Cari ragazzi e cari lettori, il 30 ottobre scorso si è spento Claude Lévi- Strauss (Bruxelles, 28 novembre 1908 – Parigi, 30 ottobre 2009). E' stato il più grande ed influente antropologo del XX secolo. Tra i suoi contributi alla psicologia scientifica vi è l'applicazione del metodo di indagine strutturalista agli studi antropologici.
Nato a Bruxelles da genitori francesi di religione ebraica, si trasferisce presto con la famiglia a Parigi, dove suo padre lavorava come ritrattista; in quel clima intellettuale avviene la sua formazione culturale.
« Lévi-Strauss non è certo il primo, né il solo a sottolineare il carattere strutturale dei fenomeni sociali, ma la sua originalità sta nel prenderlo sul serio e nel trarne imperturbabilmente tutte le conseguenze » (Jean Pouillon)
« Più che dare risposte sensate, una mente scientifica formula domande sensate »
(Claude Lévi-Strauss)
A un intervistatore, Claude Lévi-Strauss ha raccontato che prima ancora di essere capace di camminare, e molto prima di saper leggere, dal fondo della carrozzina condotta dalla madre, aveva identificato nelle prime tre lettere dell’insegna di un macellaio (boucher) e quelle del panettiere (boulanger) la medesima forma: bou. "Cercavo- diceva- già a quella età delle invarianti".
Tutto il lavoro del grande antropologo francese sta in quel gesto: cercare le permanenze in ciò che muta, si tratti di un rituale, una maschera, un sistema culinario o di un tabù sessuale, l’incesto.
È lo strutturalismo; e come ebbe a chiosare Roland Barthes, nel 1962, «l’uomo strutturale prende il reale, lo scompone, poi lo ricompone». [Fonte]
Riporto di seguito un post che l'amica, e sensibile artista, Paola Tassinari ha pubblicato sul suo blog, per rendere omaggio alla memoria di questo grande.
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Au Revoir Monsieur Claude Lévi- Strauss
Claude Lévi-Strauss era il più grande antropologo vivente del suo tempo; è morto la
notte del 30/10/ 2009. Dal 1959 all’82 ha tenuto la cattedra di Antropologia Sociale al Collège de France. Accademico di Francia dal 1973, ricordiamo fra le sue opere tradotte in italiano: Tristi tropici (1960), Il pensiero selvaggio (1964), Il totemismo oggi (1964), Antropolgia strutturale (1966), Guardare, ascoltare, leggere (1994). Con Nottetempo ha pubblicato Tropici piú tristi.
"Odio i viaggi e gli esploratori" è l’incipit di “Tristi tropici”, il suo volume certamente più famoso, dove Lévi-Strauss incanta non solo come antropologo, ma anche come scrittore. “Viaggiare è uno dei piaceri più tristi” è una frase di Madame de Staël, che Lévi-Strauss ha citato. Eppure, per la scoperta di un pezzetto di verità, il grande antropologo ha viaggiato.
Di ritorno dagli Stati Uniti, inconsapevole della tragedia che incombe, tenta di andare ad insegnare nel suo vecchio liceo parigino, al tempo del governo di Vichy, lui che era ebreo. Il padre dell’antropologia, pur essendo riconosciuto il suo grande valore, è tacciato di poco impegno politico e scarsa partecipazione all’ identità ebraica. Eppure, fin dalla scuola materna, era stato aggredito con l'appellativo di “sporco ebreo” e, dopo la guerra, si mise in cerca dell’albero, piantato in Israele dalla sua famiglia col proprio nome.
Lévi - Strauss non era Lancillotto ma Galahad. Infatti, Lancillotto, troppo preso dalle cose terrene, non riuscirà mai ad avvicinarsi al Graal. Lévi - Strauss aveva il temperamento di Galahad, più trascendente che immanente, ecco perché si è avvicinato al Graal. Perdonate il mio umile sentire, è un grazie a ciò che ho avuto da questo Grande.
Segue un piccolo stralcio dal libro “Cristi di oscure speranze”, che riproduce l’intervista realizzata nel 1998 da Silvia Ronchej e Giuseppe Scaraffia.
Domanda: “In occidente non si pratica l' antropofagia, ma si mangiano gli animali. Ora se definiamo cannibalismo l'introduzione di materiali umani nell' organismo umano, dobbiamo ammettere che attraverso questa compenetrazione si realizza anche la parentela. Dunque secondo un ragionamento antropologico, gli animali potrebbero diventare nostri parenti”.
Risposta: "Sì, è una bella idea! Premetterei che, nel pensiero degli indiani d'America, quelli che conosco meglio, all' origine dei tempi gli animali e gli uomini non soltanto formavano un'unica famiglia, ma addirittura mancava una vera distinzione tra i gruppi. Questa distinzione, e quindi anche la possibilita per gli uomini di cibarsi degli animali, è apparsa solo alla fine dell'età mitica".
Domanda: “E come?”
Risposta: “Si tratta di un processo non molto differente da quello che possiamo leggere nell' Antico testamento. Anche nel Giardino dell' Eden - e quindi all' origine dei tempi- Adamo ed Eva erano assolutamente vegetariani. Questo è un fatto molto curioso: l'uomo diventa carnivoro solo uscendo dall'Arca di Noè, dopo quella fase di intima convivenza che si è venuta a creare fra uomini e animali, all'interno dell'arca durante il Diluvio Universale. E' qui che i due gruppi si separano, ed è allora che Dio, Colui che può tutto, l' Onnipotente, dà il permesso, anzi quasi l'ordine, di nutrirsi di carne animale”.
Domanda: “Vuol dire che la differenziazione nasce da un eccesso di intimità, forse da un rischio di confusione?”
Risposta: “E la questione successiva è quella della Torre di Babele. Alla separazione di uomini e animali, segue quella tra gli uomini, che vengono separati dalla diversità delle lingue. Quindi la vostra domanda in realtà è: si potrà ricostruire un giorno l' unità primordiale? Io lo vorrei, ma francamente ne dubito”.
Da un anno, Lévi - Strauss aveva smesso di rispondere al telefono. Non aveva più rilasciato interviste, né era comparso in pubblico. Poco prima di scomparire, aveva detto della sua vecchiaia: “Esiste oggi per me un io reale, che non è più che un quarto o la metà di un uomo, è un io virtuale, che conserva ancora una viva idea del tutto. L’io virtuale immagina ancora il progetto di un libro, comincia a organizzare i capitoli, e poi dice all’io reale: - Ora tocca a te continuare -. Ma l’io reale, che non ha più la forza, risponde all’io virtuale: - E' un problema tuo. Tu solo hai una visione del tutto. E’ in questo strano dialogo che ormai scorre la mia vita-".