sabato 24 ottobre 2015

ASASSN-14li: Quando un Buco Nero "Fa a Pezzi" una Stella

Crediti: NASA/CXC/M. Weiss

L’interpretazione artistica, nel filmato della NASA qui condiviso, illustra nuove scoperte riguardo ad un distruttivo evento cosmico, in cui un buco nero fa letteralmente a pezzi una stella, a causa delle intense forze di marea da esso esercitate sulla stella che si è avvicinata pericolosamente al suo orizzonte degli eventi.

Le forze di marea sono un effetto secondario della forza di gravità. Quando un oggetto molto grande (quale potrebbe essere la nostra stella) subisce l'influenza gravitazionale di un altro oggetto (il nostro buco nero), la forza gravitazionale può variare considerevolmente da una parte all'altra del primo oggetto, la cui forma viene distorta tanto più intensamente quanto maggiore è l’effetto mareale. Nel caso di un buco nero massiccio, l’immane gravità, da esso esercitata, deforma drammaticamente la stella fino a squarciarla. 

In questi eventi, chiamati “tidal disruptions” (eventi di distruzione mareale), una parte dei detriti stellari è scagliata violentemente verso l'esterno ad alta velocità, mentre il resto precipita verso il buco nero.
Questo comportamento provoca una emissione di raggi X ben distinta (un brillamento caratteristico), che può durare per alcuni anni.




Il trio di telescopi per l'osservazione del cielo nei raggi X Chandra X-ray Observatory della NASA , Swift Gamma-ray Burst Explorer, e XMM-Newton dell'ESA hanno raccolto i diversi pezzi di questo puzzle astronomico in un evento di tidal disruption denominato ASASSN-14li, precedentemente identificato, nell’ambito di una ricerca ottica, dallo strumento All-Sky Automated Survey for Supernovae (ASAS-SN), il 22 Novembre 2014.


L'evento si è verificato nelle vicinanze di un buco nero supermassiccio (di massa pari ad alcuni milioni di volte la massa del sole), situato nel centro di PGC 043.234, una piccola galassia distante circa 290 milioni di anni luce nel Superammasso della Chioma.

Durante l'evento di distruzione mareale, i filamenti di gas, contenenti gran parte della massa stellare, precipitano verso il buco nero. Alla fine, questi filamenti di gas fondono in un omogeneo disco caldo che brilla a raggi X. Mentre il disco si forma, la sua regione centrale si riscalda così intensamente da spingere un flusso di materiale, chiamato vento, lontano dal disco.

Pertanto, lo studio, basato sulle osservazioni di raggi X emessi dal materiale lasciato dalla stella in prossimità del buco nero, ha permesso agli astronomi di rilevare, per la prima volta, le proprietà fisiche di un disco di accrescimento di nuova formazione, consentendo loro di indagare le fasi iniziali di un evento così potente.

Gli astronomi hanno studiato il fenomeno di tidal disruption per oltre tre decenni, individuando decine di buchi neri che hanno lacerato e divorato stelle in molte galassie, vicine e lontane.

Ora, questo nuovo studio, condotto da Jon Miller dell'Università del Michigan, offre un'importante occasione per esaminare la formazione del disco di accrescimento di un buco nero dopo un evento di distruzione mareale.

I risultati sono stati pubblicati il 22 ottobre 2015 sulla rivista Nature:
"Flows of X-ray gas reveal the disruption of a star by a massive black hole".


"Tutte le precedenti osservazioni di eventi di tidal disruption hanno rivelato un disco già formata attorno al buco nero", ha affermato Miller, "ma questa è la prima volta che prendiamo al volo un disco del genere nella sua infanzia, in modo da poter studiare i dettagli su come la materia inizia a fluire dalla stella frantumata verso il buco nero e si deposita in orbite circolari intorno ad esso".

Un bel punto a favore, sicuramente!

Gli astronomi sperano di riuscire ad imbattersi in numerosi eventi simili ad ASASSN-14li per poter testare i modelli teorici relativi alle modalità con cui i buchi neri influenzano i loro ambienti.

Qui la notizia, data da me su Google+ il 22 ottobre scorso, appena lo studio è stato pubblicato su Nature.

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2 commenti:

  1. Risposte
    1. Ciao, Paolo. Scusa, ma avevo perso il tuo commento. In effetti, il fenomeno fa venire i brividi...in un certo senso. ☺

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