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mercoledì 25 settembre 2013

Le Grotte Di Lascaux: Visita Virtuale

Mucca rossa con la testa nera. Galleria assiale. Cl N. Aujoulat © CMC / NOC

Segnalo, per il suo valore artistico, culturale ed educativo, un sito che offre una visita virtuale alle celebri  Grotte di Lascaux, un complesso di caverne che si trova vicino al villaggio di Montignac, nel dipartimento della Dordogna, Francia sud-occidentale. Nel 1979 le grotte di Lascaux sono state inserite nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, con le altre grotte che si trovano nella valle del fiume Vézère.

Nelle grotte si trovano straordinari esempi di opere di arte parietale, risalenti al Paleolitico superiore, durante cui si diffuse in Europa l'odierno Homo sapiens.

venerdì 6 agosto 2010

Antico Coccodrillo Masticava Come Un Mammifero!

Cari ragazzi e cari lettori,

una notizia calda calda da NewScientist!

La scoperta di un antico coccodrillo dotato di molari, canini e incisivi simili ai nostri, indica che i denti specializzati di questo rettile hanno subito almeno una doppia evoluzione!

Il nuovo fossile dimostra che i parenti antichi del coccodrillo masticavano il cibo e non ne ingerivano grossi pezzi!

sabato 17 luglio 2010

La Sapienza A Nassiriyah Sulle Tracce Dei Sumeri



http://www.uniroma1.it/home/100708_sumeri.php


 



Cari ragazzi e cari lettori,

da appassionata di Archeologia non potevo resistere alla notizia appena letta nella sezione "EVENTI" dell'Università La Sapienza, che riporto fedelmente di seguito per coloro che fossero interessati.

venerdì 9 aprile 2010

AUSTRALOPITHECUS SEDIBA


Cari ragazzi di 3°B (e cari lettori) tra non molto parleremo di Evoluzione perciò mi appunto questa notizia, che, da qualche giorno, sta facendo il giro della blogosfera mondiale, per riprenderla più avanti al momento opportuno.

Ma nel frattempo...chi è Australopithecus sediba?

mercoledì 10 febbraio 2010

Sulla Origine Delle Specie Per Elezione Naturale - Charles Darwin

Cari ragazzi e cari lettori, vi presento un'ottima risorsa gratuita. Si tratta della traduzione in lingua italiana della celeberrima opera di Darwin del 1859 "Charles Darwin - Sulla origine delle specie per elezione naturale, ovvero conservazione delle razze perfezionate nella lotta per l'esistenza", che consta di XV capitoli.

La traduzione è
di Giovanni Canestrini (26 dicembre 1835 – 14 febbraio 1900), biologo e naturalista italiano).

Riporto di seguito l'introduzione, in cui, come risaputo, Darwin si esprime in prima persona



Introduzione



DARWIN-CR_origine1
Io mi trovavo a bordo del vascello di S. M. Britannica The Beagle nella qualità di naturalista, allorchè fui vivamente colpito da certi fatti nella distribuzione degli esseri organizzati che popolano l'America meridionale e dai rapporti geologici esistenti fra gli abitanti passati ed attuali di questo continente. Come potrà vedersi negli ultimi capitoli di quest'opera, tali fatti sembrano diradare qualche poco le tenebre sull'origine delle specie, questo mistero dei misteri, al dire di uno de' nostri più grandi filosofi. Al mio ritorno, nel 1837, mi venne l'idea che forse sarebbesi potuto promuovere tale questione, raccogliendo le osservazioni d'ogni sorta che avessero riferimento alla sua soluzione e meditando sulle medesime. Solo dopo cinque anni di lavoro io mi permisi alcune induzioni e mi feci a redigere brevi annotazioni. Infine nel 1844 tentai quelle conclusioni che mi parvero più probabili. D'allora in poi mi occupai costantemente del medesimo oggetto. Il lettore mi perdonerà questi dettagli personali, che ho addotti soltanto per provare che io non fui troppo precipitoso nella mia determinazione.

Il mio lavoro è ora (1859) quasi finito; ma siccome occorrerebbero parecchi anni per completarlo, e la mia salute non è troppo ferma, così fui indotto a pubblicare il presente estratto. Io fui spinto a quest'opera soprattutto dalla considerazione che il sig. Wallace, nello studio della storia naturale dell'Arcipelago Malese, giunse quasi esattamente a conclusioni identiche alle mie sull'origine delle specie. Nel 1858 egli m'inviò una memoria sopra questo argomento, pregandomi di comunicarla a Carlo Lyell, il quale la presentò alla Società Linneana. Questo lavoro è inserito nel terzo volume del giornale della Società. Il signor Carlo Lyell e il dott. Hooker, che conoscono i miei lavori - quest'ultimo ha letto il mio sunto del 1844, - mi fecero l'onore di pensare che sarebbe stato opportuno di pubblicare, contemporaneamente all'eccellente memoria del Wallace, un corto estratto de' miei manoscritti.

L'estratto che oggi metto in luce è dunque necessariamente imperfetto. Io sono costretto ad esporvi le mie idee senza appoggiarle con molti fatti o con citazioni d'autori: e mi trovo nel caso di contare sulla confidenza che i miei lettori potranno avere sull'accuratezza de' miei giudizi. Senza dubbio questo libro non sarà esente di errori, benchè io creda di non essermi riferito che alle autorità più solide. Io non posso produrre se non le conclusioni generali alle quali sono arrivato, con alcuni esempi che tuttavia basteranno, credo, nella pluralità dei casi. Niuno è penetrato, più di me della necessità di pubblicare più tardi tutti i fatti che servono di base alle mie conclusioni, e spero di farlo in un'opera futura. Imperocchè io so bene che non vi è un passo in questo volume, al quale non si possano opporre argomenti, che in apparenza conducano a conclusioni diametralmente opposte. Un risultato soddisfacente raggiungesi soltanto raccogliendo tutti i fatti e le ragioni favorevoli e contrarie ad ogni questione, e pesando gli uni contro gli altri; ciocchè nell'opera presente non posso fare.

Mi rincresce assai che la ristrettezza dello spazio mi privi della soddisfazione di ricambiare il generoso concorso prestatomi da molti naturalisti, alcuni dei quali non conosco personalmente. Io non posso frattanto lasciar sfuggire questa occasione senza esprimere la profonda obbligazione ch'io professo al dott. Hooker, il quale negli ultimi quindici anni mi fu di grande aiuto, pel fondo inesauribile delle sue cognizioni e per le sue eccellenti opinioni.

Quando si riflette al problema dell'origine delle specie, considerando i mutui rapporti d'affinità degli esseri organizzati, le loro relazioni embrionali, la loro distribuzione geografica, la successione geologica ed altri fatti analoghi, si può conchiudere che ogni specie non è stata creata indipendentemente dalle altre, ma bensì discende, come le varietà, da altre specie. Pure una simile conclusione, anche fondata, non sarebbe soddisfacente fin tanto che non ci fosse dato dimostrare come le specie innumerevoli, che abitano il globo, si siano modificate al punto di acquistare quella perfezione di struttura, quell'adattamento che eccita a buon diritto la nostra ammirazione. I naturalisti si riportano continuamente alle condizioni esterne; come il clima, il nutrimento, ecc., e da esse traggono la sola causa possibile di variazione. Come vedremo, i medesimi non hanno ragione che in un senso molto ristretto. Per esempio, è un errore l'attribuire alle sole condizioni esterne la struttura del picchio, la formazione dei suoi piedi, della coda, del becco e della sua lingua, organi conformati tanto meravigliosamente per cogliere gli insetti sotto la scorza degli alberi. Così dicasi del vischio che trae il suo alimento da certi alberi, il seme dei quali deve essere sparso da determinati uccelli, mentre i loro fiori dioici esigono l'intervento di certi insetti per recare il polline dall'uno all'altro. Evidentemente non potrebbe attribuirsi la natura di questa pianta parassita e i suoi rapporti tanto complicati con parecchi esseri organizzati distinti, all'influenza delle condizioni esterne, delle abitudini o della volontà della pianta stessa.

Quindi è di una importanza capitale il cercare di formarsi un concetto chiaro dei mezzi di modificazione e di adattamento impiegati dalla natura. Fino dai primordi delle mie ricerche fui d'avviso che un accurato studio degli animali domestici e delle piante coltivate mi avrebbe offerto probabilmente i dati migliori per risolvere questo oscuro problema. Nè mi sono ingannato, mentre non solo in questa circostanza, ma ben anche in tutti gli altri casi perplessi, ho sempre trovato che le nostre esperienze relative alle variazioni degli esseri organizzati avvenute allo stato di domesticità o di coltura, sono tuttavia la nostra guida migliore e la più sicura. Io non esito ad esprimere la mia convinzione sull'alta importanza di questi studi, benchè troppo spesso sieno stati trascurati dai naturalisti.

Per questo motivo io consacro il primo capitolo di questo compendio all'esame delle variazioni allo stato domestico. Vedremo ciò, che sono per lo meno possibili sopra una vasta scala variazioni ereditarie, e quel che più importa, vedremo quanto grande sia la facoltà dell'uomo di accumulare leggere variazioni, per mezzo dell'elezione artificiale, cioè mediante la loro scelta esclusiva. Passerò poscia alla variabilità delle specie nello stato di natura; ma io dovrò a malincuore trattare con troppa concisione questo soggetto, che non può svolgersi convenientemente se non colla scorta di lunghi cataloghi di fatti. Potremo nondimeno discutere quali sieno le circostanze più favorevoli alle variazioni. Il capitolo successivo tratterà della lotta per l'esistenza fra tutti gli esseri organizzati del globo, lotta che necessariamente deriva dal loro moltiplicarsi in proporzione geometrica. È questa la legge di Malthus applicata a tutto il regno animale e vegetale. Siccome gli individui d'ogni specie che nascono sono di numero assai maggiore di quelli che possono vivere, e perciò deve rinnovarsi la lotta fra i medesimi per l'esistenza, ne segue che se qualche essere varia anche leggermente, in un modo a lui profittevole, sotto circostanze di vita complesse e spesso variabili, egli avrà maggior probabilità di durata e quindi potrà essere eletto naturalmente. Inoltre, secondo le severe leggi dell'eredità, tale varietà eletta tenderà continuamente a propagare la sua forma nuova e modificata.

Di questo principio fondamentale di elezione naturale tratterò diffusamente nel quarto capitolo: e noi conosceremo in qual modo questa elezione naturale produca quasi inevitabilmente frequenti estinzioni di specie meno adatte, e conduca a ciò che io chiamo divergenza dei caratteri. Nel seguente capitolo io discuterò le leggi complesse e poco note della variazione. Altri cinque capitoli risolveranno le difficoltà più gravi e più apparenti della teoria. In primo luogo la difficoltà delle transizioni, cioè come possa darsi che un essere o un organo semplice siasi trasformato in un essere più complicato oppure in un organo più perfetto; secondariamente l'istinto o le facoltà mentali degli animali; in terzo luogo l'ibridismo o la sterilità delle specie incrociate e la fecondità delle varietà incrociate; da ultimo l'insufficienza dei documenti geologici. Nel capitolo successivo io considererò la successione geologica degli esseri organizzati nel corso del tempo; nel dodicesimo e tredicesimo la loro distribuzione geografica nello spazio; nel decimoquarto la loro classificazione e le loro mutue affinità nello stato adulto quanto nello stato embrionale. L'ultimo capitolo comprenderà un breve riassunto di tutta l'opera con alcune osservazioni finali.

Se teniamo conto della nostra profonda ignoranza sulle reciproche relazioni di tutti gli esseri che vivono intorno a noi, non possiamo fare le meraviglie se ci restano ancora inesplicate molte cose sulla genesi delle specie e delle varietà. Come può spiegarsi che mentre una specie è numerosa e sparsa sopra una grande estensione, un'altra specie assai affine trovasi rara e in uno spazio ristretto? Ora questi rapporti sono della più alta importanza, giacchè determinano il benessere presente e credo anche la prosperità futura e le modificazioni di ogni abitante di questo mondo. Noi conosciamo poi ancor meno le relazioni reciproche degli innumerevoli abitanti terrestri in molte fasi geologiche del loro passato sviluppo. Quantunque molte cose restino oscure o rimarranno tali ancora per lungo tempo, io non posso dubitare, dopo lo studio più esatto e il giudizio più coscienzioso di cui sono suscettibile, che l'opinione adottata dalla maggior parte dei naturalisti e per lungo tempo anche da me, cioè che ogni specie sia stata creata indipendentemente dalle altre, sia erronea.

Io sono pienamente convinto che le specie non sono immutabili; ma che tutte quelle che appartengono a ciò che chiamasi lo stesso genere, sono la posterità diretta di qualche altra specie generalmente estinta: nella stessa maniera che le varietà riconosciute di una specie qualunque discendono in linea retta da questa specie. Finalmente io sono convinto che l'elezione naturale sia, se non l'unico, almeno il principale mezzo di modificazione.

Vai alla risorsa.




mercoledì 20 gennaio 2010

L'Uomo di Neandertal Era Vanitoso E Capace di Pensiero Avanzato

conchigliaCari ragazzi e cari lettori, vi comunico una recentissima scoperta scientifica molto importante sull’Uomo di Neandertal.

L'Homo neanderthalensis, (Uomo di Neandertal o, nei testi meno recenti, Uomo di Neanderthal), visse durante il paleolitico medio, compreso tra i 200 000 e i 40 000 anni fa. Nell'ultimo periodo della sua esistenza, convisse con l'Homo sapiens. La sua scomparsa in un arco di tempo relativamente breve è un enigma scientifico, tuttora oggetto di studio.

Questa specie, documentata fra 130 000 anni (per le forme arcaiche) e 30/25 000 anni fa in Europa, Africa e Asia, si è presumibilmente evoluta dall'Homo heidelbergensis.

La diffusa opinione sui  Neandertal, come cognitivamente inferiori ai primi esseri umani moderni,  è contestata dalla nuova ricerca svolta presso l'Università di Bristol, pubblicata, con un comunicato stampa emesso l'11 gennaio 2010, su PNAS - Proceedings of the National Academy of Sciences- una delle più prestigiose riviste internazionali in materia scientifica e rivista ufficiale della U.S. National Academy of Sciences, e riportata, nella stessa data da Science.

Il Professor João Zilhào e colleghi hanno esaminato i pigmenti colorati presenti in conchiglie marine perforate, sicuramente utilizzate come pendenti ornamentali del collo, e rinvenute a
Cueva de los Aviones e Cueva Antón, due siti archeologici di Neandertal, localizzati nella provincia della Murcia, a sud-est della Spagna.

L'analisi dei grumi di pigmenti rossi e gialli rinvenuti suggerisce che essi sono stati utilizzati nei prodotti cosmetici. Già da tempo, la pratica della decorazione del corpo è ampiamente accettata dagli archeologi come prova attestante l’esistenza del pensiero moderno,  e del comportamento simbolico, nei primi esseri umani moderni, ma non era stata riconosciuta nei Neanderthalesi, fino ad ora.

Il professore Zilhào ha dichiarato: "Questa è la prima prova sicura che, circa 50.000 anni fa - dieci millenni prima che si fosse registrata, in Europa,  la presenza  di esseri umani  moderni-  il comportamento degli uomini di Neanderthal  era simbolicamente organizzato ".

La scoperta è interessante e un po’ curiosa: curiosa  perché ci induce a immaginare neandertalche i nostri “cugini” estinti ci assomigliavano più di quanto non si pensasse prima; interessante, e importante, perché significa che i Neandertal erano in possesso di capacità cognitive simili alle nostre e di un comportamento organizzato in simboli.

In definitiva, una specie umana in grado di pensare e di essere persino...vanitosa!

Ha partecipato alla ricerca l'italiano Diego E. Angelucci,
professore associato di Metodologie della ricerca archeologica presso l'Università di Trento.

Per approfondire la notizia, leggete l’articolo pubblicato su PNAS.



Immagine presa da Science



Consultate i post correlati, che troverete nelle pagine della sezione "evoluzione".


martedì 27 ottobre 2009

Archeologia Viva TV: Una Web Tv Sull'Archeologia

logo_archeologia_viva_tvCari ragazzi e cari lettori, segnalo dal blog del mio carissimo amico, il mitico maestro Renato Murelli, una notizia molto interessante riguardante una nuova web tv, interamente dedicata all'Archeologia.

Su Sophia.it, si legge:

Ha inaugurato le trasmissioni, il 20 ottobre, il primo canale televisivo via web dedicato interamente all'archeologia: cliccando su ARCHEOLOGIAVIVA.TV è ora possibile seguire gratuitamente in rete i migliori documentari sui grandi temi della storia dell'umanità e le notizie sulle ultime scoperte, selezionate dalla redazione dell'omonima rivista dell'editore Giunti, "Archeologia Viva", il cui direttore Piero Pruneti dirige anche l'emittente tv.

L'iniziativa nasce con la collaborazione del Museo Civico di Rovereto, che fornisce i documentari da vent'anni proiettati alla sua Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico. I primi film messi in rete sono stati i documentari di Folco Quilici "Un'isola nel tempo", di Alfredo e Angelo Castiglioni "L'armata scomparsa di Cambise", e di Giovanna Bongiorno "Megara Hyblaea".

Nello spazio riservato alle notizie sugli scavi in corso, fa spicco la scoperta compiuta a Jiroft, nell'Iran sud-orientale, dove la missione archeologica dell'Universita' di Roma "La Sapienza", direttta da Massimo Vidale, ha riportato alla luce un'intera città sepolta nel deserto, con migliaia di tombe, da taluni identificata con la favolosa Aratta di cui narrano i testi sumeri.

Fra i film di imminente programmazione è stato annunciato il nuovo documentario dei fratelli Castiglioni "L'oro di re Salomone", su una scoperta clamorosa dei due ricercatori lombardi: sulle montagne dell'Etiopia, mercanti vissuti quasi mille anni prima di Cristo raccolsero, da una moltitudine di minatori, l'oro destinato ad arricchire il tesoro di re Salomone e della regina di Saba.
"

E' facile intuire il possibile impiego didattico di questo utile servizio online completamete gratuito.

Andate ad Archeologia Viva TV ed esplorate i bellissimi documentari che mette a disposizione degli utenti della Rete.

venerdì 19 giugno 2009

Una Ricostruzione Virtuale Di Stonehenge

stonehenge


Cari ragazzi e cari lettori, ammirate l'interessante video sulla ricostruzione virtuale del sito di Stonehenge a cura della Wessex Archaeology, una compagnia archeologica di Salisbury, che si occupa di scavi archeologici, ricognizioni, archeologia subacquea, pubblicazioni e ricostruzioni virtuali.


Il breve filmato è stato pubblicato sul canale video della Wessex Archaeology, sul sito Vimeo.


La ricostruzione è stata realizzata sulla base dei dati registrati dal sensore aviotrasportato LIDAR, che è in grado di effettuare con precisione una scansione aerea  3D della morfologia del terreno, e di "ricostruire" dettagliatamente l’eventuale presenza di tracce da microrilievo.


Sono state effettuate milioni di misure sull'intero panorama, poi trasformate in un modello 3D  per mostrare come anche l'archeologia possa usufruire di questo metodo.

Il risultato è uno straordinario tour aero virtuale, che ci fa vedere il paesaggio attorno a Stonehenge: l’area del sito Neolitico, The Bronze Age Avenue (la strada dell’Età del Bronzo) che metteva in comunicazione Stonehenge  con il  fiume Avon e altri megaliti come Woodhenge e Durrington Walls.


Maggiori informazioni tecniche su LIDAR sono reperibili sul sito dell' English Heritage.


Per saperne di più su Stonehenge leggete il post  Stonehenge e le eclissi, scritto da Lorenzo di 3°A due anni fa.


 Qui un archivio fotografico con più di 300 immagini del sito neolitico.



A Virtual Stonehenge Landscape from Wessex Archaeology on Vimeo.

mercoledì 20 maggio 2009

IDA REVEALING THE LINK?

Cari ragazzi e cari lettori, oggi avrete notato sicuramente il nuovo logo di Google che non commemora questa volta alcuna ricorrenza, ma rende omaggio ad una scoperta che, resa nota ieri, sta rimbalzando in ogni angolo del pianeta.


Si tratta di uno straordinario  fossile perfettamente conservato e risalente a 47 milioni di anni fa, il più antico  ritrovato finora.  E' stato ribattezzato Ida, e, formalmente, “Darwinius masillae” in onore di  Charles Darwin  di cui ricorre quest'anno il bicentenario.


Di circa nove mesi, alta  60 centimetri ed erbivora, Ida presenta il pollice opponibile, una delle caratteristiche che spingono gli scienziati a definirla un primate.

Il fossile  è stato presentato in pompa magna ieri al Museo di Storia Naturale di New York come il possibile anello mancante per ricostruire l’evoluzione della specie e l’origine dell’uomo, in compagnia di un libro già stampato in 100 mila copie, un film per la tv «History Channel», un accordo di esclusiva con il network BBC News e un sito web dedicato.


Lo scheletro, la cui scoperta risale al 1983 nei pressi di  Francoforte, è integro al 95%. Sono stati rinvenuti resti alimentari nello stomaco e anche alcune parti molli sulle ossa..  


«L’annuncio è destinato a rivoluzionare la nostra comprensione dell’evoluzione umana», titola il comunicato ufficiale del Museo, ma la comunità scientifica è prudente nell’abbracciare la novità come un fatto provato. La rivista scientifica "PLoS", nel riportare la notizia, ha per esempio scritto che gli scienziati scopritori sostengono che il fossile potrebbe essere "un ramo" dell’albero evolutivo. Ma «noi non lo sosteniamo», ha precisato "PLoS".

Per Jorn Hurum, lo scienziato dell’Università di Oslo che ha acquistato il fossile in Germania e ha poi coordinato il team di specialisti che l’hanno analizzato, non ci sono invece più segreti. Hurum iniziò l’avventura di Ida nel 2006, quando ad una fiera tedesca ad Amburgo la comprò da un venditore privato di resti fossili, che la teneva in un cassetto da 25 anni dopo averla trovata nel Pozzo di Messel, un cratere largo oltre un chilometro, ricco di greggio e con una buona quantità di residui fossili dall’Età dell’Eocene.

Ida è dunque vissuta in Europa. L’analisi fossile ha rivelato che si tratta di una giovanissima femmina, con le dita e le unghie dei piedi al posto delle zampe. Morì per aver bevuto l’acqua del lago Messel, vittima dell’inquinamento da ossido di carbonio, sprigionato dal vicino vulcano. La sua età è stata calcolata attorno ai nove mesi, che, tradotti in età "umana" corrisponderebbero a circa sei anni. I lemuridi, altra prova dell’«anello mancante», erano noti invece per avere una "dentatura a pettine".

Ida visse 47 milioni di anni fa, un periodo critico della storia della Terra, l’Eocene, quando cominciarono a stabilizzarsi le specie dei mammiferi. Dopo l’estinzione dei dinosauri, i primi cavalli, i pipistrelli, le balene e molte altre creature iniziarono ad apparire nel pianeta subtropicale. La Terra cominciava ad assumere l'aspetto a noi noto, con i monti dell’Himalaya e l'evoluzione della flora e della fauna. I mammiferi di terra, compresi i primati, convivevano nella giungla.


Gli scienziati dovranno spiegare la migrazione verso la Germania di questa piccola prozia di scimmie e umani, diversa dai lemuridi che avevano finora occupato la casella al di sopra della scala evolutiva degli umani.


Ida si appresta a tornare a Oslo, ma prima farà tappa al celebre Museo di Storia Naturale di Londra dove martedì prossimo il famoso Sir Richard Attenborough terrà una conferenza.


Tutto molto entusiasmante, ma la comunità scientifica, dicevamo, è prudente come si legge in un  ottimo articolo del Times.


Poichè, infatti, la maggior parte dei paleontologi ha acquisito i dettagli scientifici solo ieri, un certo grado di cautela è ancora necessario prima di "validare" Ida come anello mancante tra le scimmie e gli uomini.


"Darwinius masillae", antenata dei moderni lemuri,  sembra essere un'altra forma di transizione nello stesso stampo, su un ramo recente dell'albero evolutivo umano.


Vedremo se gli sviluppi futuri, che seguiranno agli approfondimenti della comunità scientifica, confermeranno Ida come il link mancante.


Nel frattempo vi lascio una serie di ottime indicazioni a risorse, forniteci da Quick Tips:


risorsa interattiva del Guardian, con la spiegazione dettagliata del fossile


ricostruzione grafica di Ida, simile a un lemure e con tanti elementi comuni all’uomo: pollice, unghie, tallone e dalla probabile postura eretta


ricostruzione di Ida in 3D, veramente spettacolare e curata dalla BBC


la straordinaria foto proposta dal National Geographic ed effettuata ai raggi x


la presentazione del fossile al pubblico, alla presenza di Michael Bloomberg, sindaco di New York


“Revealing the Link”: il sito ufficiale dedicato alla storica scoperta


bellissimo speciale dell’inglese SkyNews


“The Link”, lo speciale curato da History Channel


bell’articolo del Los Angeles Times, con varie risorse grafiche.


Uno screenshot del sito ufficiale e un'immagine di Ida:


 

sabato 7 marzo 2009

Çatal Hüyük: La Più Grande E Antica Città Del Neolitico

catalhuyukCari ragazzi e cari lettori, da tempo volevo proporvi un post su Çatal Hüyük, e a tal proposito avevo raccolto in rete diverso materiale, ma ho sempre rimandato per vari motivi.


Oggi, grazie alla cara Maestra Maria Pia di "Ciao bambini", che ha pubblicato un articolo ricco di riferimenti, mi sono decisa a farlo.


Ma procediamo per gradi.


Chi è Çatal Hüyük?


Da wikipedia, leggiamo:


Il più antico e grande centro abitato di epoca neolitica dell'Anatolia (in Turchia), nella regione di Konya, ai margini meridionali della pianura.


È stato più volte ricostruito (sono stati identificati 14 livelli), occupa una superficie di 600m per 350m ed in alcune fasi della sua storia ha assunto grande rilievo, tanto da divenire, nel periodo tra il 6500 a.C. ed il 5500 a.C., l'unico centro della regione.posizione_geografica


Il sito è stato scoperto alla fine degli anni Cinquanta; James Mellaart vi ha condotto campagne di scavi tra il 1961 ed il 1965, dopo di che le ricerche sono state sospese fino al 1993.


Era costruito secondo una logica completamente diversa da quella moderna: le case erano monocellulari e addossate una all'altra ed avevano altezze diverse, ci si spostava passando da un tetto ad un altro e per molte case l'ingresso su quest'ultimo era l'unica apertura. A livello di queste terrazze avveniva la circolazione da una casa all'altra, nonché gran parte delle attività domestiche.


cerimoniale santuarioL'assenza di aperture verso l'esterno, nonché di porte a livello del terreno, difendeva la comunità dagli animali selvatici e dalle incursioni di popolazioni confinanti; l'unica via d'accesso all'intero complesso erano scale che potevano facilmente essere ritirate in caso di pericolo.


Il sito archeologico si trova 60 chilometri a sud della città di Konya ed è visitabile da parte dei turisti.


Vi lascio una serie di link mediante i quali potete approfondire la vostra conoscenza su questo straordinario sito archeologico.


- Catal Huyuk la città più antica del mondo: ricco articolo di Milost Della Grazia


- Una ricca galleria fotografica: scavi archeologici,  exhibit del Museo di Ankara


- Il sito della missione archeologica a Çatal Hüyük


- Una visita interattiva di un scavo archeologico in Turchia: include un calendario e le fotografie del progetto, ed i dettagli delle tecniche utilizzate.


Catal Huyuk città più antica del mondo in Anatolia Turchia: Un articolo di William C. Eichman


The First Villages


A proposito di Catal Huyuk - Breve Storia di Theresa C. Dintino


- Un video con gli scavi


- Una ricostruzione in 3D della città


E per concludere, un filmato VEH - Video Encyklopedia Historyczna



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