giovedì 17 gennaio 2013

Bambini Dell'Universo: Un Delicatissimo Racconto

"Bambini dell'Universo" è un delicatissimo racconto del caro amico Luigi Buccelletti, aka Il Dentista di provincia.
Me ne sono innamorata appena ho avuto modo di leggerlo.

Per il suo valore educativo, il racconto è da proporre in ambiente scolastico.

Colleghi e genitori, leggete, fate leggere e diffondete perché è cosa buona e giusta.

Ne riporto l'incipit:

"Bambini, bambini! Salite in casa. Basta giocare in giardino, ormai viene sera, fa freddo e forse pioverà.
Eccovi.  Entrate, entrate. Sedete pure dove volete:  sulle sedie, le poltrone, il divano, oppure accucciatevi sul tappeto vicino al camino, ognuno dove preferisce.  Intanto vado a preparare le tazze di cioccolata e delle fette di torta. 
Bene.  Vi  è piaciuta la torta? Ne volete un’altra fetta o un’altra tazza di cioccolata? No? Siete così silenziosi e tranquilli, che credo siate proprio soddisfatti.
Oh, Peppino,  è vero: si è rasserenato e fuori dalla vetrata si vedono le stelle. Un bel cielo stellato in una serata limpida. Il cielo di notte sembra davvero una cupola nera con attaccate tante lucine, infatti così credevano gli antichi. Alcuni in realtà credevano che la nera volta celeste avesse dei forellini e da questi filtrasse lo splendore che c’era al di là. Sapete anche che credevano che la Terra fosse al centro dell’universo e che tutto le girasse attorno e che fosse stato creato più o meno seimila anni fa."

Potete leggere il racconto nel widget seguente, cliccando sull'iconcina per renderlo a tutto schermo, oppure scaricarlo o stamparlo da questo link:

https://docs.google.com/file/d/0B8BTUqjqVdQOT29oMzRncVo4TWs/edit

35 commenti:

  1. E' l'ultima cosa che ho letto ieri prima di addormentarmi. Condivido l'impressione di delicatezza e profondità.
    Siamo i bambini dell'universo, ma anche ai bambini, mentre si affacciano all'età adulta, è chiesto di diventare consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni.
    Da qualche decennio ormai stiamo diventando i ragazzini (per non dire i "bulletti") dell'universo; dobbiamo imparare a giocare senza rovinare irrimediabilmente quello che ci fa sopravvivere!

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  2. Buongiorno. Mi chiamo Ambra e frequento la seconda media. Stamattina abbiamo letto a scuola il racconto con il mio professore di Matematica. Noi seguiamo i blog della professoressa Annarita perché ci sono tante cose utili e belle. Questo racconto è piaciuto moltissimo a noi ragazzi. Ho una domanda: Noi siamo tutti bambini dell'universo perché siamo fatti della stessa materia delle stelle? E' un po' difficle crederlo, ma bello che sia così:)

    Ciao a tutti!

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    1. Benvenuta Ambra! Saluta da parte mia il tuo prof e ringrazialo di farvi leggere i post di Scientificando e di Matem@ticaMente.

      Anche i miei primini, questa mattina dalle 9 alle 10, hanno letto il racconto, apprezzandolo molto. Ho assegnato loro un compito da svolgere perché il contenuto è ricco di informazioni scientificamente fondate, che offrono diversi spunti per approfondire.

      Tu non sai probabilmente (i miei alunni sono stati messi al corrente) i quattro bambini nominati nel racconto sono in realtà quattro adulti, di cui un fisico, un astrofisico, un fisico delle particelle e un fisico (la bambina), che ha scelto di fare l'insegnante, con l'obiettivo di far amare la Scienza ai piccoli come te.

      Noi adulti, e voi piccoli, siamo...bambini dell'universo, ed è vero che siamo formati della stessa materia delle stelle e dei resti di supernove. I miei monelli non lo mettono in dubbio perché ne abbiamo parlato diverse volte. Anche tu avrai modo di approfondire con il tuo professore e ancora di più in futuro, quando sarai diventata più grande.

      Basterebbe riflettere sul dato di fatto che siamo indissolubilmente legati gli uni agli altri, accomunati dallo stesso destino a popolare la Terra, la nostra unica casa sino ad ora...un pallido punto blu, abbarbicato alla sua stella, il Sole, che è la nostra fonte di vita, per modificare l'ordine delle nostre priorità.

      Grazie, Gigi, per questo racconto di vasto respiro.

      Un salutone.

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    3. Gigi, grazie dell'ottima pubblicità!:)

      C'è prolissità e prolissità! Nel caso specifico, la chiamerei ricchezza comunicativa;).

      Mio caro, adesso che hai iniziato, non te la caverai con un singolo racconto. Comincia già a pensarne un altro.

      Un abbraccione.

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    4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    5. Ringrazio la professoressa Annarita, il dentista di provincia e Marco per le risposte. L'universo mi affascina e da grande voglio fare l'astronoma.
      Prof Annarita, porterò i suoi saluti al mio prof di Matematica.

      Dentista, i denti me li lavo bene tre volte al giorno.

      Un saluto a tutti.
      Ambra

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    6. Brava Ambra: brava per i denti e brava per i tuoi progetti.
      Nella storia dell'astronomia ci sono molte donne che hanno lasciato il segno, come Cecilia Payne e tante altre.
      Vuoi che ti racconti una storia piccola piccola, ma proprio vera?
      C'era una volta, tanto tanto tempo fa, una donna molto povera, che proprio per questo dovette emigrare dalla Scozia negli Stati Uniti. Aspettava un bambino, ma appena arrivò in America il marito l’abbandonò, lasciandola sola con il neonato da far crescere.
      Allora andò come domestica da un signore di Cambridge nel Massachusetts: era l’astronomo Edward Charles Pickering dell’Osservatorio di Harward. Un bel giorno questa signora, che si chiamava Williamina Fleming si sentì dire dall’astronomo:“ Williamina, invece di star qui a spazzare e a lavare i piatti, vieni in laboratorio a mettere in ordine le foto dell’osservatorio”.
      Pickering si trovò così contento di lei che da quel momento assunse solo donne.
      Chi vale e si impegna riesce sempre a farsi strada e così Williamina Fleming, che era diventata astronoma senza aver studiato in un’Università, fece ricerche e scoperte importanti (fra cui le stelle nane bianche) e fu la prima donna ad essere nominata responsabile delle fotografie astronomiche ad Harvard e la prima americana ad entrare nella Royal Astronomical Society.
      Non è una favola!
      Ciao Ambra, ciao dal tuo amico Luigi

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  3. Io li ho visti quei quattro bambini, li ho visti rientrare in casa ancora eccitati dai giochi e sistemarsi vicino al camino. Ho sentito il loro festoso baccano diventare man mano silenzio all’arrivo della cioccolata calda e della torta. Ma non li ho visti mangiare, o meglio, qualcuno ci ha provato infilando un dito nella tazza e leccandolo ben bene, qualcun altro dando un primo morso alla torta facendone cadere più della metà … il più furbo si è infilato la torta in tasca perché comunque voleva mangiarla, ma dopo, magari a casa.
    Il fatto è che quando il racconto è cominciato i quattro avevano solo orecchie e occhi sbarrati, la bocca non c’era più. In realtà c’era, ma era rimasta bloccata, spalancata. E mentre il fuoco ardeva e le parole risuonavano nell’aria, i bambini non sembravano essere più lì, come se quel fantastico mondo raccontato li avesse teletrasportati a saltellare tra pianeti e stelle.
    Ora che il racconto è finito li sento gridare: ”ancora, ancora, ancora…”

    @ Caro Dentista di provincia, hai un bel problema! Non credo che i quattro bambini si schioderanno facilmente da lì. Sarà ben dura rimandarli ognuno a casa propria. Credo che l’unica soluzione possibile sia quella di raccontare loro un’altra bellissima storia (lunga, molto lunga) e prenderli (forse) per stanchezza. Aspettare che si addormentino e poi chiamare i genitori per portarli a casa.

    E noi, noi “bambini dell’universo”, ci auguriamo che davvero tutti, tutta l’umanità si senta tale: sarebbe sicuramente un mondo migliore.

    Luigi, grazie per questi ultimi dieci minuti.


    Ora però il racconto me lo stampo e domani lo leggo al Jacopo, il mio nipotino, che proprio l’altro giorno, tornando dall’asilo, ha chiesto alla mamma: “mamma, ma come FUNZIONANO i pianeti?” Lei, un po’ perché indaffarata, un po’ perché probabilmente in difficoltà, ha fatto finta di non sentirlo sperando si distraesse con altro. Io che ero li (presuntuoso come sempre) ho preso carta e penna ed ho cominciato a disegnare cerchi e tracciare curve. Jacopo ha seguito i miei schizzi e ascoltato le mie farneticazioni per non più di 30 secondi, poi ha preso il telecomando e si è piazzato davanti la TV. E probabilmente ha fatto bene. Vedremo domani quando gli leggerò questo bellissimo racconto …

    Un salutone
    Marco

    PS:
    @ Ambra
    Non è difficile crederlo (è la verità), ma se ci credi... è davvero fantastico. Per crederci bisogna conoscere e quindi studiare almeno un po', oppure, se si è fortunati come in questo caso, anche un bel racconto come questo può aiutare a comprendere, magari anche un po' sognando, perché no? Dopo tutto gli scienziati prima di studiarle a fondo e spiegarle le cose, le hanno prima sognate.

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  4. e' veramente molto bello ed educativo. Il racconto è staordimario!!!!
    Ciao

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  5. molto interessante prof!
    camilla

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  6. Molto bello, mi piace davvero tanto questo racconto di Luigi Buccelletti! Veramente bravo!

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    1. Saretta, aspetto lo svolgimento del compito per giovedì. In quella occasione mi spiegherai bene perché il racconto ti è piaciuto:)

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  7. Si Ambra concordo con te ,che il racconto è molto bello e in oltre che su questi blog ci sono argomenti molto interessanti noi siamo molto fortunati ad avere questa prof dhe ci aiuta attraverso scientificando e matem@ticamente. un saluto a lunedì prof.

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    1. "Questa" prof? Meglio dire "la" prof, Valeria;)

      A lunedì!

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  8. Questo racconto è molto bello perchè riesce a coinvolgere le persone e riesce a spiegare in un modo comprensibile anche per i bambini un concetto scientifico.
    Veramente molto bravo!

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  9. SI A RAGIONE PERDONI IL MIO ERRORE
    ERO UN Pò STANCA

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  10. ciao prof è veramente un racconto straordinario che fa capire le cose scientifiche ai bambini(come ha detto matilde), ma chiarisce le idee anche alle persone più grandi.
    COMPLIMENTI!!!

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    1. Brava Bea, ad aver letto ed apprezzato.

      A lunedì!

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  11. Veramente molto bello!!!concordo anche io sul fatto che è un racconto straordinario in grado di far capire a tutti.:-)
    Ciao prof a lunedì.:-)

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    1. E un bravo anche a te, Giorgia! Finalmente hai trovato il tempo di venire a commentare. Mi ha fatto molto piacere:)

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  12. Un bel racconto che si affaccia tra l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo.Complimenti all'autore e grazie,Annarita, per averlo condiviso.
    Di fronte alla sconfinata cupola celeste siamo bambini con lo sguardo perso tra i misteri delle stelle, nella storia e nella geografia della natura e dell'umanità, un patrimonio da preservare e trasmettere al quale apparteniamo grazie all'originaria "polvere di stelle" che continua a brillare in ognuno di noi.

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    1. Cara Maria, mi fa molto piacere che tu abbia letto il racconto perché ti stimo quale persona ed insegnante, dotata di una particolare e spiccata sensibilità.

      Pertanto, sono io a ringraziare te di essere passata e di aver lasciato il tuo gradito commento.

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  13. Buongiorno, carissima Annarita, ti ringrazio per avermi segnalato questo racconto e ringrazio l'autore per avermi permesso di leggere un brano altamente educativo. Un racconto che con estrema delicatezza spiega l'origine della vita e di tutto il suo insieme; un racconto che con semplicità suscita l'interesse di un argomento scientifico importantissimo, ma non solo lancia un messaggio per i piccoli e per i grandi distratti e disattenti. Faccio i miei complimenti all'autore per aver parlato al cuore del lettore.
    Buona domenica, un affettuoso saluto.
    annamaria

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    1. Un ringraziamento a te, cara Annamaria. Conosco il tuo interesse per la bella scrittura, essendo tu una valente scrittrice. Non potevo non segnalartelo.

      Buon inizio di settimana e un saluto affettuoso.
      Annarita

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  14. Solo per per testimoniare che anche a Jacopo il racconto è piaciuto (io sono matto e se dico che lo faccio, lo faccio), l'abbiamo poi integrato con qualche disegno (scarabocchio).
    E' chiaro che il mio "esperimento" non voleva che dimostrare che anche quando un argomento è "complesso", se ben raccontato, in modo semplice e piacevole, può essere apprezzato anche da chi ancora non ha le basi per comprendere, ma ha sicuramente la curiosità per fare domande.
    Informare o incuriosire, queste secondo me sono le due cose più importanti quando si fa comunicazione scientifica; almeno una delle due dovrebbe essere l'obiettivo che si vuole raggiungere, alla fine della lettura il lettore dovrebbe poter dire:"bene, ho capito! Grazie.", oppure:"Si va beh, ma perchè...?".
    Quindi ancora complimenti a Luigi.

    @ luigi
    Ti ringrazio per l'apprezzamento ai miei commenti, che assolutamente ricambio, perchè? Beh, ne hai dato ottima dimostrazione e motivo proprio in questo post, soprattutto nelle risposte ad Ambra.

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  15. Scusate il ritardo con cui rispondo, ho qualche acciacco, ma oltre ciò ho anche la giustificazione, come diceva Paolo Cevoli in uno dei suoi primi sketch. Nel primo pomeriggio sono andato in Piazza Maggiore (la piazza grande di Dalla), anzi lì vicino, ad assistere all’incontro tra Guido Tonelli e lo scrittore Bruno Arpaia dal titolo “Come si racconta la fisica?” nell’ambito di “Arte e Scienza in Piazza 2013” a Bologna (per chi non l’avesse ancora capito).
    Per i ragazzi e ragazze che non lo sanno il prof. Guido Tonelli è un fisico dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) che al CERN (Consiglio Europeo per la Ricerca Nucleare) di Ginevra è spokesman (portavoce, cioè in realtà dirigente responsabile) dell’Esperimento CMS (Compact Muon Solenoid) al LHC (Grande Collisore di Adroni). Il 13 dicembre 2011, insieme a Fabiola Gianotti, portavoce di ATLAS, Guido Tonelli presentò in un seminario al CERN i primi dati sulla presenza del bosone di Higgs. Il 4 luglio 2012,fu confermata da Tonelli e dalla Gianotti la scoperta di una particella compatibile con il bosone di Higgs.(E più passa il tempo più pare che sia proprio quella, parola odierna di Tonelli).
    Bruno Arpaia, laureato in scienze politiche è giornalista e scrittore, nel 2011 ha pubblicato il romanzo “L'energia del vuoto” raccontando un thriller politico ambientato al CERN di Ginevra che è anche un testo di divulgazione scientifica.
    Voi ragazzi mi direte: Perché ci racconti tutti questi nomi con tante sigle impressionanti?
    Perché in questo dialogo ognuno dei due ha detto cose che credo possano essere di insegnamento e di stimolo sia per voi ragazzi/e sia per gli adulti.
    In parole mie, Tonelli ha detto: Non crediate che gli scienziati sappiano tutto; nessuno sa tutto; gli scienziati sanno soprattutto quali sono i confini del loro sapere e ciò che dà senso alla loro vita è cercare di superarli.
    Verso questa ricerca, che è il loro lavoro, sono spinti non solo dal bisogno di guadagnare, dal miraggio di fama e riconoscimenti, ma prima di tutto dalla curiosità, dalla voglia di sapere e di capire che è una delle doti più alte dell’essere umano e contemporaneamente è la molla del progresso.
    Bruno Arpaia ha detto che quando parla della sua ultima fatica:”L’energia del vuoto”, la maggior parte delle persone gli dice: Chissà che fatica avrai fatto ad imparare tutte quelle cose sulla fisica delle particelle che hai scritto nel libro. Invece, risponde lui, leggere tanti libri di divulgazione scientifica è stato un piacere, la fatica è stata scrivere la storia per poterli raccontare.
    Ecco ragazzi, restate sempre curiosi ed impegnatevi a dare una risposta precisa e sicura ad ogni vostra domanda, sarà divertente e se non farà di voi degli scienziati, vi farà comunque persone migliori.
    Tutti i bambini sono curiosi, ma molti (magari perché non hanno uno zio come Marco) diventando grandi soffocano la loro curiosità sotto la cappa dell’indifferenza.
    Ragazzi, i bambini dell’universo sanno di avere tanto, tutto, da scoprire!

    P.S.: Grazie a tutti (sto pensando di montarmi la testa) ;-)

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  16. Questo racconto è molto interessante e soprattutto è davvero coinvolgente perchè riesce a trasmettere dei contenuti scientifici in modo chiaro e semplice. Complimenti!

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  17. emanuele tampieri 1b23 gennaio 2013 14:47

    molto bello e facile da capire!!!

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  18. Già parole molto sagge ,ci vediamo domani a scuola

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  19. il racconto è molto bello ed entusiasmante.
    però non ho nessuna domanda.

    un abbraccio

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  20. bello prof il racconto e molto interessante

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  21. è molto bello il racconto di Luigi Buccelletti. Si è anche potuto spiegare con parole facili da comprendere.

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  22. il racconto e molto belllo quello di luigi buccelletti sui bambini dell universo

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  23. Dato che continuano ad arrivare commenti, mi sento in dovere di rispondere, anche per sollecitazione di Annarita, ma non solo per ringraziare degli apprezzamenti.
    Mi riallaccio quindi al commento di Marwa, che dice: “spiegare con parole facili da comprendere”.
    Quando ero andato al dibattito “Come si racconta la fisica”, pensavo di sentire pareri sulla questione, invece han parlato d’altro. Bene, è stato molto interessante lo stesso.
    Ora approfitto per dire come la vedo io.
    Marco, mi rifaccio alla domanda del tuo nipotino: “Come funzionano i pianeti?”
    Avrei preso un’arancia e uno spillo (quelli con una minuscola pallina dalla parte opposta alla punta) oppure un pisello.
    Inizio della dimostrazione: lasciar cadere l’arancia. (E’ una parafrasi di Newton dovuta al periodo). L’arancia cade perché la Terra l’attira: è la forza di gravità, cosa complicatissima da quando è arrivato quel rompiscatole di Einstein, ma semplicissima e di nozione comune nella sua essenza più superficiale.
    (Pensate come sarebbe facile la fisica se non ci fossero stati Planck ed Einstein!)
    L’arancia cade davanti ai nostri piedi, ma se la lanciamo cade un po’ più lontano e con più forza la lanciamo, più lontano cade. Se la spariamo con un missile non ricade più e può arrivare sulla Luna o anche più in là.
    Allora tiriamo le conclusioni, se l’arancia ha una velocità bassa ricade, se ha una velocità altissima se ne va nello spazio, se ha la velocità giusta resta a metà: non cade e non scappa via, cosa fa allora? C’è una sola possibilità: gira per sempre attorno alla terra. Come fanno i satelliti artificiali. Anche questa della rotazione dei satelliti artificiali (o della Luna) attorno alla Terra è una nozione comune.
    A questo punto ci serve lo spillino. Ecco come funzionano i pianeti. L’arancia è il sole (anche il colore è giusto), la pallina dello spillo (o il pisello) è un pianeta che gira per sempre attorno al sole perché ha una velocità abbastanza grande da non ricaderci sopra, ma non tanto grande da sfuggirgli via.
    Ma chi ha lanciato i pianeti attorno al Sole? Chi gli ha dato la velocità giusta?
    Cosa non banale, direbbe un fisico!
    Bisogna risalire a quando si è formato il sistema solare, cioè sole e pianeti e satelliti e asteroidi e comete.
    Sanno tutti che all’inizio c’era una nuvola di gas e di polveri e che la gravità l’ha fatta concentrare fino a formare il sole. E i pianeti e tutto il resto? La nuvola primordiale non era immobile, ma tutto ciò che la formava aveva una sua velocità ed una direzione. Man mano che tutto questo si contraeva velocità e direzione (la quantità di moto è il termine esatto) di ogni particella si assommava (o si sottraeva) a quella delle altre e in questo modo la nuvola ad un certo punto cominciò a roteare mentre si rimpiccioliva e più si rimpiccioliva e più ruotava veloce (come la famosa pattinatrice sul ghiaccio). Nella nuvola che ruotava su se stessa al centro si formò l’accumulo maggiore e divenne il sole, ma nello stesso tempo a distanze diverse dal sole si formarono altri nuclei di particelle, quelle che avevano velocità sufficienti a non cadere sul sole, ma non tanta da sfuggire e questi divennero pianeti, satelliti dei pianeti, asteroidi. Ecco perché i pianeti ed i loro satelliti e gli asteroidi girano attorno al sole, ecco chi gli ha dato la velocità giusta, ecco perché i pianeti più sono lontani dal sole più lentamente ruotano.
    Lontano lontano poi rimase una nuvola sferica di polvere e gas che ruota anch’essa lentissimamente attorno al sole. Si chiama Nube di Ort e lì ogni tanto un po’ di roba si concentra, perde velocità di rotazione e comincia a cadere verso il sole: sono le comete. Nella maggior parte dei casi le comete hanno comunque una velocità tale da non cadere sul sole, ma da tornare verso la nube e poi ricadere e così via disegnando un orbita così lunga che torniamo a vederla dopo decine di anni.
    Così eccoci arrivati alla forma delle orbite, ma questa è un’altra storia. I pianeti funziano così.
    ;-)

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