domenica 7 marzo 2010

8 Marzo 2010: Omaggio A Lise Meitner

Cari ragazzi e cari lettori, domani è l'8 marzo,  festa delle donne. Non voglio scadere nella retorica, che spesso accompagna questa come altre ricorrenze. Ricorderò, pertanto, l'evento a modo mio, rendendo omaggio alla memoria di una grande donna e di una straordinaria  scienziata: Lise Meitner (Vienna 1878 – Cambridge 1968), la scopritrice della fissione nucleare.


Riporto delle brevi note biografiche sulla scienziata. Per un approfondimento consultate Wikipedia.

Lise Meitner nasce a Vienna. Suo padre è un affermato e facoltoso avvocato di origine ebraica, che la educa alla religione luterana. Nonostante il precoce interesse per le scienze, consegue un diploma per l’insegnamento del francese, sia per assecondare le preoccupazioni pratiche dei familiari, sia perché alle donne è vietato l’accesso al Liceo e all’Università. Appena la situazione si liberalizza, Lise consegue la licenza liceale e la laurea in fisica. Si reca, quindi, a Berlino, per specializzarsi sotto la guida di Planck, del quale diventa assistente nel 1912.

Nei trent’anni di soggiorno berlinese,  diventa la più stretta collaboratrice del chimico Otto Hahn (1879-1868), con il quale riesce a isolare il protoattinio, nel 1918, presso il Kaiser Wilhelm Institut für Chemie di Berlino- Dahlem. Negli anni venti, è la prima scienziata di lingua tedesca a ottenere il privilegio della cattedra universitaria. I suoi interessi sono rivolti alla struttura dell’atomo e del nucleo.

Dopo la presa del potere da parte di Hitler, perde l’insegnamento a causa delle sue origini ebraiche e, dopo l’Anschluss, è costretta a lasciare clandestinamente la Germania. Si rifugia prima a Stoccolma e poi a Cambridge, in Inghilterra. Dall’estero, contribuisce a fornire chiarimenti alla scoperta della fissione nucleare, effettuata da Hahn, nel 1938. In seguito ai primi bombardamenti atomici, s’interroga ripetutamente sul rapporto fra scienza ed etica.

Infatti, mai come, nel periodo in cui  ella visse,  la scienza - e in particolare la fisica - fu coinvolta nei grandi rivolgimenti politici del proprio tempo e agli scienziati toccò confrontarsi con problemi etici e prese di posizione scomode, subire enormi pressioni – quando non vere e proprie persecuzioni - e assumere talvolta (Fermi, Oppenheimer, Feynman, Von Neumann…) incarichi organici all’apparato bellico.

Se vivesse ai nostri giorni, Lise Meitner  incarnerebbe il prototipo della ricercatrice "pura": colta, laica, modesta, completamente dedita al suo lavoro di professore straordinario al Kaiser Wilhelm Institut di Berlino; incarico conquistato nel ‘26 dopo una serie di successi e dure competizioni a livello internazionale, in un mondo accademico ancora precluso alle donne.

Tra l'alternativa della fuga all’estero (come Einstein o Max Born) e la scelta problematica di continuare a vivere a Berlino, senza più titoli accademici, sceglie la seconda via, condannandosi alla doppia tortura di assistere alle vessazioni e alle sparizioni dei colleghi ebrei e al senso di colpa per essere lì, a prestare in qualche modo il proprio cervello ai nazisti perché sente vicina la scoperta da Nobel, che le manca.  Ma quest'ultima si rivelerà presto un'illusione perché l’annessione dell’Austria al Reich, nell’estate del 1938,  la costringe ad abbandonare tutto, dopo sei anni di durissimo lavoro, e a rifugiarsi in Svezia, per non finire in un lager.

Fu lei a interpretare per prima e correttamente (vedere la sua pubblicazione sotto forma di lettera di sole due pagine, intitolata "Disintegration of Uranium by Neutrons: a New Type of Nuclear Reaction" sul numero di Nature del febbraio 1939) il nuovo fenomeno, la fissione, evidenziato da Hahn (chiudendo così la stagione dei ‘transur
anici’, un abbaglio che aveva irretito per tutti gli anni ’30 anche Enrico Fermi e Irene Curie…), ma nemmeno questo le aveva portato fortuna, poiché, a Stoccolma, l’irremovibile interdizione del più influente fisico locale, Manne Siegbahn, costringe Lise ad una umiliante inattività già dall’inizio della Guerra.

Pacifista convinta
, si rifiutò di accettare incarichi di ricerca per la costruzione di una bomba atomica, nonostante le ripetute richieste dagli Stati Uniti. Ritiratasi definitivamente nel suo improduttivo esilio svedese, le rimarrà associato per la vita l’epiteto di "jewish mother of the atomic bomb", risultato di una campagna mediatica attuata dall’amico Niels Bohr per far dimenticare i sospetti della stampa statunitense sulla presenza di un’ebrea austriaca nei laboratori della Germania di Hitler, alla ricerca dei segreti dell’atomo.

Otto Hahn ricevette nel 1944 il premio Nobel per la chimica, mentre di Lise Meitner non venne tenuto conto. Neanche negli anni seguenti avrebbe ottenuto questo onore. Il fisico olandese Dirk Coster, che aveva favorito la fuga di Lise Meitner nel 1938, le scrisse in occasione del conferimento del premio Nobel:

 "Otto Hahn, il premio Nobel se l'è certamente meritato. Però è peccato che io  l'abbia rapita da Berlino nel 1938 (...) Altrimenti ci sarebbe stata anche Lei. Sarebbe certamente stato più giusto. 

Un'altra storia di Nobel negato.


Su Matepristem, potete leggere la lettera che Lise scrisse
il 27 giugno  del 1945 a Otto Hahn. Lettera che non arrivò mai a destinazione.

Muore novantenne in Inghilterra, lo stesso anno in cui muore Otto Hahn.

E adesso un eccellente video, tratto da "Pulsar - storia della scienza e della tecnica del XX secolo", di E. Agapito, V. Armentano, P. Greco; regia di E. Agapito - 1999. Inserito nel progetto didattico "Mosaico" della RAI e nella Mediateca Digitale Italiana (Medita). Col contributo di Enrico Bellone, professore di Storia della Scienza dell'Università di Padova.

Presenta Virginie Vassart: la prima fissione nucleare della storia, ottenuta da Enrico Fermi nel Maggio 1934; la scissione del nucleo di uranio di Otto Hahn e Fritz Strassmann; la storia di Lise Meitner, che fornì la prima spiegazione teorica della fissione insieme al nipote Otto Frisch.





 

8 commenti:


  1. Grazie, Stef. Sei gentile.

    annarita

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  2. Un caro saluto, e un abbraccio per augurare una felice festa delle Donne, ma non solo per oggi, per sempre.
    Buona settimana.

    Rino.

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  3. utente anonimo8 marzo 2010 13:20

    L storia della Donna è meravigliosa.
    Ha saputo camminare tra le traversie della vita
    puntando diritto ad obbiettivi grandiosi.
    In questo giorno  della conquista un'amaro pensiero 
    l'accompagna, e spesso mi chiedo, perchè
    la Donna ha dovuto lottare tanto, in tutti i campi.
    per affermarsi e ancora deve lottare.

    Grazie di questo post, senza retorica, che ha 
    un solo obbiettivo di far sapere alle Donne
    l'importanza di questa giornata che io definisco
    triste, perchè il cammino da fare è ancora lungo.
    Per questo motivo ogni Donna  deve sentire dentro di se
    l'importanza di essere Donna e saper difendere 
    i propri pensieri e la propria dignità,

     che questa giornata
    sappia riunire tante Donne  per continuare
    insieme e unite verso nuovi obbiettivi
    senza mai dimenticare la la storia

    Un popolo che dimentica il passato
    è un popolo senza futuro.

    Cara Annarita
    ti abbraccio con tanto affetto
    Rosaria. 

    (non ho dimenticato di firmare)




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  4. utente anonimo8 marzo 2010 15:09


    Ciao Annarita,
    un augurio a te e tutte le donne per una vita serena e piena di soddisfazioni; soprattutto per quelle donne che ancora oggi sono costrette ad una vita di subordinazioni, coercizioni e maltrattamenti.
    Volevo inoltre segnalare un errore di battitura nel post, riguardante la data di nascita di Lise Meitner: 1978 al posto di 1878.

    Federico

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  5. Ecco quello che avrebbero dovuto fare tutte le blogger sensibili a questo gorno, ricordare una donna, al posto di tanti proclami generici. Tu lo hai fatto molto bene e ti rimgrazio.

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  6. utente anonimo8 marzo 2010 16:17


    Lise Meitner era pervasa da un singolare amor patrio, ovvero amore per la terra che si può apprezzare, e ottenere da lei i frutti solo in pace e senza guerre. E fu così che Lise rifiutò l'incarico di ricerca per la realizzazione della bomba atomica che poi doveva servire a mettere in ginocchio il Giappone in modo disumano.  

    Lise Meitner era pacifista convinta, ma è una passione che non paga tante volte. Il suo tempo richiedeva quella bomba ma lei non volle e un altro al suo posto, Otto Hahn, ricevette nel 1944 il premio Nobel per la chimica, mentre di lei, pur meritevole, non venne tenuto conto. Neanche negli anni seguenti avrebbe ottenuto questo onore.

    Ma vi sono anche donne favolose nel mondo delle scienze e non solo, quanto Lise Meitner, nelle quali l'amore per la patria si è continuamente acceso in loro con la ribellione a stranieri che la dominavano ingiustamente.
    Mi sovviene la famosa Eleonora Fonseca Pimentel è legata al ruolo di patriota che ricoprì durante la rivoluzione napoletana del 1799. Condannata a morte e giustiziata il 20 agosto 1799 dopo la cacciata dei francesi e il rientro a Napoli del re Ferdinando IV di Borbone, assurse a simbolo indimenticabile di martirio e di libertà.

    Eleonora seguiva infatti con attenzione gli avvenimenti francesi dell'epoca e, insieme a gran parte del ceto intellettuale riformista, aderì ai principi e all'azione della rivoluzione ricoprendo il ruolo dell'«ardente giornalista» [Croce, 1998, p. 74], la giornalista della Repubblica, con l'edizione e la pubblicazione del «Monitore Napoletano», uno degli esempi più notevoli della nascente stampa politica. Dalle colonne del suo giornale ella si misurò pressoché con tutti i problemi cruciali che in quei pochi mesi dovettero essere affrontati; lo fece con stile semplice, efficace e indipendente.
    Eleonora fu altresì letterata ed esperta di scienze fisiche e naturali. Insieme ad altre donne napoletane del Settecento, quali Faustina Pignatelli principessa di Colubrano, Eleonora Barbapiccola e Maria Angela Ardinghelli, si inserì validamente in un circuito nazionale ed internazionale in virtù della sua notorietà scientifica: fu in contatto con naturalisti e scienziati, la diffusione delle novità scientifiche e i reciproci rapporti tra gli intellettuali erano gli argomenti che le stavano più a cuore.

    «Eleonora de Fonseca Pimentel non può annoverarsi tra i pensatori e ricercatori originali cui spetta un posto nella storia di una speciale scienza o disciplina. Ma noi troviamo questa nobile tempra di donna sempre in prima linea nelle battaglie intellettuali e politiche dei suoi tempi: nella mente vigorosa di lei si rifletteva la migliore cultura allora viva, e nel suo animo gentile acquistava calore di sentimento ed energia di volontà»

    [Croce, 1998, p. 3]

    Fonte: Scienza a due voci.

    Due donne, Lise Metner e Eleonora Fonseca Pimentel, che si completano fra loro con un denominatore comune, l'amore per la scienza, entrambe saldamente legate alla terra. Ma come ho detto non sempre è un amore che paga.

    Donne ammirevoli da emulare sempre.

    Gaetano

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  7. E' più piacevole consultare te che non google!
    Corro a leggere un altro post!

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