domenica 9 maggio 2010

La Zeldovich Medal 2010 a Vito Sguera


Cari ragazzi e cari lettori,

una bella notizia! Un giovane ricercatore italiano, l'astrofisico Vito Sguera, ha ricevuto la
Medaglia Zeldovich, prestigioso riconoscimento assegnato ogni due anni dall’Accademia delle Scienze russa e dal Comitato internazionale per la ricerca spaziale a un ricercatore under 35 anni.

Il sito dell'ESA ha diramato, due giorni fa, un comunicato stampa, di cui riporto l'introduzione. Ma prima voglio aggiungere che la notizia mi ha fatto particolarmente piacere perché figure come Vito Sguera sono di esempio ai giovani studenti, incentivandoli all'impegno sul cammino della conoscenza. studenti.


La Medaglia Zeldovich di Astrofisica a Vito Sguera, ricercatore dell’INAF a Bologna sui dati di Integral



 


7 Maggio 2010
Per la prima volta è un italiano, Vito Sguera dell'INAF, ad aggiudicarsi la Zeldovich Medal per l'Astrofisica, un ambìto riconoscimento internazionale per ricercatori under-35.--br--
 
Fondamentale il suo contributo alla scoperta di una nuova classe di sorgenti, i "Supergiant fast X-ray transients" ottenuto utilizzando i dati del satellite dell'ESA Integral. Un guizzo e via. Sono i centometristi della galassia. Si attivano e disattivano in modo così repentino da essere sfuggiti allo sguardo degli astronomi per anni. Ma non a quello vispo e tenace di Vito Sguera, ricercatore all'INAF-IASF Bologna. Spulciando uno a uno i fotogrammi ripresi dallo strumento IBIS a bordo del satellite dell'ESA Integral, Sguera alla fine è riuscito a inchiodarli con le mani nel sacco: sono i “Supergiant fast X-ray transients” (SFXT). Ovvero, sistemi binari della nostra galassia che, a differenza dei loro parenti più comuni, non emettono raggi X in modo persistente, ma solo ogni tanto, e per tempi brevissimi. [Continuate a leggere]

Guardate e scaricate dal sito dell'ESA l'intervista a Vito Sguera.

Di seguito la stessa intervista su YouTube.







6 commenti:

  1. utente anonimo10 maggio 2010 12:30

    Cara Annariti, fa sempre piacere sapere che i nostri giovani scienziati si fanno onore.
    Ancor di più se sono del sud e pugliesi.

    Ho visto che Barletta ha dei bellissimi monumenti architettonici.
    Un pensierino in onore di Vito è doveroso da parte 
    di "in punta di piedi".

    Buona settimana 
    bacio ciao!


    RispondiElimina

  2. Sono d'accordo con te, cara Rosaria. Grazie mille del pensierino.

    Un bacione

    RispondiElimina
  3. utente anonimo10 maggio 2010 21:53

    prof molto bello questo post

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  4. Grazie, ma chi sei piccolo/piccola?

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  5. Seguito

    Quando ho letto questo post dell'amica Annarita, sempre all'erta come cronista del mondo scientifico, e in particolare il modo con cui Vito Sguera è pervenuto al successo (la storia collegata alla fotografia, i tempi di esposizione ecc. ecc.), mi sono ricordato di aver letto sul Corriere della Sera di anni fa un'intervista al fisico Giorgio Parisi, poc'anzi menzionato. Riporto la parte saliente in relazione alla ricerca di Vito Sguera.
    «...Il professor Giorgio Parisi, candidato più volte al Nobel per la Fisica, è il maestro indiscusso della "teoria del caos". Cosa vuol dire? Chiude gli occhi, aggiusta il ciuffo, sistema la giacca color cammello chiaramente demodé. E dice: “Cerco le regole dei sistemi caotici, modelli matematici che spiegano lo sviluppo di cose complesse come il comportamento dei fluidi, le proprietà dei materiali, il volo degli uccelli". Il volo degli uccelli? “Sì, gli storni. Fanno delle evoluzioni incredibili in cielo e vogliamo studiarle, anzi a proposito... “. E qui la prima mezz'ora dell'intervista fila via in una fitta discussione tra il professore e il fotografo. Il suo staff della Sapienza ha appena ricevuto delle nuove macchine digitali. "Ma ci siamo accorti che la velocità dello scatto non è sempre di 57 millisecondi, come dice il produttore. A volte ci mette 5 millisecondi di più, a volte 5 millisecondi di meno. Un guaio”. Il guaio è che il professor Parisi vuole fotografare gli storni in contemporanea con sei macchine per ricostruire in chiave tridimensionale le loro evoluzioni. “Una volta che avremo tutti i dati cercheremo di estrapolare un modello matematico che spieghi quei movimenti e che, in parte, potrebbe farci capire il fenomeno di Herding», al secolo noto come cambiamento della moda. Eccola qui la bellezza della fisica. Una valanga di numeri, formule incomprensibili, equazioni impenetrabili e poi (paffete) l' applicazione pratica: da quelle terribili, la bomba atomica, a quelle sublimi, i transistor di radio e telefonini...".».
    Altra dichiarazione di Parisi che ricordo bene e che lego all'impresa ai "Vito Sguera" che oggi cercano di "arrampicarsi" nel mondo delle Università e delle Istituzioni Scientifiche mondiali per emergere, il suo allarme: «Aule vuote a fisica e matematica. L' Italia diventerà Terzo Mondo».
    E poi una nota sua personale alla domanda sulla visione dello scienziato: «Genio, follia, qual è la differenza? "Sia il genio che il folle hanno degli occhiali che permettono di vedere le cose in modo diverso dagli altri. Quando tornano a casa e vanno a fare la spesa, il genio è in grado di togliersi gli occhiali. Il folle no".».
    Ecco come al solito i miei commenti sono sempre fuori misura, e a causa di ciò meno che mai almeno qualche commentatore di questo post si disporrà a leggerlo. Colpa della pigrizia, di predilire l'autore del post e/o altro? Ma si tratta, in questo caso, della visione di uno scienziato appena coronato d'alloro, diversa dal solito. Se non fosse per la curiosità, mai potrebbe qualcuno che si appresta allo studio scientifico, pervenire a intuizioni e scoperte interessanti, se non rivoluzionarie. Siamo in potenza, a ragione si ciò, tanti scienziati in erba, fosse anche per una briciola di idea geniale.

    Gaetano

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  6. Carissimo Gaetano, ti ringrazio di cuore del prezioso apporto.

    Scusa la laconicità, ma l'allestimento del Carnevale e altri impegni mi stanno impegnando a fondo.

    Un caro saluto

    RispondiElimina

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