L'Homo neanderthalensis, (Uomo di Neandertal o, nei testi meno recenti, Uomo di Neanderthal), visse durante il paleolitico medio, compreso tra i 200 000 e i 40 000 anni fa. Nell'ultimo periodo della sua esistenza, convisse con l'Homo sapiens. La sua scomparsa in un arco di tempo relativamente breve è un enigma scientifico, tuttora oggetto di studio.
Questa specie, documentata fra 130 000 anni (per le forme arcaiche) e 30/25 000 anni fa in Europa, Africa e Asia, si è presumibilmente evoluta dall'Homo heidelbergensis.
La diffusa opinione sui Neandertal, come cognitivamente inferiori ai primi esseri umani moderni, è contestata dalla nuova ricerca svolta presso l'Università di Bristol, pubblicata, con un comunicato stampa emesso l'11 gennaio 2010, su PNAS - Proceedings of the National Academy of Sciences- una delle più prestigiose riviste internazionali in materia scientifica e rivista ufficiale della U.S. National Academy of Sciences, e riportata, nella stessa data da Science.
Il Professor João Zilhào e colleghi hanno esaminato i pigmenti colorati presenti in conchiglie marine perforate, sicuramente utilizzate come pendenti ornamentali del collo, e rinvenute a Cueva de los Aviones e Cueva Antón, due siti archeologici di Neandertal, localizzati nella provincia della Murcia, a sud-est della Spagna.
L'analisi dei grumi di pigmenti rossi e gialli rinvenuti suggerisce che essi sono stati utilizzati nei prodotti cosmetici. Già da tempo, la pratica della decorazione del corpo è ampiamente accettata dagli archeologi come prova attestante l’esistenza del pensiero moderno, e del comportamento simbolico, nei primi esseri umani moderni, ma non era stata riconosciuta nei Neanderthalesi, fino ad ora.
Il professore Zilhào ha dichiarato: "Questa è la prima prova sicura che, circa 50.000 anni fa - dieci millenni prima che si fosse registrata, in Europa, la presenza di esseri umani moderni- il comportamento degli uomini di Neanderthal era simbolicamente organizzato ".
La scoperta è interessante e un po’ curiosa: curiosa perché ci induce a immaginare
In definitiva, una specie umana in grado di pensare e di essere persino...vanitosa!
Ha partecipato alla ricerca l'italiano Diego E. Angelucci,
professore associato di Metodologie della ricerca archeologica presso l'Università di Trento.
Per approfondire la notizia, leggete l’articolo pubblicato su PNAS.
Immagine presa da Science