motorio per compiere azioni non eseguite fisicamente. 
    Paopasc

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  2. utente anonimo14 agosto 2011 17:53

    Grazie, Annarita! Davvero molto interessante!
    Un abbraccione,
    maria I.

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  3. Caro Pa' condivido pienamente il contenuto del tuo commento che ritengo molto significativo e che, per tal motivo, integro nel post.

    Grazie.

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  4. Grazie a te per avere letto e apprezzato, cara Maria.

    Un abbraccio

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  5. Sapevo che avresti apprezzato, Marco.

    Grazie per aver segnalato la tua tesina sulla comunicazione che leggerò volentieri.

    Un salutone.

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